28 October 2008

19:53

Ci sono cose del mio nuovo appartamento a Milano a cui ancora devo fare l'abitudine.
Ore 19:53.
Vado in bagno, mi chiudo la porta, a soffietto, alle spalle e accendo la luce. In pochi istanti la stanza si riempie di fotoni che rimbalzano a destra e a manca e mi perettono di mettere a fuoco.
Mi avvicino al water, come ho fatto miliardi di volte, tanto a Milano quanto a Cesena.
Alzo la tavoletta, come ho fatto miliardi di volte.
Non mi slaccio i pantaloni perchè sono in tenuta da casa: calzoncini e canottiera. Quindi tendo l'elastico fino a tirarlo fuori, con una mano mi appoggio al muro e mi rilasso, come ho fatto miliardi di volte.
Ma ad un certo punto qualcosa di incorporeo si fissa su di me e mi gela la pelle del collo e delle braccia. Come un brivido.
Mi volto di scatto verso sinistra verso la grande porta finestra che da sul balconcino. Una porta finestra come non ne ho a Cesena.
Spalancata.
Fuori, nel palazzo di fronte, tre persone ben vestite mi stanno guardando con aria sconvolta dalla parete completamente di vetro di un ufficio. Possono vedermi dalla testa ai piedi, e tutto il resto. Loro possono.
C'è un istante di stallo. Lunghissimo interminabile istante.
Io guardo loro e loro guardano me.
Stallo.
Poi mi viene da ridere e volto la testa dritto davanti a me, verso le mattonelle ingiallite. Chiudo gli occhi per poter ignorare gli sguardi che altrimenti mi renderebbero impossibile fare il mio.
Faccio pipì, come ho fatto miliardi di volte, con gli occhi chiusi e tendendo legermente il collo per godermi tutto il brivido che ne scaturisce.
Pulisco quello che c'è da pulire, mi volto una volta ancora verso loro tre, immobili nella posizione in cui si trovavano già da alcuni secondi.
Rimetto dentro quello che c'è da rimettere, come ho fatto miliardi di volte.
Mi avvicino alla finestra e, con fare molto teatrale, faccio sfrecciare giù la tapparella, concedendomi però il lusso di un ultimo sguardo su quei tre individui pietrificati.
Milano mi stupisce ogni giorno di più.

26 October 2008

E.

Ora restami vicina. Ho bisogno di calore umano. Intorno a noi il paesaggio è desolato, ogni persona come un iceberg. Separata dalle altre da un mare di ipocrisia e di egoismo.
Stammi vicina per favore.
Ho bisogno di qualcuno che mi dia la forza per andare avanti perchè ciò che vedo mi sta distruggendo. Perchè? Perchè perchè perchè?
Perchè è tutto così?
Questo è il mio destino? Dimenarmi tra gli opposti del mio animo senza potervi però mai approdare? Correre in circolo, come un ridicolo topo da laboratorio, senza mai concludere nulla? No, non ci credo..no...
Tutta questa oscurità mi avvolge e mi assorbe.
Voglio vivere non voglio scomparire. Eppure sembra che questa pulsione a sbagliare e a peccare sia insita nel mio animo, forse è la mia caratteristica peculiare: sbagliare, soffrire, sbagliare. Sbagliare sbagliare.
Vaffanculo! Vaffanculo a questo destino atroce che mi segna e mi dilania. Vaffanculo a me stesso e a tutti voi che ostinati continuate a non vedere quanto io sia marcio e putrido.
Vaffanculo ad ogni giorno speso a soffrire per quello che sono.
C'è solo la morte come rimedio ad una faccia che non vorrei avere.
Vaffanculo.
Non la chiamerei follia, piuttosto lucidità.
Non lo chiamerei pessimismo, piuttosto realismo.
Sono pazzo; sono squilibrato; ho il voltastomaco.
Impazzisco ogni giorno perchè non vedo l'uscita di questo labirinto del cazzo.
Io a fare del male, voi a fare peggio. Io a rendermi sempre più schifato di me stesso. Aiuto.
Capitemi..
e tu..restami vicina..se puoi.
Questa è l'umanità dei contrari e dei non-sensi. La vedi questa faccia? La vedi questa realtà? Tutto è sbagliato, tutto confuso e assolutamente folle. Tu ti dici mio amico eppure appena mi giro mi accoltelli alle spalle. Tu mi giuri lealtà per poi tradirmi con ogni puttana che si dica più allucinata di me.
Siamo tutti da condannare. Nessuno escluso.
Eppure penso di aver il merito di rendermene conto, mentre voi, voi stupidi continuate a bearvi del vostro modo di essere.
Patetico.
Tanto io, in balia della coscienza di essere un totale fallimento, tanto voi, che non lo capite e vi stampate in viso quel sorriso istupidito e fiero.
Le mie frasi si fanno sempre più corte. Le rime perdono la coerenza dello schema. Cuore non fa più rima con amore ma con dolore. La bellezza della poesia si ritorce su stessa e diventa una sonata folle e caotica, come una canzone metal. Completamente sprezzante delle regole. C'è solo la rabbia e la violenza che mi sento dentro perchè ogni istante cresce in me la consapevolezza di questa palude in cui lentamente affondiamo; e il nostro fallimento corre dalle guerre fino alle parole dette dietro le spalle, scivola dai silenzi fino alle aggressioni di cento contro uno. Mille contro uno. Il mondo contro uno. Il mondo contro tutti noi. Noi contro di noi tutti contro di tutti. Rabbia e dolore. Ingredienti della violenza e della disperazione. Di una corse folla lungo il cornicione di un palazzo, nella speranza che un piede cada in fallo e permetta al mio destino di spezzarsi contro la trascendentalità della morte. Morire contro l'asfalto per fuggire alla morte interiore di tutti i giorni.
Rabbia perchè ogni speranza sembra fallita. Sembra. E lo è.
Anche se da ultima, è morta.
Insieme a me, insieme a voi, insieme ai noi che ci eravamo costruiti.
Con queste parole saldo il conto dei mille anni spesi vivendo a credito. Prendendo senza mai dare. Consumando senza mai lasciare agli altri nemmeno le briciole.
Voi fate pure, continuate. A me non importa.
Sono strafatto. Di vita. Di morte.
Dei silenzi di cui ho imparato a capire i significati.
Dei vuoti. Dei pieni.
Strafatto di te; perla che non potrò mai afferrare. Lontana mille chilometri da me unicamente per colpa mia. Perchè sono sbagliato; malfatto; deforme.
Tu splendi mentre io mi eclisso.
Tu sei magnifica mentre io mi vergogno di vivere.
Tu pura ma io lordo di sangue.
Tu luce mentre io oscurità.
Eppure, ti giuro..verrà il giorno in cui sorgeremo insieme.
In cui ti darò ciò che desideri.
In cui saremo di nuovo entrambi vergini e pronti a vivere.
Verrà il giorno in cui sarò di nuovo io.
Non sarà oggi, forse nemmeno domani.
Ma verrà il giorno in cui potrò camminare al tuo fianco alla luce del sole.
Soltanto ti prego..attendimi; aspetta che io possa aprire i miei occhi su di te.
Sii la mia nuova vita.
La mia alba.
Sii mia.
Da allora, da ora, da mai, da quando ti sorriderò..da oggi a per sempre.

23 October 2008

Parla piano..

Orfano.
Ecco come ci si sente. Come orfani.
Orfani di un amico, che ti ha abbandonato, definitivamente. Senza appello.
Orfano.
Perché sei stato derubato del tuo amore, perché ti hanno rapito l’anima.
Orfano, solo, ferito.
Ferito dagli altri, da te stesso, dai tuoi errori.
Orfano.
Solo.
Irrimediabilmente solo.
Solo. Per sempre.

05 October 2008

Spirale

Ogni innocenza persa...ogni desiderio dissipato nelle lacrime.
Il cellulare il computer la televiosione, il torpore dei sensi e dei pensieri.
Poi c'è la birra, l'alcol, le droghe. Ci sono i mille minuti di silenzio dentro le discoteche, quando tutti si muovono e tu ti chiedi quale debba esser la tua prossima mossa..
Mi guardo intorno ma solo la bottiglia è rimasta insieme a me.  Solo la bottiglia e qualche pillola. Come se mi fosse rimasto solo l'amaro delle delusioni. E le ferite bruciano, i singhiozzi si rincorrono. Sto venendo travolto dal male dei miei sentimenti. Non cerco vie d'uscita perchè so di non averne. chiudo gli occhi stringendo un cuscino e piangendo, non voglio fermarmi perchè ho bisogno del mio dolore.

Buonanotte.

Il cielo che cade, l'orizzonte che si spezza. Tutti gli appigli che scivolano dalla mia presa. Corro cammino piango. Sono confuso, sono perso, sono assolutamente in balia della gravità di questo dolore. Di questo vuoto.
E non basta lei, non basta la speranza. Non c'è nulla che potrà mai lenire questo dolore. Perchè io sono questo dolore. E forse non basteranno nemmeno le mani che mi tendete. Non potrò prenderle perchè son mani che non sanno come afferrarmi.
Perchè non sono solo una bestia ferita, sono un tetraedro di spigoli e chiodi che ferisce e graffia ogni superficie che incontra. Sono nocivo tanto a me quanto agli altri.
Sul mio comodino si è schiantato lo sfacelo della mia vita.
L'urgenza della morte.
Una pistola carica che mi lancia dritto verso l'abisso.
Va bene, se questo è il mio destino. Lo voglio, se questo è il mio destino.
Il semaforo diventa verde.
Palleggio con i miei respiri poi affondo il grilletto.
E tutti i vetri finiscono in pezzi. L'universo si contrae. I miei muscoli sgranano gli occhi. 
Vita morte vita. 
Morte.
Frontale.
Orgia di sangue cellule tessuti e una storia tiepida che viene sussurrata dal mio corpo morente.
Ed è l'alba di un giorno già morto.

02 October 2008

Cinque sensi

Tatto

Per la sensazione di toccare i capelli della ragazza che amo, il fruscio dei suoi capelli tra le mie dita. Quando le accarezzo il viso, la bacio e con il mio tocco le trasmetto tutto il futuro che voglio regalarle, tutto l’impegno che voglio mettere nel renderla felice giorno dopo giorno, quando saremo uno accanto all’altro, quando saremo a centinaia di chilometri, confusi dagli impegni, dallo studio, dal turbinio delle nostre vite. Sempre.
Per i contatti con i miei amici, le spinte, le pacche, le strette di mano vigorose che dicono che siamo tutti e due della stessa pasta; spalla contro spalla, condivido con loro la forza di un corpo che è cresciuto insieme ai loro. Siamo diventati uomini tutti insieme e diventiamo l’uno la forza dell’altro.
Per la superficie ruvida del volante della mia macchina, per tutte le volte che ho stretto quel cerchio direzionando la mia vita, sognando di essere grande, sognando di volare altrove. Per le frecce, il cambio, gli abbaglianti ma soprattutto il volante. Timone della mia vita, che scarta quando la strada sembra diventa crudele, che marcia imperioso quando scelgo il mio futuro.
Per la sabbia che scivola fra le dita.
Per i miei disegni e per i tasti che premo quando scrivo.

Gusto

 Per il sapore dei dolci, per la sete che si estingue nel fresco. Per il sapore dell’alcool ad una festa, la birra, le patatine fritte.
Per il sapore agrodolce della speranza, quando per un istante hai l’impressione che tutto stia andando davvero bene e ti lasci invadere dal sapore della speranza, fragranza insaziata.
Per quel gusto un po’ strano che lasciano le delusioni. No, non è amaro in bocca. È il sapore confuso dei tuoi pensieri che disordinati tentano di scappare.
Per le serate passate ad un tavolo con gli amici; in un’osteria, in pizzeria, dovunque. Noi insieme, che veniamo prima di tutto e tutti, prima delle gelosie, prima dei tradimenti, prima della fine di ogni amicizia.
Il sapore del sesso, dell’amore. Il sapore della pelle della tua amante, le tue labbra su di lei, sui suoi seni, sulla sua essenza, sulla sua anima, gustando a fondo il sapore dell’amore.
Il sapore del sangue. Quello che senti quando qualcuno decide di affermarsi su di te con la violenza, o quando cadi dopo aver osato troppo. O quando sei talmente incazzato con il tuo migliore amico, ormai ex, che ti ha fatto ciò che non doveva fare: è cambiato. Amaro del sangue che esce dalle piaghe della solitudine, sangue che spremi da ogni poro del tuo corpo quando urli disperato tutto il tuo dolore, quando ti laceri la gola, quando con il sangue avverti chiaramente il sapore delle lacrime, quando tutto diventa buio perché il tuo dolore ha oscurato tutto, e tu sei solo…solo con quel sapore di sangue.

Olfatto

L’odore della pace. Quell’odore sano, sottile, invadente, che avverti quando ti senti tranquillo. E in pace. L’odore della carne cucinata sul barbecue insieme ad una comitiva improvvisata di amici.
L’odore dei libri, quell’odore che mi accompagna da una vita, l’odore della conoscenza, dell’unica via verso l’immortalità dell’anima. L’odore che sprigionano i libri mentre li sfogli, come se ogni capitolo dovesse esser accompagnato da una fragranza differente.
L’odore della scuola, dei banchi, del gesso disperso nell’aria. L’odore dei corridoi e quello di migliaia di ragazzi ammassati in un pianerottolo piccolo come il centro del mondo.
L’odore degli altri.
Il profumo di erba, quell’inconfondibile aroma esotico che solo la cannabis bruciata sembra saper portare in questo occidente cementizzato e  illuminato. Le mie piante, le cartine stropicciate.
Il profumo che mi metto solo nelle occasioni speciali, quando voglio esser sentito, quando voglio imprimermi nelle narici del mio prossimo.
L’odore dello smog, che ci accompagna giorno dopo giorno e che tenta di ucciderci da abituati.
La puzza di merda dei tuoi sogni in decomposizione. La puzza di un cadavere sulla strada. Te. Il tuo futuro, inevitabile destino.
Profumo di magnolie.
Profumo di pesche.
L’odore delle ali che solo io possiedo.

Udito

La musica.
La musica compagna di una vita, una canzone per ogni periodo della mia esistenza. Una canzone per ogni tragedia, una canzone per il mio lieto fine. Una canzone per tutte le volte che il mio cuore ha tremato, per ogni volta ch il mio sangue è rimasto sospeso tra l’immobilità e la sua folle corsa verso la morte.
La musica ma anche il suono delle parole. Amici, amori, la voce dei miei genitori, le mie grida contro tutto quello che non mi piaceva. Le parole e le discussioni sulla politica, l’amicizia, i massimi sistemi, i minimi, sul sabato sera, sulla droga, sulla figa. Le ramanzine.
I “ti amo”. Ogni volta che ho sentito le tue labbra pronunciare quella poesia alle mie orecchie.
Per i rumori inquietanti che si sentono prima di addormentarsi.
Per il rumore della metropolitana di Milano, per il suo caos di macchine e motorini.
Per tutta la dolcezza che puoi udire se solo ci provi.
Il suono della campanella.
Le battute idiote.
Per le ore infinite passate a parlare, con tutti, con chi ancora è qui con me, con chi al contrario non c’è più, perché ha deciso di allontanarsi o perché io mi sono allontanato da lui. Le ore in cui ho parlato di tutto, a volte a sproposito, a volte a ragion veduta.
Per tutti i segreti confessati nelle orecchie. Per gli insulti gridati a squarciagola. Per tutte le volte che ti ho fatta incazzare e ti ho sentito piangere al telefono.
Le voci di chi mi ha accompagnato in questa vita.
La mia voce tremante, quella volta che ho letto le mie cose davanti ad un pubblico vero, venuto lì per ascoltarmi.
La vocina nella mia testa che mi parla, che mi consiglia, che molto spesso mi sgrida.
Le grida. Gli urli. Di giorno, di notte, da solo, in faccia agli altri, per esultare, per insultare, per pregare o per offendere. I rumori della città che da quando ti svegli fino a quando ti addormenti sempre ti accompagnano.
Il suono del pianto di un neonato.

Vista

I miei panorami. Quelli che ho visto io per primo, io solo, e nessun altro. Le viste sterminate dall’oblò di una nave. L’alba sul lettino quando ancora ero un giovane adolescente. La folla che cantava tutta unita, un mare di teste braccia bocche e mani che avevano un solo motivo ad unirli.
La vista del sole, pochi secondi, perché di una bellezza troppo folgorante.
L’arte. I quadri che tolgono il respiro o che lasciano interdetti. Arte arte arte. La vita come indagatrice e come veicolo di comunicazione.
I volti nuovi, sconosciuti, che devi approcciare. I volti conosciuti, sempre i soliti, ma la cui vista sa infondere una sicurezza solida come le fondamenta di un palazzo.
Le schiene degli amici che ti hanno abbandonato; i sorrisi di quelli che restano.
Il corpo nudo della tua amante, ogni suo dettaglio, ogni ingranaggio di quel corpo perfetto. Dai capelli fino al più minuto dei sorrisi. Quando ti guardo dormire, bellissima, infinta. Guardando te e vedendomi in te riflesso. Le tue palpebre chiuse che dischiudono lemie, che mi fanno vedere, ogni volta per la prima volta, ciò che davvero è importante. Nella tua immobilità mi trasmetti l’emozione di tutti i movimenti possibili, di ogni possibile contrazione di un muscolo o di una cellula. In te posso vedere l’universo perché tu sei per me veicolo di salvezza.
La vista appannata dalle lacrime quando ridi tanto da mozzarti il fiato. Quando vedi il tuo interlocutore che ride quanto te. Che magia…
La vista oscurata dal dolore, la vista che viene sommersa dalle lacrime e dalla disperazione. Ogni volta che ho visto il mondo restringersi a due fessure perché il mondo stesso era stato troppo duro con me. Le lacrime facevano tremare tutto, e lo stesso faceva il dolore. Cercando di spezzarci come bacchette di legno, per puro gusto, per sadica vocazione.
Le fotografie che cercano di ordinare gli eventi tumultuosi delle nostre vite. La fotografia dei nostri genitori insieme, di noi bambini. La foto che abbiamo scattato e che ci sembra così splendida. Le foto che ancora faremo, ogni storia ancora da scrivere.
La foto di noi insieme. Tutti quanti, tutti noi. In una foto che possa serbare in sé tutto il bello del passato, tutto il bello del presente e tutte le speranze del futuro. Tralasciando gli errori e le disavventure, imprimendo sul negativo soltanto le cose buone, le cose giuste.
Una foto per una vita, per poter ricordare tutto come splendidamente ricevuto senza inquinarlo con gli errori e i dolori che il tempo ha saputo inchiodare alle nostre vite.
La vista di un paesaggio. La terrazza che scopre le luci della città, tra i neon, le case, i verdi i gialli e i rossi dei semafori.
La vista di uno specchio. In cui possiamo rifletterci. Vederci. Vedersi. Uno specchio che ti mostra ciò che sei, senza inganni, senza false speranze. Uno specchio in cui puoi vedere la tua vita. Specchio delle nostre brame.
Gli occhi, attraverso i quali diventiamo uomini e donne. Con i quali commettiamo tutti i nostri crimini. Gli occhi, grazie ai quali possiamo davvero conoscere l’universo della nostra esistenza.

24 September 2008

Arreso

Sta tornando.. inverno.. inverno nei nostri cuori.. inverno nei sapori, nel sangue versato. Nei sogni sgretolati e sbriciolati.
Ritorna con i bordi arrugginiti delle nostre giornate, con gli spigoli acuminati di nuove delusioni. Le stesse persone, nuovi fallimenti. Sei deluso da chi speravi potesse ridarti qualcosa che da tempo ti mancava. Sei deluso da quelle mani che non hanno stretto la presa sulle tue speranze.
Vuoi tanto..forse a volte addirittura lo esigi.. ricevi solo una delusione che ti spacca l'anima.
Scegli cosa vuoi essere, scegli la tua strada, la tua via, il tuo sentiero. Poi tira dritto. Fatti bastare quello che hai. Basta a te stesso. Ignora chi ti fa vacillare, ignora chi ti tradisce, ignora che ti si mostra in un modo per poi rivelarsi tutt'altro. Ignora il male, il bene e il dolore.
Non voler esser null'altro che te stesso, niente di più di ciò che hai scelto. Niente potrà piegarti.

Stasera sono qui, con la vita appesa alla finestra dell'ultimo piano di un palazzo e getto il mio sguardo su tutta l'immensità del nero. Fingo di stare bene. Sorrido. Penso all'amicizia all'amore e a tutti i nostri baluardi come se veramente in essi si celasse la nostra essenza.
Anche stasera regalerò all'universo un piccolo frammento di me che, distaccandosi dalla mia anima si perderà..
si perderà..

E ora..e ora ogni istante fugge per non tornare..mai più..il tuo amore mai più..quei sorrisi mai più..il contatto umano mai più..
Mai più gli sguardi, mai più i sussurri..mai più il vento, le stelle, i ricordi.
Le nostre vite scorrono assopite fino a quando, al culmine della nostra esperienza del vivere, spalancano gli occhi e tentano di urlare. Cercano di gridare , si strappano le gole nel tentativo, si forano gli occhi per contrarre le forze in quella esplosione vitalistica..ma alla fine nulla è più.. alla fine rimangono le parole e la tua vita si incendia e si corrodo tra le fiamme. E tutto è niente.
Mai più l'unicità della nostra desiderata immortalità.
Ci rendiamo conto nel momento della nostra morte della fragilità di un castello che pensavamo aver costruito solido. Tutto si affloscia e si disperde nel vento perdendosi nel tempo.
Tutto diventa memoria, tutto diventa un volo inconsistente di farfalle per poi svanire. E le notti passate abbracciati, le notti spese con gli occhi rivolti all'eternità si assottigliano fino a sparire con un piccolo crepitio di sogno infranto.
Tutto da concreto diventa ricordo.
Ogni ricordo, affidato alle parole, diventa una storia.
Ogni storia, pian piano dissipata da uditori troppo impegnati con le loro esistenze, diventa un leggero brusio.
Ogni vita, una volta tanto importante, sparisce.
E così oggi, nell'anno 2008 di nostra vita, affido questo mio testamento ad un biglietto lanciato nell'infinito delle vostre vite, vite simili alle mie, compagne, amiche.
Come un giullare da nulla, che scuote il capo per verificare attraverso il suono dei campanelli la consistenza del suo essere, io provo con questo leggero abbandono a imprimermi dentro voi, per non vivere la caducità della mia esistenza troppo intensamente e per non esserne sconfitto.

Lorenzo

01 September 2008

Pioggia

Tanto più ci si libra in aria..tanto più è duro l'atterraggio.
Qui rimangono tanti fogli, tanti appunti, tanti silenzi. Mentre le parole si compongono rimangono solo pezzi di storie ai quali non rimane altro che guardarsi un po' intorno, volteggiare in aria qualche volta, ed infine deflagrare, nella speranza che un pianista solitario possa caripre qualcuno di quei frammenti.
Come in una fiaba, come in una sinfonia di archi e fiati.
Fiati. Fiati, respiri, ansimi. Grida.
BiancoBiancoNero. I tasti di un pianoforte, i colori della luce.
...e ora...i miei sentimenti si alzano, ispirati da una voce che non smette mai di sussurrare dentro di me, che continuamente sospira versi, rime, parole. Continuamente mi parla, mi coccola, mi consiglia i motivi giusti di questo mio romanzo senza fine.
Infinitamente mi addormenta.
Salgo insieme alle mie parole, insieme alla mia musica, insieme ai petali di un fiore che solo con me sboccia nella dolcezza dei silenzi.
Un violino, un piano. La mia voca, le mie dita che compongono delicate sui tasti. Numeri, ricordi, plagi, citazioni, arte. Tutto è arte. Tutto è la mia arte. Prima del pensiero, prima della ragione. Prima di ogni consapevolezza questa mia inspiegabile pulsione a chiudere gli occhi e sognare.
Viola, Bianco. Ed è un Blues, una melodia che evapora con i passi ed i sorrisi di chi ancora ha voglia di ascoltarmi.
Diverso alla radice, diverso dallo stelo fino alla punta dei miei fiori. Intenso per tutti gli attimi di cui compongo il mio canto. Diverso in quello che faccio.
Rinasco e mi compongo del desiderio di non smettere mai.
Ho sete di scrivere. Voglio avvicinarmi a me stesso.
Ed è musica, silenzio. Ed è acqua che lentamente comincia a cadere dal cielo.

25 August 2008

Dieci comandamenti

Lunghissimi sbadigli...in questa notte così lunga, così ancora da comporre.
Gli occhi sembrano spegnersi sulle note di una musica incontrollatamente sensibile, capace di avvolgerti, di penetrarti dolcemente, come un'amante, come una torcia che lentamente accende i tuoi sentieri e grida il tuo totem.
"Non ho paura di morire, semplicemente non voglio."
Così terribilmente brutto ma così dannatamente bello.
Come il passato, come il futuro. Come tutti i giorni e le notti che ancora ci aspettano insonni al di là del prossimo tramonto.
Come le avventure, come le nuove scoperte, i nuovi dolori. Un po' come un fiume. Che scorre, che travolge, che dondola. Ma che mai torna sui suoi passi.
Come una passione che ti coglie impreparata e per l'ennesima volta ti senti una bambina quando avverti che le guance ti arrossiscono non appena lui, bello come James Dean, ti si avvicina e ti guarda con uno sguardo carico di vuoto.
Come un dolore, una speranza infranta, un'aspettativa delusa. Come ogni volta che la vita ha saputo sgambettarti.
Pieni di rabbia, vogliosi di vendetta...

..ma mai capaci di perdere la nostra bontà.
Sempre capaci di perdonare un amico che torna.
Sempre capaci di sorreggere una persona che barcolla sotto i colpi della vita.
Su una salita, ma col sorriso.
Sui carboni ardenti, ma col sorriso.
Sui nostri peccati, ma convinti di poter un giorno cambiare in meglio.

Stenditi, solo per un momento. Ascolta una musica gitana, capace di portarti veramente via di qui. Una musica senza parole o note comprensibili, dev'essere un turbine, dev'essere un immenso orgasmo.
Stenditi, abbracciati. Sentiti vivo.
Sotto di te il letto, la spiaggia, un prato, la vasca da bagno.
Stenditi, chiudi gli occhi.
Guarda gli occhi della persona che ami. Puoi vederci tutte le tue risposte. Verità che vanno al di là di ogni battito del cuore, di ogni applauso. Verità che a volte non conosci. Verità che non vuoi.
Ama. Vivi. Sorridi. Piangi. Perdona. Arrabbiati. Appassionati. Sogna. Ricorda. Grida.
Dieci comandamenti. Per esistere veramente.
Dieci azioni di cui abbiamo bisogno per esistere oggi e domani e ieri.
Siamo tutti eroi e abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci salvi.

La mia mano e la mia mente.
Questo è ciò che io compongo. Ed è anche un regalo che vi faccio, non perchè abbia un qualche valore, ma solo perchè qui dentro io riverso tutto il mio modo di esserci e lo metto alla luce dei riflettori.
Sono io.
Trattatemi con riguardo per favore.

Ho voglia di esistere.

20 August 2008

Scogli

Midollo osseo. Ossa. Muscoli. Tessuti. Pelle. Aria.
Da dentro a fuori.
Merda.
Quanti atomi servono per fare un uomo? Quanti respiri per comporre una vita?
Quante lacrime per un sorriso?

Dicono di me...che prendo sempre la via più facile.
Dicono di me...che sono maledettamente egocentrico.
Dicono di me...che mi rifugio nell'autocommiserazione perchè sono vigliacco.
Dicono di me...che sono una strega.
Dicono di me...che sono peggio di voi, che sono frazione di un nulla.
Dio Dio Dio dio... dio... Dio come siamo noiosi. Dio come siamo classici e ripetitivi. Ancora. E ancora.
Dio come vi ripetete, prevedibili, ordinati.
Spaventosamente semplici. Basta poco per sconvolgervi: un rutto un bacio, un soffio, un grido. Siete maledettamente logici; incastrati, se non segregati, in un ridicolo schema di falsi valori che vi riempiono la bocca.
Meglio un Don Chisciotte che un D'Annunzio.

Ricchezza e semplicità. Indissolubili.
Dio quanto è splendido il sorriso di una ragazza che pensa solo quello che pensa. Non pensa ai massimi sistemi. Si limita a vivere e non si preoccupa di aver la faccia linda come il culo.

Il mare con le sue onde, il cielo con i suoi fulmini.
Ecco cosa siamo.
Eppure voi volete essere mari perfettamente piatti, cieli assolutamente azzurri.
Bugiardi.
Siamo una zuppa in cui vengono continuamente a galla pezzi più o meno gustosi; siamo un tornado che non si preoccupa di inghiottire e risputare quello che gli pare. Siamo un magma che non deve esser mai incanalato. Pena l'esplosione.
Tutti voi che vi preoccupate tanto della forma ficcandoci dentro a forza il contenuto; non avete capito. Non avete davvero capito.
Vivete il mondo al contrario. oirartnoc la odnom li eteviV.
Liberatevi da questo inutile peso e limitatevi a straripare.
In frangetevi sugli scogli, feritevi; esplodete contro le recinzioni; urlate contro i muri. Violentate questa esistenza eppoi sputategli contro tutte le vostre legittime motivazioni.
Rabbia odio amore violenza passione paura stupore fantasia e curiosità.
Siamo tutto. E voi vi riducete a un niente schematizzato in numeri e titoli.
Non importa il voto la scuola il moroso il futuro i genitori l'intelligenza il nome. Importa esserci. Esserci sempre. Non dovete essere ottimi. Non dovete essere buoni. Dovete essere.
Non cercate di contenere una tempesta in un barattolo di latta.
Non cercate di fermare un tornado zittendolo.
Potete essere quello che volete. Potete non essere nulla. Ma siatelo in maniera attiva.

Svegliati.
Svegliati cazzo.
Tu non sei così. TU NON SEI COSì! Svegliati ti prego...
Vendica te tibi.
Lìberati...lìberati.

16 July 2008

Fischia il vento..

"...Chi vuol rimanere insieme a me su questo scoglio?"
Semplice, spietato. Come i sogni. Fatti per esser disattesi.
Come le persone. Nate per tradirti.
Come Dio. Inventato per umiliarti.
Scorre il fiume e si placa la tempesta. Cresce il sospiro mentre questo scoglio viene lambito da onde sempre più alte.
Vendetta. Vergogna. Sentimenti diversi, ma che iniziano entrambi con la stessa lettera. U. Come Uomo.
Abbiamo intrapreso un sentiero nostro, chiamato vita? Oppure siamo su un ridicolo tapis-roulant che ci prende in giro facendoci far fatica ma impedendoci di andare da una qualche parte.
Questione di punti di vista: la vita è il percorso che facciamo lungo il sentiero o è il corpo che attraverso la fatica scolpiamo?
Chissà. Chissà. Chi sa?
Come un quadro astratto. Queste parole non sono per tutti. Sono per chi può capirle..o per chi vuole capirle.. sono Tue.
Voce del verbo sbagliare. Io tu noi. Tutti quanti sbagliamo. Tutti quanti sorridendo, perchè pensiamo di esser intelligenti a prenderla con filosofia.
E sbagliamo ancora.
Sbagli sbagli sbagli. Solo una sequenza infinita di errori.
Siamo bambini con le mani piene di armi. E crediamo di essere giovani Rambo.
Giovane strambo.
Stupide rime.
Pardon.
Inno alla gioia. Fiati archi percussioni e talenti. Direttore ed orchestra.
Qual è il nostro ruolo?
Siamo direttori o solo stupidi esecutori?
O magari siamo la sinfonia stessa.
Stupide rime.

"...Chi vuol rimanere insieme a me su questo scoglio?"
Un signore dalla scialuppa alza la mano. Beh..già qualcosa.
Tutti gli altri immobili che mi guardano con aria compassionevole. In fondo per quale motivo rimanere sullo scoglio mentre la tempesta sta arrivando quando puoi andartene con la scialuppa di salvataggio e evitare di farti male.
Beh. Dal mio scoglio potrò vedermi tutto lo spettacolo in prima fila.
Troppo facile allontanarsi su una scialuppa eppoi, da un posto caldo e riparato, magari con una tazza calda in mano, commentare quale incredibile spettacolo sia la vita.
Fate gli intellettuali col culo coperto.
Io farò il naufrago e non mi dispiacerà lottare contro qualche onda..voi potrete solo limitarvi a convenire tutti insieme che la vita è capace di scagliarti contro onde sempre più grandi.
Ma voi rimanete sulla riva, coperti dalla tettoia di plastica, con le membra scaldate da pail colorati che costano più di un peccato.
Questione di punti di vista.
Intanto il signore che ha alzato la mano, appena la scialuppa ha cominciato a remare allontanandosi, e lui è rimasto lì da solo con me, ha cominciato a tremare e dopo pochi minuti ha attaccato a piangere. Troppo vento per lui. Lo scoglio è troppo spigoloso. La pioggia gli punge le guance. Le onde sono troppo minacciose.
Calmati vecchio mio. Non dire che vuoi tornar su quella merda di scialuppa. Lasciali tornare ai loro loft in riva al mare. Lasciali tornare a vomitarsi sui piedi.
Noi stiamo qui.
Prenderemo le onde, ci faremo scagliare addosso tutta l'acuqa e la merda che la vita saprà regalarci.
Ma saremo i primi a vedere l'arcobaleno.

12 July 2008

Insolite parodie

Siamo tutti riflessi in una zuppa di vetro. In un'accozzaglia di frammenti che riflettono la nostra immagine deformandola e spezzandola.
Siamo una musica che esce diffranta da un paio di casse rotte, che emettono suoni cupi e distorti. Siamo come guardare un quadro con sugli occhi un caleidoscopio.
Caos.
Da lì veniamo e a quel luogo torneremo.
Nel mezzo..ci rimane unicamente la possibilità di registrare i picchi della nostra esistenza, cercar di trattenere un solo attimo di felicità. Per l'uomo, il regalo più grande.

Sogni, pensieri. Un viaggio interminabile che punta sempre verso l'orizzonte. Sappiamo di non avere una metà. Crediamo di poter rincorrere un sospiro per tutta la vita.
Ho imparato a viver la mia cronica debolezza solo attraverso la lucida consapevolezza di esser nient'altro che organi e perenni sforzi.
Ho imparato che il mio unico scopo nella vita è quello di descrivere ciò che il mio animo vomita oltre i confini del mio corpo. Ho imparato che tutta la vita non vale un istante di silenzio.
Crescere, cadere. Piangere.
Ma mai, mai, smettere di rialzarsi e ricadere. Ecco la nostra causalità. Cadiamo per poter cader ancora. Viviamo per sperimentare la nostra pulsione all'infelicità. Briciole di cuore. Profumo dei tigli.
E sotto a tutto questo c'è una musica dolce e consolatoria che sembra dirti "amico mio.. abbiamo tutti quanti perso la nostra battaglia. Ma proprio per questo siamo fratelli".
Le foglie verdi e le goccie insipide.
I balconi insolati e gli occhiali dalla montatura sottile.
Quel piercing e quelle spalle sottili.
Tutte figurine di un album che non scambierei per nulla al mondo. Sempre incompleto, perennemente scalcinato, ma unico.
Un saluto, un sorriso, un respiro. Una mano che stringe la consapevolezza di esser sabbia in balia di un vortice. Una mano che agguanta l'infinito e lo costringe nello spazio di un atomo.
Una mano che abbraccia tutta l'esistenza di un ragazzo che sta imparando a sognare.
Il collo del cigno più bello...
il rumore dei passi docili...
il sibilo del tempo che se ne va..
il frastuono di un sorriso che nasce.
L'oblio della mia vita che si spegne.

27 June 2008

....strano il mistero....

Ogni tanto hai la sgradevole sensazione che questo mondo stia diventando troppo pesante per continuare a sopportarlo. Troppe le delusione, troppi i rimorsi, troppi i momenti di frustrazione, troppe le attese per troppi pochi momenti di gioia. Troppo negativo. E allora ti verrebbe voglia di scappare, di aprir la porta di servizio e uscire.
Chiudi la porta del mondo alle tue spalle e hai di fronte a te una nuova stanza, una nuova vita… ti senti perlomeno sorpreso. È reale. Puoi ricominciare tutto da capo: puoi portar Di Qua le persone che vuoi ancora nella tua esistenza e lasciar Di La quelle di cui sei stanco. Puoi decidere il volume e anche le canzoni da metter nella tua playlist.
Esci dal tuo personale Truman Show e vivi una vita nuova.
Decidi tu che genere darle. Decidi tu se la musica deve esser altissima, fino a spaccarti i timpani, oppure se vuoi una melodia sognatrice. Decidi tu la città e la casa. Decidi l’amore. Decidi gli amici.
Tu sì, tu no.
Sei Dio.

Guarda il fondo di quel bicchiere, non importa cosa contenesse, se acqua, gin tonic o coca cola. Pensa a quel fondo di bicchiere e pensa di riempirlo con tutta la tua vita. Pensa di doverci pressar dentro ogni evento, ogni bacio, ogni sorriso di una amica speciale che hai appena conosciuto, ogni lacrima, ogni scopata, ogni pugno in faccia. Premi dentro con tutta la violenza che hai fino a quando, come con le foglie della menta, da quei fatti così sterili, così pateticamente insignificanti, non sgorga quella gocciolina appiccicosa pregna di significato che forse può dare un minimo di senso alla tua esistenza.
Se ci pensi cosa valgono quegli sforzi, quel farsi il mazzo per aiutare gli altri, quel costante assumersi responsabilità senza che mai nessuno te ne sia riconoscente? A cosa vale uscirci fuori di testa? A cosa vale far buon viso a cattivo gioco con falsi amici che mai hanno screzi ma solo perché sono abbastanza ipocriti per farlo? Battuta su battuta su battuta…lanciare il sasso e nascondere la mano. Che senso hanno tutti quei sorrisi che si perderanno nei ricordi di un’adolescenza vista con gli occhi di un adulto che non può, non può e non potrà, capire cosa muoveva tutti i tuoi sentimenti? A che pro vivere questa adolescenza piena di passioni per poi diventare adulto e non capirsi più nemmeno un po’?
Che senso hanno gli amici che in realtà ti hanno stancato? Quelli che ormai ti fanno esplodere la testa ma non hanno l’acume di rendersene conto? Che senso ha una vita di complicazioni quando non hai nemmeno il coraggio di estrarne quella goccia di liquido vitale?
Ci vuole un po’ di rabbia e un castello di volontà.
Ci vuole un sorriso per ogni sputo che ti sei preso.
Ci vuole uno schiaffo per ogni sorriso che ti è stato riservato.
Né l’amore, né i sogni. Niente ti fa crescere quanto la coscienza di possedere solamente sabbia e cenere.
La vita non è nient’altro che una canzone di cui apprezzi la melodia ma di cui non puoi capir le parole.
Esiste un significato destinato a sfuggirti. Forse questa consapevolezza potrà permetterti di non far più incubi, di non sentir l’esigenza di far del male, di smettere di correre in una radura fatta di roccia e di angoscia.
Hai bisogno di veder allo specchio lo sfacelo della tua anima per poter sperare di porvi rimedio.
Tu sei come questa terra che calpesti: per ogni milione di metri cubi di roccia è nascosto in te un piccolo diamante, ma per trovarlo hai bisogno di fare a pezzi, di sminuzzare, di ferire, di scavare, di fare esplodere; e forse alla fine giungerai a raccogliere abbastanza bellezza per poter definire la tua vita una vita.
Ogni attimo di dolore costruisce un mattoncino nel tuo cuore, ogni attimo in cui ti abbandoni alla tua superficiale speranza lo fa sciogliere.
La pietra rende un muro solido, il miele lo rende solo appiccicoso e scivoloso.

17 June 2008

Sta davvero finendo...

Ehi...
sta succedendo davvero..
Cazzo..tra due settimane è finito il liceo..
Forse in questi giorni siamo stati troppo impegnati con lo studio (siamo...io non è che proprio mi sia ammazzato) per rendercene conto, per alzare lo sguardo e vedere che tra pochi giorni finisce tutto. Porca miseria, non pensavo di doverlo dire. Mi dispiace..davvero..mi dispiace non poter avventurarmi in questa ennesima estate con la tranquillità di aver un settembre al liceo Righi ad aspettarmi..porca miseria..
Sono un po' triste.
Mi mancherete..davvero..mi mancherete e tra pochi mesi cambierà tutto e sarà un po' come premere reset, chissà chi si salverà..io vorrei portar tutti in un grande baule così sono dicuro che ve ne state tutti lì..porca miseria ma mi mancherete proprio tutti.
E guardate che è strano..forse sono solo in un momento di malinconia ma mi sembra che mi debbano mancare anche tutti quelli di messenger per esempio..(cosa stupida perchè vado all'università a Milano, non in missione in Zwaili)..
Però alzarmi la mattina nella mia cameretta con tutti i poster, prender il motore e fare duecento metri fino a scuola. Mi mancherà.
Mi mancherà arrivar la mattina a scuola e trovare Elia, Guido e la Jola (ultimamente ci ha cagato un po' poco per via del fio), la Chiara Succhi e la Giulia e la Sam e la Linda e tutti..Sigh..Mi mancherà.
Mi sa che sono in fase depression..mi sembra che debba mancarmi anche la sedia su cui siedo..
Mi mancherà la sera su msn, mi mancherà tutto.
Mi mancheranno anche gli amici su msn, quelli per esempio che non ho la possibilità di veder di persona ma che almeno stando qui in casa a non fare un cazzo sentivo sempre:
Luca..la mia cuginetta Chiara..la sua amica Kerol con tutte le sue foto sul blog:).
Mi mancheranno le ore spese a sprecar tempo: ore spese a sprecare ore.
Con il liceo finisce tutto un mondo che si era costruito lentamente.
Uffa.
Mi mancherà la tribù da cui puntalmente venivo escluso..:(
Mi mancherà da morire Checco..porca troia Checco! Checco!!!!!!! CHECCO!!!!!
Mi mancheranno tutti quelli che mi sto dimenticando di nominare. ANzi non me li sto scordando, è che a dirli tutti poi mi addormento.
Ehi.......
mi mancherete tutti.
Matteo Antonio Chiara Anna Antonio Nico Checco Ale Laura Laura2 Sara Cate Giulia Ila Bea Chiaracugina Enricocugino Luca Mary la ValeTesta Gea Sara Francicugino Mamy Silvia Kerol(o Carola non ho ancora capito..o Carolina) Enrico(Teo) poi Alecompagnodisventure l'Ale di 5Al l'AngiGengi il Mona Cali LaurinaLindaMati MartinaTutor poi ancora chi c'è..Tika Ettore MONT Sofia DanielediTel1 Ignazio laCate e l'Ire che hanno litigato Cecca e la sua morosa, Docci MOretti Gabe Bata la Mac e ALby! SimoneDaisy la Je la SaraSelvaggiaNaracchia il Crucco!! Bracci la Valentini LucaRasi la Claudia Marione ONOFRI! laVane(elasuaamicamora!!!) ilNeofita gli amici tutti!
Dio stasera mi sa che non è serata..so che avrò di sicuro dimenticato un botto di gente.. sul serio i'm sorry.
Però cazzo domani iniziano gli scritti e siamo ("siamo"?)tutti preoccupati di come va o come no va di prendere almeno dieci allo scritto di mate e oddio la terza prova..io invece ho realizzato che tra poco finisce davvero il liceo..e tanto lo so che ci perderemo, tanto lo so che la diaspora sarà una merda assurda perchè trovarci una volta all'anno a ridere e scherzare è una merda.
CHe brutto pensiero..madonna mia che brutto pensiero!
Però è esemplare..la Maturità porta via tanti amici..la maturità? Ma quale maturità? l'unica maturità che ho appreso tra quelle mura è il significato di convivere, pacificamente o meno, tra tante altre persone, ho imparato a voler bene a tanta gente, ho imparato quanto è bello poter aggirarsi fra i corridoi e salutar un sacco di persone! Ed è bellissimo quando guardo quella scatola bianca con le firme (anche se ne mancano davvero tante) che spero conservi dentro di sè almeno un po' di quello spirito che abbiamo condiviso in questi cinque anni.
Ragazzi davvero...non vedevo l'ora che finisse ma ora che sta finendo è un groppo estremamente grosso..finchè rimaneva tutto nel possibile era anche bello pensarci..ora ho paura..
Mi viene davvero da piangere..
Il ricordo più bello è quella folla oceanica alla ricreazione,noi sei o sette a camminare come una banda tra la gente, io saluto quelli che conosco, tutti sorridono perchè finalmente c'è un po' di pausa dalle lezioni.. e ora a ripensarci un po' piango perchè era davvero tutto quello che di bello c'è nell'amicizia.
Lo dico a quelli che nel liceo ci stanno entrando ora (quindi a te cuginetta cara e a te Kerol (non è che conosca poi tanta gente:)))..godetevi ogni istante, godetevi ogni pianto per colpa di quegli stronzi dei professori che vi fanno penare, godetevi le litigate, i cambi di amicizie, godetevi i momenti in palestra, godetevi i momenti in cui ti senti come in una di quelle scuole americane dei film..godetevi le ore noiose di lezione in cui vi addormenterete.. godetevi i bigliettini, la tensione durante il compito, godetevi l'ultimo banco in fondo e anche il giorno sfigato in cui entrate un'ora dopo, vi hanno preso il posto, e vi tocca star davanti alla prof..e alla fine è più divertente così che stare dietro.. godetevi le gite, le assemblee di classe e le carte delle fotocopie.
Chiara, Kerol, odierete il liceo più di ogni altra cosa ma poi quando vi sfuggirà dalle mani cercherete una presa disperata..ma ormai sarà tardi..
Noi siamo la classe del 2008, quelli che se ne vanno..lasciamo a malincuore, anzi, a malinquore, il liceo e tutto il piccolo mondo che esso contiene..
E forse un po' capisco perchè Paccia è sempre lì...

09 June 2008

Vaffanculo

Oggi fa meno caldo di ieri.. l'aria sottile e gelida ti si insinua negli occhi e ti secca la gola. Il freddo ti rallenta i riflessi ma acuisce i tuoi motivi. Hai in mente rime aggressive...il freddo fa condensare tutti quei pensieri bollenti di rabbia. Sul vetro si disegnano quei nomi, quei ritornelli che detesti. Quanto odio...quanta insofferenza.. sarà tua la colpa o forse sono davvero loro ad esser sbagliati?
Dal punto da cui osservo le cose mi sembra di esser fuori da questa ruota pazzesca fatta di ipocrita simpatia, di "devo esser il più divertente, sono quello con gli aneddoti più divertenti".. mi hai davvero stufato.. mi avete stufato..
Mi avete rotto il cazzo e ora finisce che io passo per misantropo, per il semplice fatto che siete molti di più voi paraculo con gli strass nel cervello piuttosto che quelli come me, che cercano semplicemente di essere se stessi, anche se questo vuol dire non esser SEMPRE il più simpatico, quello al centro dell'attenzione.
Mi annoi.
Ho voglia di zittirti, di dirti che è ora di chiudere quella fogna.
Sputarti addosso un po' di questa cattiveria.
Tu, il tuo sorriso, quel modo di fare costantemente sopra le righe.
Voi, i vostri falsi "sì", i vostri falsi "no". Il freddo sembra raccogliere tutta questa rabbia che non è mia, non so da dove venga.. le relazioni interpersonali dovrebbero arricchire questa vita..non avvelenarla.
Eppure ho in mente tutte queste rime piene di astio e di rancore, ho nella mia canna cartuccie di cattiveria.
Oggi fa un freddo porco dentro di me.
Oggi è un giorno di merda.
Vaffanculo.
A tutti.
Dio santo che rabbia, mi sembra di ingoiare bile.
Vaffanculo a me. Forse mi credo chissàche, ma in fondo il discorso non è questo. Vaffanculo alla scuola, al futuro e al futuro anteriore.
Al passato e alla noia.
Vaffanculo perchè oggi fa un freddo boia. Perchè mi sento solo, perchè voi siete molto più impegnati a farvi belli beandovi della vostra magnetica goliardia piuttosto che a chieder agli altri "cm va?". Vi interessa solamente che gli altri ridano ridano ridano ridano e ridano ridano.. e ridono ridono ridono.
Ridono di cosa? Delle tue parole, del tuo modo buffo di stringere gli occhi? Dei vostri urli in falsetto? Dei trenini in mezzo alla pista?
Ridono solamente perchè sono vuoti e non hanno altro da dire.
Da quanto tempo non sento una discussione seria su, chennesò, la politica, le persone, o anche le mezze stagioni? Tutto si riduce ad una noiosissima cantilena di BLABLABLABLABLA.
Scusatemi se è poco.
Scusatemi se non mi accontento e se non sto zitto.
Mi sto rompendo il cazzo ma alla fine devo dire grazie.
Mi sto rompendo il cazzo e me ne pento.
No tu non c'entri. Ti pare?
Ahahah...sto ridendo proprio di te.. no... Tu non c'entri? Tu!?!? Macchè..
Ahah.
Conta i passi, conta il numero dei versi, leggi lo schema delle rime.
ABABAB.
Tutto semplice.
Fa un freddo boia in questo angolo di paradiso..saranno le fiamme di Laggiù. Laggiù è dove mi sto dirigendo. Almeno è caldo autentico, non è un tepore di falsa cordialità.
Poi per oggi basta Vaffanculo, perchè ne sto usando troppo.. no no..con te non ce l'avevo..
AhAh.
Scusami, ti sembrerà che ti stia prendendo in giro.
Beh magari è così.
Almeno quanto tu fai con me ormai da tempo.
E Vaffanculo.
E scusa la volgarità.
Ahah.
Oggi fa meno caldo di ieri.

04 June 2008

Vita

Penso che tutti almeno una volta si siano domandati cosa sia questa vita..
Cos'è? Cosa siamo?
Cos'è questa vita che tanto ci sconvolge, tanto ci atttrae, a volte sembra perseguitarci con quel suo sadismo tutto particolare, una volta ci strappa ciò che abbiamo di più importante, una volta ci spinge a commettere errori che ci segnano per il resto dei nostri giorni...
Forse la vita è semplcemente voltarsi indietro, ad un certo punto, e guardare cosa ci siamo lasciati alle spalle. Attraverso gli errori, attraverso i litigi..attraverso tragedie più grandi di noi come attraverso le piccole attenzioni quotidiane che ci deliziano.
Forse la vita non è altro che un sentiero che possiamo dire di aver percorso.. costellato di errori, saturo di rimpianti, ma unico e insconfessabile.
Lasciamo gli Anni dolci, gli anni protetti nel nostro nido.. attraverso grandi gioie e grandi dolori diventiamo uomini e persone. Attraverso il distacco da certe persone, attraverso la vicinanza di un amico che, nella sua oscurità silenziosa, non smette mai di esserci...
Ci ritroviamo stanchi ogni sera, a cercar di tener gli occhi aperti su questo spettacolo sorprendentemente avvincente: ogni volta ti sembra di essere giunto al punto morto, all'epilogo di questo giro sulle montagne russe, eppure ogni volta un colpo di coda ti stordisce, il tuo bicchiere cade e si frantuma in terra, spargendo frammenti ovunque ma creando una sottile opera d'arte, una sorta di caleidoscopio trasparente che deforma in infiniti modi il tuo esistere.
Capita che a vent'anni ti scopri un altro, forse lo stesso che se sei sempre stato ma ora sei nuovo.. vicino hai tuo fratello, i tuoi amici, una corona di petali che ti protegge e vigila.
Eppoi c'è quel capitolo doloroso sugli amici persi.. su quell'amico che tu sapevi speciale ma che per un motivo o per un altro ha separato la sua via dalla tua. Da sempre, da quando hai capito cosa sarebbe successo, aspetti un colpo di scena, aspetti che lui torni da te, aspetti che i vostri itinerari si incrocino in un Motel scalcinato dove poter passar una notte intera con una boccia di liquore per poter parlare e dirsi tutto quello che in questi anni ho tenuto da parte solo per te.
La vita probabilmente è aver lasciato delle impronte nei giardini degli altri; aver avuto l'onore di poter stropicciare un po' i fiori ordinati e perfettamente in fila...
La vita è tale quando si può lasciare un testamento in cui ricordare i nostri cari..perchè non c'è dono più immenso di lasciar un segno nelle persone che si è attraversato. Lasciare il ricordo di un sorriso, di una merenda a base di pane e nutella, di tanti anni come in una famiglia allargata. La vita è vita quando si è spesa prodigandosi nell'amore.
L'amore di una ragazza piccola, dolce, tante volte insicura, ma capace di contenere in sè tutto l'universo e tutta la gamma dei colori. Una ragazza leggera come la seta, che si mischia al tuo animo come la sera si mischia ai colori caldi del fuoco, che si concede a te come l'esate si concede all'autunno.
Ogni giorno la vita si confonde con quei silenzi apparentemente vuoti ma inesorabilmente ripieni di tutto ciò che si vive: dal sorriso incredibile di chi ami, al saluto del tuo amico più caro che si allontana in bici, alla fratellanza con un cugino che vorresti fosse tuo fratello, a quell'amico perduto che continui a sperare di poter riacciuffare.
Non è possibile toccar la vita con i polpastrelli perchè essa risiede in una piega molto più intima delle nostre coscienze. La vita si tocca solo avvolgendola con le corde dei nostri sentimenti...
Quando decidi di volgere lo sguardo dietro di te per vedere quale tipo di sentiero hai tracciato con i tuoi passi, con le tue parole, con i tuoi sorrisi e le tue lacrime, puoi solamente renderti conto che non c'è nessuna vita da trovare alle tue spalle, perchè ogni tua esperienza, ogni tuo amico, ogni tuo amore, ogni bacio rubato in un angolo buio o sotto il sole cocente del mare, ogni pacca e ogni gesto d'intesa, ogni sforzo fatto per il prossimo, ogni silenzio condiviso con te stesso, ogni singolo attimo in cui hai sperato che il tempo si fermasse, ogni istante che hai vissuto ti spinge in avanti e prega il tuo animo di continuare questa folle corsa verso una meta che nessuno conosce, verso una felicità che non si sa se esiste davvero, ma sempre e comunque verso un domani che sia migliore di ogni momento precedente, migliore di qualunque attimo riposto nei ricordi.

Probabilmente la Vita non è nient'altro che quella incessante domanda di amore e di dolcezza che ci rende uomini e donne, che ci rende unici e ci dondola lentamente verso un orizzonte dove mischiarci con il rosa del cielo.

Grazie di tutto
Lorenzo

02 June 2008

Al mare..anni dopo..

Caldo afoso..sembra quasi di sentire il sapore dell'umido sulle labbra. La musica saltella oziosa in una monotona sonata. Hai in bocca un filo d'erba, come nei film più prevedibili...
C'è un sole talmente azzurro da penetrare fino agli organi, di quell'azzurro in cui sembrano riflettersi anche le risate dei bambini, i suoni confusi del mare.
Forse sarà l'acqua, forse la schiuma annoiata. Forse sarà questa coltre di caldo che rallenta la musica e imperla il sorriso della ragazza più bella della spiaggia. Forse è solo l'eco lontana di un'estate passata, di giorni di tranquilla gioventù che sono andati e non torneranno.
Già..è proprio quel sapore dolce-amaro dei corpi che si abbracciano nonostante la calura, dei sorrisi che si rincorrono negli schizzi d'acqua, nelle serate umide spese a non far granchè, solo ad amarsi...
Probabilmente sono i rumori ancora nitidi di quelle parole, di quei silenzi così carichi da far annaspare...probabilmente è tutto un insieme di emozioni, di ricordi e di rimpianti..

Cosa resta di tutte quelle vite, di tutte quelle parole che ora sembrano quasi vuote, perchè ormai è cambiato tutto, siamo cambiati noi, sono cambiate le file di ombrelloni, siamo cresciuti, abbiamo imboccato strade che ora divergono, tendendo a mete ancora ignote..è cambiato il ritmo dei nostri respiri, il bagaglio dei nostri ricordi..è cambiato il nostro modo di sorridere..
Rimane solo questo caldo afoso, sovrastato da un cielo azzurrissimo..

23 May 2008

I'M BACK

Se sei pronto a seminare, se hai voglia di raccogliere un po' del dolore che i tuoi passi hanno fatto emergere dalla terra umida..
Se hai voglia di metterti su quel libro che da così tanto tempo fingi di non vedere, se ti senti grande, se ti senti piccolo.
Se ti senti voglioso di strappare tutti i cartelloni pubblicitari della città. Se ti senti in grado di saltare da un palazzo all'altro, come Peter Parker.
Se hai voglia di esser meglio degli altri. Se non vuoi essere nè emo nè scemo nè punk nè indie nè niente. Se hai voglia di esser meglio. Punto.
Cosa ti rimane per le mani? Un po' di musica, violenta, dolce, scanzonata e felice. Un po' di mondo in questo angolo di tenerbra. Un po' di luce, prego.
Cosa hai per le mani? Vita? Violenza? Egoismo? Oppure forse ti resta solo un pochino di orgoglio per cercar di improssionare tutti gli altri che non capiscono quanto tu sia immenso.
Allora fermati, corri, arrestati e annusa il profumo dei capelli della ragazza più bella della città. Accarezza l'ombelico rotondo e delicato con un piercing al centro. Stringi quella felpa color fegato che nasconde ma risalta il suo corpo di donna.
L'universo è un continuo turbinio di confusi nulla. Tutto si stringe attorno a te per lasciarti nella più totale sordida oscurità. Silenzio ovattato. Caos con i bassi così forti da farti vibrare i sentimenti.
Sii coraggioso, alza ancora il volume, puoi solamente premere di più su quell'acceleratore di vite che di solito chiamiamo noia. Puoi solamente sentirti migliore, puoi soltanto accettare ciò che sei. Poi corri corri fin quando puoi, non ti fermare fino a quando tutto il mondo non è rimasto indietro. Eccoti, stai arrivando al nucleo arfente del significato.
Stai avvicinando quel tiepido nulla, quell'ardente bolla di sapone che sai, perchè lo sai, che non puoi toccare. Non puoi toccarla e basta. Se la tocchi esplode, gli schizzi ti finiscono negli occhi. Eccetera eccetera.. quante volte dovrò ripetertelo.
E la mano si alza come per dart iuna sculacciata, ma alla fine quella sculacciata non arriva, perchè tua madre è troppo buona, lei deve urlare per farsi rispettare, a te basta uno sguardo troppo liquido per scioglierla.
Ritorna in te. Il passato richiudilo nei dvd delle filmine. Il presente è tutto quello che hai. Non puoi fare altro che cercar di afferrarlo forte forte fino a quando il ritmo della musica non si è asservito ai tuoi bisogno. Allora sarai tu a dirigere il ballo.
è il caos. è la rabbia e la gioia. VUoi danzare? Danza! Vuoi sognare? Fallo! Eccoti! Qui e ora. E lei è bionda bruna castana e i Suoi occhi hanno mille colori quanti possono essere i tuoi stati d'animo.
Quelli che vengono. QUelli che vanno.
..e quando tutta la musica, i ballerini, i tuoi amici un po' brilli che si agitano intorno a te, quando tutto questo comincia a rallentare..
..quando i rumori si fanno lunghe lingue di colore musicale..chiudi gli occhi e ascolta..
..chiudi gli occhi perchè questi pizzichi di chitarra, questi tamburi soffusi..sono ciò che sei..
..ascolta le parole, ascolta i suoni..
..ascolta le pause che scandiscono i tuoi ricordi..
..eccoti..finalmente..
..dopo tutto quell'agitarsi ti sei ritrovato.. eppure era tutto così semplice, no? Bastava fermarsi ed ascoltare..ascoltare le voci dei tuoi amici, ascoltare l'eco dei tuoi passi, lo sfregare della biro sul foglio, gli aliti rumorosi.
Era tutto qui..eri tutto qui..
..bastava poco non vedi..
..ora ascolta.

20 May 2008

PROMETEO

..Mi hanno chiesto di scrivere qualcosa, un pensiero od un racconto sui limiti della ricerca..
Avevo poche idee lo ammetto..questo è quello che ho partorito..

PROMETEO

È come il sesso. Che quando si va oltre al piacere si cade nella perversione.
È come il sole di agosto. Che quando si va oltre alla tiepida abbronzatura si finisce ustionati.
È come le immersioni. Che quando si va oltre le proprie possibilità si rischia di affogare.
È come Icaro. Che non seppe frenare le sue ali quando gli dei glielo ordinarono e finì per cadere nell’oceano per non farne più ritorno.
E così sarebbe dovuto essere il mio lavoro. Allo stesso modo avrei dovuto fermare la mia mano una volta che questa aveva osato troppo. Mi sono spinto oltre quel limbo di incerta licenziosità che mi concedeva di sperimentare ciò che nessuno aveva mai sperimentato.
Come Icaro ho oltrepassato il limite della tracotanza.
Ora il mio lavoro è il mio crimine. Ora ciò che ho creato è ciò che devo distruggere.
Ho superato quella muta barriera etica che separa il mio lavoro di scienziato da quello di un fanatico. Sono entrato in una sfera di peccato che compete ai pazzi, non agli uomini di scienza.
Sono un professionista della scienza, eppure ho trasgredito i miei giuramenti.
Sono un cattolico, eppure ho peccato contro la famiglia, contro Dio.
Però questo è tutto ciò che da anni sognavo, questo è tutto ciò per cui da anni vivo. Dal sei ottobre duemila, quando il mio piccolo Marcel è stato investito da quella macchina assassina e, a soli tre anni, ha dovuto abbandonare questi luoghi, il suo parco giochi, il suo trenino preferito… con quale diritto Dio potrebbe biasimarmi per quello che ho fatto se Lui ha avuto la presunzione di decidere di strapparmi mio figlio? Quale Dio fa questo ad un uomo qualunque e si permette poi di vietarmi di toccare il mio paradiso per un giorno, un mese o un anno, cento anni?
Nelle ultime settimane mi sono interrogato e mi sono risposto che me lo merito, che è la mia ricompensa, la mia panacea.
Marcel non aveva fatto nulla per cui dovesse esser punito. Marcel era candido, era innocente. Eppure Tu hai voluto metterlo su quella strada, hai voluto che quella macchina incrociasse quella strada. Tu hai voluto che lui morisse.
Nelle ultime settimane ho superato quel limite che tutti si sono sempre posti. Ho infranto i limiti ma l’ho fatto per una causa giusta, per una motivazione più grande di qualunque speculazione. Ci sono ragioni umane che vanno oltre ogni legge o ogni dogma. Ci sono sogni, ci sono speranze, ci sono dolori al di là di qualunque polemica, di qualunque disegno di legge o referendum.
Nessuno può permettersi di giudicare su una sfera così intima e così ingiudicabile. Nessuna legge, nessuno può dirmi se seguire o no il mio sogno.
Il mio stesso cuore è a pezzi per ciò che ho fatto, il mio stesso cervello mi grida di scappare, cancellare tutto questo. Eppure questo bambino che tengo tra le mani è tutto ciò che in questi otto anni ho sognato. Gli stessi occhi e le stesse manine.
Non si possono porre limiti a certi bisogni. Io non parlo solamente di me. Parlo di chi sogna di avere un bambino, o di chi sogna di potersi salvare da una malattia che non gli lascia scampo. Parlo di tutti coloro che la medicina potrebbe aiutare ma che le leggi tengono lontani da queste possibilità.
È ora di smetterla con questo buonismo o questo spirito falso e bigotto. Io sono stato il primo, io sono il Prometeo di un nuovo mondo che conoscerà una nuova rivoluzione di spiriti e di culture.
Ognuno ha diritto di avere la sua felicità, sempre rispettando l’eticità dell’esistenza, ma senza lasciare che falsi buonismi gli neghino il suo pezzo di paradiso.
Io sono il primo. Dopo di me saranno milioni.
Questo bambino è Marcel e questa volta non lascerò che nessuno me lo porti via.

02 May 2008

Profumo..

When all my hopes are falling down.
When all my purposes are becaming just dreams.
When all my dreams are disappearing...
I asked myself which my road is. I try to find the right way, the right solution, the right way of being.
I know, it's impossible to understand. But I can't just accept that I'm a fake person, that I'm a hopeless guy. I will never accept my wrong way of living, of thinking, of loving..of being.
I will change..I promise I wil change.
This fear is thrilling me; this dark feeling is becaming a sort of slipknot that let my breathless.
I am drowning, I am fucking lost in this damned hell.
I am alone. Everyday, in every single moment, this solitude brings my hands and put them into a dark water, into a dirt water..my destiny, I guess..
Every single moment I see my demons that lick me and I touch with my fingers the body of my sin. The mouth, the fine smile, the perfect form of her face. The sweetness of her parfume.
I feel lost. I fall alone. I feel I'm falling.
No one like you, because you're going to be my torturer.
I hope you will be kind with my frail heart.
But yes..I am definitely ready to my end.

01 May 2008

Questione di numeri?

Cari amici e cari amiche,
carissimi, oserei dire
ero in macchina, alle3e30della mattina. Viaggiavo lungo le strade di una Cesena addormentata, forse narcotizzata. Scivolavo sulle ruote della mia vettura, rotolavo come l'immagine di una moneta che rotola sul tavolo. Curvavo, acceleravo, frenavo, curvavo, frenavo. Acceleravo. E, ogni tanto, grazie a Dio, pensavo. Interrompevo la meccanica esecuzione della guida e pensavo.
"Se ora, in questo istante, lanciato ad ottantaquattro chilometriorari, mi lasciassi condurre frontalmente contro un muro, immerso in questo oceano di silenzio, che accadrebbe? Se io lasciassi che il mio corpo venisse ucciso e sconvolto dalle lamiere, se semplicemente mi abbandonassi alla semplicissima idea del morire, cosa accadrebbe?
Chi mi piangerebbe? E come? Quante persone sarebbero addolorate?Sono abbastanza?"
Perchè vi mancherei? Per quale motivo la mia tragica fine sarebbe dolorosamente significativa per voi?
Beh ovviamente per alcuni la risposta è facile: per le persone che mi amano da tempo, per quelle che ormai sono storia nella mia vita. Ma mi chiedo, tutti voi con i quali ho sì un legame d'affetto, ma verso i quali non c'è quel moto di amore che sconfina nel protettivismo, cosa fareste e cosa pensereste se io mi schiantassi proprio qui, sullo spigolo di questo mondo?
Parole parole parole parole.
Pensieri e parole.
Quanti sareste a sgranare gli occhi e dire No..non è possibile..
Quanti sareste a pensare che tutto sommato è un peccato che io non sia più qui?
Quanti sareste a riflettere sul fatto che io avevo tanti sogni, che io miei tanti sogni sono ormai incastrati tra quelle lamiere?
Quanti sareste a capire che parte di quei sogni sono proprio qui, tra queste righe che ogni giorno leggete come se fosse per voi un impegno?
In quanti riuscireste a sentire la mia mancanza non solo fra i banchi di scuola o in un contatto che da grigio non diventa più verde, ma anche nei pomeriggi noiosi e sonnolenti, ma anche nei momenti in cui pensate ai cavoli vostri, coi vostri amici e con i vostri amori? Certo è facile sentire il dolore quando non si ha altro da fare..è molto più difficile sentir la mia mancanza quando si pensa agli altri.
Amici miei, amiche mie.
Alzatevi e pensate a quante persone, che voi vi illudete essere amiche e amici, in realtà non vi reputano altro che tappabuchi in un tempo elastico che ha bisogno di continui rattoppi.
Amici miei, amiche mie.
Pensate di essere in cima ad un grattacielo, al centesimo piano di quell'edificio immenso. Pensate tra le braccia di chi vorresti lanciarvi, pensate tra le braccia di chi, dopo una caduta folle di cento piani, vorreste trovar la salvezza...avrete molto sorprese.
Carissimi, forse...non siate qui per me per farmi un favore per esser gentili perchè in fondo non costa nulla così poi si aggiotna il numerino delle visite giornaliere per far un piacere a Lorenzo che poi è conteno anche se alla fine me ne fotte il cazzo di cosa potrebbe esserci scritto tanto in fondo sta roba è troppo lunga e noiosa e sembra che le frasi non debbano finire mai..
Amici miei, amiche mie.
Guardatemi negli occhi e cercate di capire se avreste voglia di piangermi su un mucchio di terra oppure no...
Amici miei, amiche mie...
Amici miei? Amiche mie?




ps:Post nr.100..fatemi gli auguri!!