16 July 2008

Fischia il vento..

"...Chi vuol rimanere insieme a me su questo scoglio?"
Semplice, spietato. Come i sogni. Fatti per esser disattesi.
Come le persone. Nate per tradirti.
Come Dio. Inventato per umiliarti.
Scorre il fiume e si placa la tempesta. Cresce il sospiro mentre questo scoglio viene lambito da onde sempre più alte.
Vendetta. Vergogna. Sentimenti diversi, ma che iniziano entrambi con la stessa lettera. U. Come Uomo.
Abbiamo intrapreso un sentiero nostro, chiamato vita? Oppure siamo su un ridicolo tapis-roulant che ci prende in giro facendoci far fatica ma impedendoci di andare da una qualche parte.
Questione di punti di vista: la vita è il percorso che facciamo lungo il sentiero o è il corpo che attraverso la fatica scolpiamo?
Chissà. Chissà. Chi sa?
Come un quadro astratto. Queste parole non sono per tutti. Sono per chi può capirle..o per chi vuole capirle.. sono Tue.
Voce del verbo sbagliare. Io tu noi. Tutti quanti sbagliamo. Tutti quanti sorridendo, perchè pensiamo di esser intelligenti a prenderla con filosofia.
E sbagliamo ancora.
Sbagli sbagli sbagli. Solo una sequenza infinita di errori.
Siamo bambini con le mani piene di armi. E crediamo di essere giovani Rambo.
Giovane strambo.
Stupide rime.
Pardon.
Inno alla gioia. Fiati archi percussioni e talenti. Direttore ed orchestra.
Qual è il nostro ruolo?
Siamo direttori o solo stupidi esecutori?
O magari siamo la sinfonia stessa.
Stupide rime.

"...Chi vuol rimanere insieme a me su questo scoglio?"
Un signore dalla scialuppa alza la mano. Beh..già qualcosa.
Tutti gli altri immobili che mi guardano con aria compassionevole. In fondo per quale motivo rimanere sullo scoglio mentre la tempesta sta arrivando quando puoi andartene con la scialuppa di salvataggio e evitare di farti male.
Beh. Dal mio scoglio potrò vedermi tutto lo spettacolo in prima fila.
Troppo facile allontanarsi su una scialuppa eppoi, da un posto caldo e riparato, magari con una tazza calda in mano, commentare quale incredibile spettacolo sia la vita.
Fate gli intellettuali col culo coperto.
Io farò il naufrago e non mi dispiacerà lottare contro qualche onda..voi potrete solo limitarvi a convenire tutti insieme che la vita è capace di scagliarti contro onde sempre più grandi.
Ma voi rimanete sulla riva, coperti dalla tettoia di plastica, con le membra scaldate da pail colorati che costano più di un peccato.
Questione di punti di vista.
Intanto il signore che ha alzato la mano, appena la scialuppa ha cominciato a remare allontanandosi, e lui è rimasto lì da solo con me, ha cominciato a tremare e dopo pochi minuti ha attaccato a piangere. Troppo vento per lui. Lo scoglio è troppo spigoloso. La pioggia gli punge le guance. Le onde sono troppo minacciose.
Calmati vecchio mio. Non dire che vuoi tornar su quella merda di scialuppa. Lasciali tornare ai loro loft in riva al mare. Lasciali tornare a vomitarsi sui piedi.
Noi stiamo qui.
Prenderemo le onde, ci faremo scagliare addosso tutta l'acuqa e la merda che la vita saprà regalarci.
Ma saremo i primi a vedere l'arcobaleno.

12 July 2008

Insolite parodie

Siamo tutti riflessi in una zuppa di vetro. In un'accozzaglia di frammenti che riflettono la nostra immagine deformandola e spezzandola.
Siamo una musica che esce diffranta da un paio di casse rotte, che emettono suoni cupi e distorti. Siamo come guardare un quadro con sugli occhi un caleidoscopio.
Caos.
Da lì veniamo e a quel luogo torneremo.
Nel mezzo..ci rimane unicamente la possibilità di registrare i picchi della nostra esistenza, cercar di trattenere un solo attimo di felicità. Per l'uomo, il regalo più grande.

Sogni, pensieri. Un viaggio interminabile che punta sempre verso l'orizzonte. Sappiamo di non avere una metà. Crediamo di poter rincorrere un sospiro per tutta la vita.
Ho imparato a viver la mia cronica debolezza solo attraverso la lucida consapevolezza di esser nient'altro che organi e perenni sforzi.
Ho imparato che il mio unico scopo nella vita è quello di descrivere ciò che il mio animo vomita oltre i confini del mio corpo. Ho imparato che tutta la vita non vale un istante di silenzio.
Crescere, cadere. Piangere.
Ma mai, mai, smettere di rialzarsi e ricadere. Ecco la nostra causalità. Cadiamo per poter cader ancora. Viviamo per sperimentare la nostra pulsione all'infelicità. Briciole di cuore. Profumo dei tigli.
E sotto a tutto questo c'è una musica dolce e consolatoria che sembra dirti "amico mio.. abbiamo tutti quanti perso la nostra battaglia. Ma proprio per questo siamo fratelli".
Le foglie verdi e le goccie insipide.
I balconi insolati e gli occhiali dalla montatura sottile.
Quel piercing e quelle spalle sottili.
Tutte figurine di un album che non scambierei per nulla al mondo. Sempre incompleto, perennemente scalcinato, ma unico.
Un saluto, un sorriso, un respiro. Una mano che stringe la consapevolezza di esser sabbia in balia di un vortice. Una mano che agguanta l'infinito e lo costringe nello spazio di un atomo.
Una mano che abbraccia tutta l'esistenza di un ragazzo che sta imparando a sognare.
Il collo del cigno più bello...
il rumore dei passi docili...
il sibilo del tempo che se ne va..
il frastuono di un sorriso che nasce.
L'oblio della mia vita che si spegne.

27 June 2008

....strano il mistero....

Ogni tanto hai la sgradevole sensazione che questo mondo stia diventando troppo pesante per continuare a sopportarlo. Troppe le delusione, troppi i rimorsi, troppi i momenti di frustrazione, troppe le attese per troppi pochi momenti di gioia. Troppo negativo. E allora ti verrebbe voglia di scappare, di aprir la porta di servizio e uscire.
Chiudi la porta del mondo alle tue spalle e hai di fronte a te una nuova stanza, una nuova vita… ti senti perlomeno sorpreso. È reale. Puoi ricominciare tutto da capo: puoi portar Di Qua le persone che vuoi ancora nella tua esistenza e lasciar Di La quelle di cui sei stanco. Puoi decidere il volume e anche le canzoni da metter nella tua playlist.
Esci dal tuo personale Truman Show e vivi una vita nuova.
Decidi tu che genere darle. Decidi tu se la musica deve esser altissima, fino a spaccarti i timpani, oppure se vuoi una melodia sognatrice. Decidi tu la città e la casa. Decidi l’amore. Decidi gli amici.
Tu sì, tu no.
Sei Dio.

Guarda il fondo di quel bicchiere, non importa cosa contenesse, se acqua, gin tonic o coca cola. Pensa a quel fondo di bicchiere e pensa di riempirlo con tutta la tua vita. Pensa di doverci pressar dentro ogni evento, ogni bacio, ogni sorriso di una amica speciale che hai appena conosciuto, ogni lacrima, ogni scopata, ogni pugno in faccia. Premi dentro con tutta la violenza che hai fino a quando, come con le foglie della menta, da quei fatti così sterili, così pateticamente insignificanti, non sgorga quella gocciolina appiccicosa pregna di significato che forse può dare un minimo di senso alla tua esistenza.
Se ci pensi cosa valgono quegli sforzi, quel farsi il mazzo per aiutare gli altri, quel costante assumersi responsabilità senza che mai nessuno te ne sia riconoscente? A cosa vale uscirci fuori di testa? A cosa vale far buon viso a cattivo gioco con falsi amici che mai hanno screzi ma solo perché sono abbastanza ipocriti per farlo? Battuta su battuta su battuta…lanciare il sasso e nascondere la mano. Che senso hanno tutti quei sorrisi che si perderanno nei ricordi di un’adolescenza vista con gli occhi di un adulto che non può, non può e non potrà, capire cosa muoveva tutti i tuoi sentimenti? A che pro vivere questa adolescenza piena di passioni per poi diventare adulto e non capirsi più nemmeno un po’?
Che senso hanno gli amici che in realtà ti hanno stancato? Quelli che ormai ti fanno esplodere la testa ma non hanno l’acume di rendersene conto? Che senso ha una vita di complicazioni quando non hai nemmeno il coraggio di estrarne quella goccia di liquido vitale?
Ci vuole un po’ di rabbia e un castello di volontà.
Ci vuole un sorriso per ogni sputo che ti sei preso.
Ci vuole uno schiaffo per ogni sorriso che ti è stato riservato.
Né l’amore, né i sogni. Niente ti fa crescere quanto la coscienza di possedere solamente sabbia e cenere.
La vita non è nient’altro che una canzone di cui apprezzi la melodia ma di cui non puoi capir le parole.
Esiste un significato destinato a sfuggirti. Forse questa consapevolezza potrà permetterti di non far più incubi, di non sentir l’esigenza di far del male, di smettere di correre in una radura fatta di roccia e di angoscia.
Hai bisogno di veder allo specchio lo sfacelo della tua anima per poter sperare di porvi rimedio.
Tu sei come questa terra che calpesti: per ogni milione di metri cubi di roccia è nascosto in te un piccolo diamante, ma per trovarlo hai bisogno di fare a pezzi, di sminuzzare, di ferire, di scavare, di fare esplodere; e forse alla fine giungerai a raccogliere abbastanza bellezza per poter definire la tua vita una vita.
Ogni attimo di dolore costruisce un mattoncino nel tuo cuore, ogni attimo in cui ti abbandoni alla tua superficiale speranza lo fa sciogliere.
La pietra rende un muro solido, il miele lo rende solo appiccicoso e scivoloso.

17 June 2008

Sta davvero finendo...

Ehi...
sta succedendo davvero..
Cazzo..tra due settimane è finito il liceo..
Forse in questi giorni siamo stati troppo impegnati con lo studio (siamo...io non è che proprio mi sia ammazzato) per rendercene conto, per alzare lo sguardo e vedere che tra pochi giorni finisce tutto. Porca miseria, non pensavo di doverlo dire. Mi dispiace..davvero..mi dispiace non poter avventurarmi in questa ennesima estate con la tranquillità di aver un settembre al liceo Righi ad aspettarmi..porca miseria..
Sono un po' triste.
Mi mancherete..davvero..mi mancherete e tra pochi mesi cambierà tutto e sarà un po' come premere reset, chissà chi si salverà..io vorrei portar tutti in un grande baule così sono dicuro che ve ne state tutti lì..porca miseria ma mi mancherete proprio tutti.
E guardate che è strano..forse sono solo in un momento di malinconia ma mi sembra che mi debbano mancare anche tutti quelli di messenger per esempio..(cosa stupida perchè vado all'università a Milano, non in missione in Zwaili)..
Però alzarmi la mattina nella mia cameretta con tutti i poster, prender il motore e fare duecento metri fino a scuola. Mi mancherà.
Mi mancherà arrivar la mattina a scuola e trovare Elia, Guido e la Jola (ultimamente ci ha cagato un po' poco per via del fio), la Chiara Succhi e la Giulia e la Sam e la Linda e tutti..Sigh..Mi mancherà.
Mi sa che sono in fase depression..mi sembra che debba mancarmi anche la sedia su cui siedo..
Mi mancherà la sera su msn, mi mancherà tutto.
Mi mancheranno anche gli amici su msn, quelli per esempio che non ho la possibilità di veder di persona ma che almeno stando qui in casa a non fare un cazzo sentivo sempre:
Luca..la mia cuginetta Chiara..la sua amica Kerol con tutte le sue foto sul blog:).
Mi mancheranno le ore spese a sprecar tempo: ore spese a sprecare ore.
Con il liceo finisce tutto un mondo che si era costruito lentamente.
Uffa.
Mi mancherà la tribù da cui puntalmente venivo escluso..:(
Mi mancherà da morire Checco..porca troia Checco! Checco!!!!!!! CHECCO!!!!!
Mi mancheranno tutti quelli che mi sto dimenticando di nominare. ANzi non me li sto scordando, è che a dirli tutti poi mi addormento.
Ehi.......
mi mancherete tutti.
Matteo Antonio Chiara Anna Antonio Nico Checco Ale Laura Laura2 Sara Cate Giulia Ila Bea Chiaracugina Enricocugino Luca Mary la ValeTesta Gea Sara Francicugino Mamy Silvia Kerol(o Carola non ho ancora capito..o Carolina) Enrico(Teo) poi Alecompagnodisventure l'Ale di 5Al l'AngiGengi il Mona Cali LaurinaLindaMati MartinaTutor poi ancora chi c'è..Tika Ettore MONT Sofia DanielediTel1 Ignazio laCate e l'Ire che hanno litigato Cecca e la sua morosa, Docci MOretti Gabe Bata la Mac e ALby! SimoneDaisy la Je la SaraSelvaggiaNaracchia il Crucco!! Bracci la Valentini LucaRasi la Claudia Marione ONOFRI! laVane(elasuaamicamora!!!) ilNeofita gli amici tutti!
Dio stasera mi sa che non è serata..so che avrò di sicuro dimenticato un botto di gente.. sul serio i'm sorry.
Però cazzo domani iniziano gli scritti e siamo ("siamo"?)tutti preoccupati di come va o come no va di prendere almeno dieci allo scritto di mate e oddio la terza prova..io invece ho realizzato che tra poco finisce davvero il liceo..e tanto lo so che ci perderemo, tanto lo so che la diaspora sarà una merda assurda perchè trovarci una volta all'anno a ridere e scherzare è una merda.
CHe brutto pensiero..madonna mia che brutto pensiero!
Però è esemplare..la Maturità porta via tanti amici..la maturità? Ma quale maturità? l'unica maturità che ho appreso tra quelle mura è il significato di convivere, pacificamente o meno, tra tante altre persone, ho imparato a voler bene a tanta gente, ho imparato quanto è bello poter aggirarsi fra i corridoi e salutar un sacco di persone! Ed è bellissimo quando guardo quella scatola bianca con le firme (anche se ne mancano davvero tante) che spero conservi dentro di sè almeno un po' di quello spirito che abbiamo condiviso in questi cinque anni.
Ragazzi davvero...non vedevo l'ora che finisse ma ora che sta finendo è un groppo estremamente grosso..finchè rimaneva tutto nel possibile era anche bello pensarci..ora ho paura..
Mi viene davvero da piangere..
Il ricordo più bello è quella folla oceanica alla ricreazione,noi sei o sette a camminare come una banda tra la gente, io saluto quelli che conosco, tutti sorridono perchè finalmente c'è un po' di pausa dalle lezioni.. e ora a ripensarci un po' piango perchè era davvero tutto quello che di bello c'è nell'amicizia.
Lo dico a quelli che nel liceo ci stanno entrando ora (quindi a te cuginetta cara e a te Kerol (non è che conosca poi tanta gente:)))..godetevi ogni istante, godetevi ogni pianto per colpa di quegli stronzi dei professori che vi fanno penare, godetevi le litigate, i cambi di amicizie, godetevi i momenti in palestra, godetevi i momenti in cui ti senti come in una di quelle scuole americane dei film..godetevi le ore noiose di lezione in cui vi addormenterete.. godetevi i bigliettini, la tensione durante il compito, godetevi l'ultimo banco in fondo e anche il giorno sfigato in cui entrate un'ora dopo, vi hanno preso il posto, e vi tocca star davanti alla prof..e alla fine è più divertente così che stare dietro.. godetevi le gite, le assemblee di classe e le carte delle fotocopie.
Chiara, Kerol, odierete il liceo più di ogni altra cosa ma poi quando vi sfuggirà dalle mani cercherete una presa disperata..ma ormai sarà tardi..
Noi siamo la classe del 2008, quelli che se ne vanno..lasciamo a malincuore, anzi, a malinquore, il liceo e tutto il piccolo mondo che esso contiene..
E forse un po' capisco perchè Paccia è sempre lì...

09 June 2008

Vaffanculo

Oggi fa meno caldo di ieri.. l'aria sottile e gelida ti si insinua negli occhi e ti secca la gola. Il freddo ti rallenta i riflessi ma acuisce i tuoi motivi. Hai in mente rime aggressive...il freddo fa condensare tutti quei pensieri bollenti di rabbia. Sul vetro si disegnano quei nomi, quei ritornelli che detesti. Quanto odio...quanta insofferenza.. sarà tua la colpa o forse sono davvero loro ad esser sbagliati?
Dal punto da cui osservo le cose mi sembra di esser fuori da questa ruota pazzesca fatta di ipocrita simpatia, di "devo esser il più divertente, sono quello con gli aneddoti più divertenti".. mi hai davvero stufato.. mi avete stufato..
Mi avete rotto il cazzo e ora finisce che io passo per misantropo, per il semplice fatto che siete molti di più voi paraculo con gli strass nel cervello piuttosto che quelli come me, che cercano semplicemente di essere se stessi, anche se questo vuol dire non esser SEMPRE il più simpatico, quello al centro dell'attenzione.
Mi annoi.
Ho voglia di zittirti, di dirti che è ora di chiudere quella fogna.
Sputarti addosso un po' di questa cattiveria.
Tu, il tuo sorriso, quel modo di fare costantemente sopra le righe.
Voi, i vostri falsi "sì", i vostri falsi "no". Il freddo sembra raccogliere tutta questa rabbia che non è mia, non so da dove venga.. le relazioni interpersonali dovrebbero arricchire questa vita..non avvelenarla.
Eppure ho in mente tutte queste rime piene di astio e di rancore, ho nella mia canna cartuccie di cattiveria.
Oggi fa un freddo porco dentro di me.
Oggi è un giorno di merda.
Vaffanculo.
A tutti.
Dio santo che rabbia, mi sembra di ingoiare bile.
Vaffanculo a me. Forse mi credo chissàche, ma in fondo il discorso non è questo. Vaffanculo alla scuola, al futuro e al futuro anteriore.
Al passato e alla noia.
Vaffanculo perchè oggi fa un freddo boia. Perchè mi sento solo, perchè voi siete molto più impegnati a farvi belli beandovi della vostra magnetica goliardia piuttosto che a chieder agli altri "cm va?". Vi interessa solamente che gli altri ridano ridano ridano ridano e ridano ridano.. e ridono ridono ridono.
Ridono di cosa? Delle tue parole, del tuo modo buffo di stringere gli occhi? Dei vostri urli in falsetto? Dei trenini in mezzo alla pista?
Ridono solamente perchè sono vuoti e non hanno altro da dire.
Da quanto tempo non sento una discussione seria su, chennesò, la politica, le persone, o anche le mezze stagioni? Tutto si riduce ad una noiosissima cantilena di BLABLABLABLABLA.
Scusatemi se è poco.
Scusatemi se non mi accontento e se non sto zitto.
Mi sto rompendo il cazzo ma alla fine devo dire grazie.
Mi sto rompendo il cazzo e me ne pento.
No tu non c'entri. Ti pare?
Ahahah...sto ridendo proprio di te.. no... Tu non c'entri? Tu!?!? Macchè..
Ahah.
Conta i passi, conta il numero dei versi, leggi lo schema delle rime.
ABABAB.
Tutto semplice.
Fa un freddo boia in questo angolo di paradiso..saranno le fiamme di Laggiù. Laggiù è dove mi sto dirigendo. Almeno è caldo autentico, non è un tepore di falsa cordialità.
Poi per oggi basta Vaffanculo, perchè ne sto usando troppo.. no no..con te non ce l'avevo..
AhAh.
Scusami, ti sembrerà che ti stia prendendo in giro.
Beh magari è così.
Almeno quanto tu fai con me ormai da tempo.
E Vaffanculo.
E scusa la volgarità.
Ahah.
Oggi fa meno caldo di ieri.

04 June 2008

Vita

Penso che tutti almeno una volta si siano domandati cosa sia questa vita..
Cos'è? Cosa siamo?
Cos'è questa vita che tanto ci sconvolge, tanto ci atttrae, a volte sembra perseguitarci con quel suo sadismo tutto particolare, una volta ci strappa ciò che abbiamo di più importante, una volta ci spinge a commettere errori che ci segnano per il resto dei nostri giorni...
Forse la vita è semplcemente voltarsi indietro, ad un certo punto, e guardare cosa ci siamo lasciati alle spalle. Attraverso gli errori, attraverso i litigi..attraverso tragedie più grandi di noi come attraverso le piccole attenzioni quotidiane che ci deliziano.
Forse la vita non è altro che un sentiero che possiamo dire di aver percorso.. costellato di errori, saturo di rimpianti, ma unico e insconfessabile.
Lasciamo gli Anni dolci, gli anni protetti nel nostro nido.. attraverso grandi gioie e grandi dolori diventiamo uomini e persone. Attraverso il distacco da certe persone, attraverso la vicinanza di un amico che, nella sua oscurità silenziosa, non smette mai di esserci...
Ci ritroviamo stanchi ogni sera, a cercar di tener gli occhi aperti su questo spettacolo sorprendentemente avvincente: ogni volta ti sembra di essere giunto al punto morto, all'epilogo di questo giro sulle montagne russe, eppure ogni volta un colpo di coda ti stordisce, il tuo bicchiere cade e si frantuma in terra, spargendo frammenti ovunque ma creando una sottile opera d'arte, una sorta di caleidoscopio trasparente che deforma in infiniti modi il tuo esistere.
Capita che a vent'anni ti scopri un altro, forse lo stesso che se sei sempre stato ma ora sei nuovo.. vicino hai tuo fratello, i tuoi amici, una corona di petali che ti protegge e vigila.
Eppoi c'è quel capitolo doloroso sugli amici persi.. su quell'amico che tu sapevi speciale ma che per un motivo o per un altro ha separato la sua via dalla tua. Da sempre, da quando hai capito cosa sarebbe successo, aspetti un colpo di scena, aspetti che lui torni da te, aspetti che i vostri itinerari si incrocino in un Motel scalcinato dove poter passar una notte intera con una boccia di liquore per poter parlare e dirsi tutto quello che in questi anni ho tenuto da parte solo per te.
La vita probabilmente è aver lasciato delle impronte nei giardini degli altri; aver avuto l'onore di poter stropicciare un po' i fiori ordinati e perfettamente in fila...
La vita è tale quando si può lasciare un testamento in cui ricordare i nostri cari..perchè non c'è dono più immenso di lasciar un segno nelle persone che si è attraversato. Lasciare il ricordo di un sorriso, di una merenda a base di pane e nutella, di tanti anni come in una famiglia allargata. La vita è vita quando si è spesa prodigandosi nell'amore.
L'amore di una ragazza piccola, dolce, tante volte insicura, ma capace di contenere in sè tutto l'universo e tutta la gamma dei colori. Una ragazza leggera come la seta, che si mischia al tuo animo come la sera si mischia ai colori caldi del fuoco, che si concede a te come l'esate si concede all'autunno.
Ogni giorno la vita si confonde con quei silenzi apparentemente vuoti ma inesorabilmente ripieni di tutto ciò che si vive: dal sorriso incredibile di chi ami, al saluto del tuo amico più caro che si allontana in bici, alla fratellanza con un cugino che vorresti fosse tuo fratello, a quell'amico perduto che continui a sperare di poter riacciuffare.
Non è possibile toccar la vita con i polpastrelli perchè essa risiede in una piega molto più intima delle nostre coscienze. La vita si tocca solo avvolgendola con le corde dei nostri sentimenti...
Quando decidi di volgere lo sguardo dietro di te per vedere quale tipo di sentiero hai tracciato con i tuoi passi, con le tue parole, con i tuoi sorrisi e le tue lacrime, puoi solamente renderti conto che non c'è nessuna vita da trovare alle tue spalle, perchè ogni tua esperienza, ogni tuo amico, ogni tuo amore, ogni bacio rubato in un angolo buio o sotto il sole cocente del mare, ogni pacca e ogni gesto d'intesa, ogni sforzo fatto per il prossimo, ogni silenzio condiviso con te stesso, ogni singolo attimo in cui hai sperato che il tempo si fermasse, ogni istante che hai vissuto ti spinge in avanti e prega il tuo animo di continuare questa folle corsa verso una meta che nessuno conosce, verso una felicità che non si sa se esiste davvero, ma sempre e comunque verso un domani che sia migliore di ogni momento precedente, migliore di qualunque attimo riposto nei ricordi.

Probabilmente la Vita non è nient'altro che quella incessante domanda di amore e di dolcezza che ci rende uomini e donne, che ci rende unici e ci dondola lentamente verso un orizzonte dove mischiarci con il rosa del cielo.

Grazie di tutto
Lorenzo

02 June 2008

Al mare..anni dopo..

Caldo afoso..sembra quasi di sentire il sapore dell'umido sulle labbra. La musica saltella oziosa in una monotona sonata. Hai in bocca un filo d'erba, come nei film più prevedibili...
C'è un sole talmente azzurro da penetrare fino agli organi, di quell'azzurro in cui sembrano riflettersi anche le risate dei bambini, i suoni confusi del mare.
Forse sarà l'acqua, forse la schiuma annoiata. Forse sarà questa coltre di caldo che rallenta la musica e imperla il sorriso della ragazza più bella della spiaggia. Forse è solo l'eco lontana di un'estate passata, di giorni di tranquilla gioventù che sono andati e non torneranno.
Già..è proprio quel sapore dolce-amaro dei corpi che si abbracciano nonostante la calura, dei sorrisi che si rincorrono negli schizzi d'acqua, nelle serate umide spese a non far granchè, solo ad amarsi...
Probabilmente sono i rumori ancora nitidi di quelle parole, di quei silenzi così carichi da far annaspare...probabilmente è tutto un insieme di emozioni, di ricordi e di rimpianti..

Cosa resta di tutte quelle vite, di tutte quelle parole che ora sembrano quasi vuote, perchè ormai è cambiato tutto, siamo cambiati noi, sono cambiate le file di ombrelloni, siamo cresciuti, abbiamo imboccato strade che ora divergono, tendendo a mete ancora ignote..è cambiato il ritmo dei nostri respiri, il bagaglio dei nostri ricordi..è cambiato il nostro modo di sorridere..
Rimane solo questo caldo afoso, sovrastato da un cielo azzurrissimo..

23 May 2008

I'M BACK

Se sei pronto a seminare, se hai voglia di raccogliere un po' del dolore che i tuoi passi hanno fatto emergere dalla terra umida..
Se hai voglia di metterti su quel libro che da così tanto tempo fingi di non vedere, se ti senti grande, se ti senti piccolo.
Se ti senti voglioso di strappare tutti i cartelloni pubblicitari della città. Se ti senti in grado di saltare da un palazzo all'altro, come Peter Parker.
Se hai voglia di esser meglio degli altri. Se non vuoi essere nè emo nè scemo nè punk nè indie nè niente. Se hai voglia di esser meglio. Punto.
Cosa ti rimane per le mani? Un po' di musica, violenta, dolce, scanzonata e felice. Un po' di mondo in questo angolo di tenerbra. Un po' di luce, prego.
Cosa hai per le mani? Vita? Violenza? Egoismo? Oppure forse ti resta solo un pochino di orgoglio per cercar di improssionare tutti gli altri che non capiscono quanto tu sia immenso.
Allora fermati, corri, arrestati e annusa il profumo dei capelli della ragazza più bella della città. Accarezza l'ombelico rotondo e delicato con un piercing al centro. Stringi quella felpa color fegato che nasconde ma risalta il suo corpo di donna.
L'universo è un continuo turbinio di confusi nulla. Tutto si stringe attorno a te per lasciarti nella più totale sordida oscurità. Silenzio ovattato. Caos con i bassi così forti da farti vibrare i sentimenti.
Sii coraggioso, alza ancora il volume, puoi solamente premere di più su quell'acceleratore di vite che di solito chiamiamo noia. Puoi solamente sentirti migliore, puoi soltanto accettare ciò che sei. Poi corri corri fin quando puoi, non ti fermare fino a quando tutto il mondo non è rimasto indietro. Eccoti, stai arrivando al nucleo arfente del significato.
Stai avvicinando quel tiepido nulla, quell'ardente bolla di sapone che sai, perchè lo sai, che non puoi toccare. Non puoi toccarla e basta. Se la tocchi esplode, gli schizzi ti finiscono negli occhi. Eccetera eccetera.. quante volte dovrò ripetertelo.
E la mano si alza come per dart iuna sculacciata, ma alla fine quella sculacciata non arriva, perchè tua madre è troppo buona, lei deve urlare per farsi rispettare, a te basta uno sguardo troppo liquido per scioglierla.
Ritorna in te. Il passato richiudilo nei dvd delle filmine. Il presente è tutto quello che hai. Non puoi fare altro che cercar di afferrarlo forte forte fino a quando il ritmo della musica non si è asservito ai tuoi bisogno. Allora sarai tu a dirigere il ballo.
è il caos. è la rabbia e la gioia. VUoi danzare? Danza! Vuoi sognare? Fallo! Eccoti! Qui e ora. E lei è bionda bruna castana e i Suoi occhi hanno mille colori quanti possono essere i tuoi stati d'animo.
Quelli che vengono. QUelli che vanno.
..e quando tutta la musica, i ballerini, i tuoi amici un po' brilli che si agitano intorno a te, quando tutto questo comincia a rallentare..
..quando i rumori si fanno lunghe lingue di colore musicale..chiudi gli occhi e ascolta..
..chiudi gli occhi perchè questi pizzichi di chitarra, questi tamburi soffusi..sono ciò che sei..
..ascolta le parole, ascolta i suoni..
..ascolta le pause che scandiscono i tuoi ricordi..
..eccoti..finalmente..
..dopo tutto quell'agitarsi ti sei ritrovato.. eppure era tutto così semplice, no? Bastava fermarsi ed ascoltare..ascoltare le voci dei tuoi amici, ascoltare l'eco dei tuoi passi, lo sfregare della biro sul foglio, gli aliti rumorosi.
Era tutto qui..eri tutto qui..
..bastava poco non vedi..
..ora ascolta.

20 May 2008

PROMETEO

..Mi hanno chiesto di scrivere qualcosa, un pensiero od un racconto sui limiti della ricerca..
Avevo poche idee lo ammetto..questo è quello che ho partorito..

PROMETEO

È come il sesso. Che quando si va oltre al piacere si cade nella perversione.
È come il sole di agosto. Che quando si va oltre alla tiepida abbronzatura si finisce ustionati.
È come le immersioni. Che quando si va oltre le proprie possibilità si rischia di affogare.
È come Icaro. Che non seppe frenare le sue ali quando gli dei glielo ordinarono e finì per cadere nell’oceano per non farne più ritorno.
E così sarebbe dovuto essere il mio lavoro. Allo stesso modo avrei dovuto fermare la mia mano una volta che questa aveva osato troppo. Mi sono spinto oltre quel limbo di incerta licenziosità che mi concedeva di sperimentare ciò che nessuno aveva mai sperimentato.
Come Icaro ho oltrepassato il limite della tracotanza.
Ora il mio lavoro è il mio crimine. Ora ciò che ho creato è ciò che devo distruggere.
Ho superato quella muta barriera etica che separa il mio lavoro di scienziato da quello di un fanatico. Sono entrato in una sfera di peccato che compete ai pazzi, non agli uomini di scienza.
Sono un professionista della scienza, eppure ho trasgredito i miei giuramenti.
Sono un cattolico, eppure ho peccato contro la famiglia, contro Dio.
Però questo è tutto ciò che da anni sognavo, questo è tutto ciò per cui da anni vivo. Dal sei ottobre duemila, quando il mio piccolo Marcel è stato investito da quella macchina assassina e, a soli tre anni, ha dovuto abbandonare questi luoghi, il suo parco giochi, il suo trenino preferito… con quale diritto Dio potrebbe biasimarmi per quello che ho fatto se Lui ha avuto la presunzione di decidere di strapparmi mio figlio? Quale Dio fa questo ad un uomo qualunque e si permette poi di vietarmi di toccare il mio paradiso per un giorno, un mese o un anno, cento anni?
Nelle ultime settimane mi sono interrogato e mi sono risposto che me lo merito, che è la mia ricompensa, la mia panacea.
Marcel non aveva fatto nulla per cui dovesse esser punito. Marcel era candido, era innocente. Eppure Tu hai voluto metterlo su quella strada, hai voluto che quella macchina incrociasse quella strada. Tu hai voluto che lui morisse.
Nelle ultime settimane ho superato quel limite che tutti si sono sempre posti. Ho infranto i limiti ma l’ho fatto per una causa giusta, per una motivazione più grande di qualunque speculazione. Ci sono ragioni umane che vanno oltre ogni legge o ogni dogma. Ci sono sogni, ci sono speranze, ci sono dolori al di là di qualunque polemica, di qualunque disegno di legge o referendum.
Nessuno può permettersi di giudicare su una sfera così intima e così ingiudicabile. Nessuna legge, nessuno può dirmi se seguire o no il mio sogno.
Il mio stesso cuore è a pezzi per ciò che ho fatto, il mio stesso cervello mi grida di scappare, cancellare tutto questo. Eppure questo bambino che tengo tra le mani è tutto ciò che in questi otto anni ho sognato. Gli stessi occhi e le stesse manine.
Non si possono porre limiti a certi bisogni. Io non parlo solamente di me. Parlo di chi sogna di avere un bambino, o di chi sogna di potersi salvare da una malattia che non gli lascia scampo. Parlo di tutti coloro che la medicina potrebbe aiutare ma che le leggi tengono lontani da queste possibilità.
È ora di smetterla con questo buonismo o questo spirito falso e bigotto. Io sono stato il primo, io sono il Prometeo di un nuovo mondo che conoscerà una nuova rivoluzione di spiriti e di culture.
Ognuno ha diritto di avere la sua felicità, sempre rispettando l’eticità dell’esistenza, ma senza lasciare che falsi buonismi gli neghino il suo pezzo di paradiso.
Io sono il primo. Dopo di me saranno milioni.
Questo bambino è Marcel e questa volta non lascerò che nessuno me lo porti via.

02 May 2008

Profumo..

When all my hopes are falling down.
When all my purposes are becaming just dreams.
When all my dreams are disappearing...
I asked myself which my road is. I try to find the right way, the right solution, the right way of being.
I know, it's impossible to understand. But I can't just accept that I'm a fake person, that I'm a hopeless guy. I will never accept my wrong way of living, of thinking, of loving..of being.
I will change..I promise I wil change.
This fear is thrilling me; this dark feeling is becaming a sort of slipknot that let my breathless.
I am drowning, I am fucking lost in this damned hell.
I am alone. Everyday, in every single moment, this solitude brings my hands and put them into a dark water, into a dirt water..my destiny, I guess..
Every single moment I see my demons that lick me and I touch with my fingers the body of my sin. The mouth, the fine smile, the perfect form of her face. The sweetness of her parfume.
I feel lost. I fall alone. I feel I'm falling.
No one like you, because you're going to be my torturer.
I hope you will be kind with my frail heart.
But yes..I am definitely ready to my end.

01 May 2008

Questione di numeri?

Cari amici e cari amiche,
carissimi, oserei dire
ero in macchina, alle3e30della mattina. Viaggiavo lungo le strade di una Cesena addormentata, forse narcotizzata. Scivolavo sulle ruote della mia vettura, rotolavo come l'immagine di una moneta che rotola sul tavolo. Curvavo, acceleravo, frenavo, curvavo, frenavo. Acceleravo. E, ogni tanto, grazie a Dio, pensavo. Interrompevo la meccanica esecuzione della guida e pensavo.
"Se ora, in questo istante, lanciato ad ottantaquattro chilometriorari, mi lasciassi condurre frontalmente contro un muro, immerso in questo oceano di silenzio, che accadrebbe? Se io lasciassi che il mio corpo venisse ucciso e sconvolto dalle lamiere, se semplicemente mi abbandonassi alla semplicissima idea del morire, cosa accadrebbe?
Chi mi piangerebbe? E come? Quante persone sarebbero addolorate?Sono abbastanza?"
Perchè vi mancherei? Per quale motivo la mia tragica fine sarebbe dolorosamente significativa per voi?
Beh ovviamente per alcuni la risposta è facile: per le persone che mi amano da tempo, per quelle che ormai sono storia nella mia vita. Ma mi chiedo, tutti voi con i quali ho sì un legame d'affetto, ma verso i quali non c'è quel moto di amore che sconfina nel protettivismo, cosa fareste e cosa pensereste se io mi schiantassi proprio qui, sullo spigolo di questo mondo?
Parole parole parole parole.
Pensieri e parole.
Quanti sareste a sgranare gli occhi e dire No..non è possibile..
Quanti sareste a pensare che tutto sommato è un peccato che io non sia più qui?
Quanti sareste a riflettere sul fatto che io avevo tanti sogni, che io miei tanti sogni sono ormai incastrati tra quelle lamiere?
Quanti sareste a capire che parte di quei sogni sono proprio qui, tra queste righe che ogni giorno leggete come se fosse per voi un impegno?
In quanti riuscireste a sentire la mia mancanza non solo fra i banchi di scuola o in un contatto che da grigio non diventa più verde, ma anche nei pomeriggi noiosi e sonnolenti, ma anche nei momenti in cui pensate ai cavoli vostri, coi vostri amici e con i vostri amori? Certo è facile sentire il dolore quando non si ha altro da fare..è molto più difficile sentir la mia mancanza quando si pensa agli altri.
Amici miei, amiche mie.
Alzatevi e pensate a quante persone, che voi vi illudete essere amiche e amici, in realtà non vi reputano altro che tappabuchi in un tempo elastico che ha bisogno di continui rattoppi.
Amici miei, amiche mie.
Pensate di essere in cima ad un grattacielo, al centesimo piano di quell'edificio immenso. Pensate tra le braccia di chi vorresti lanciarvi, pensate tra le braccia di chi, dopo una caduta folle di cento piani, vorreste trovar la salvezza...avrete molto sorprese.
Carissimi, forse...non siate qui per me per farmi un favore per esser gentili perchè in fondo non costa nulla così poi si aggiotna il numerino delle visite giornaliere per far un piacere a Lorenzo che poi è conteno anche se alla fine me ne fotte il cazzo di cosa potrebbe esserci scritto tanto in fondo sta roba è troppo lunga e noiosa e sembra che le frasi non debbano finire mai..
Amici miei, amiche mie.
Guardatemi negli occhi e cercate di capire se avreste voglia di piangermi su un mucchio di terra oppure no...
Amici miei, amiche mie...
Amici miei? Amiche mie?




ps:Post nr.100..fatemi gli auguri!!

26 April 2008

Essere umano

Un essere umano. Un essere umano.
Essere umani. Mani umane.
Rimani in piedi con gli occhi nudi, fissi sulle tue mani, sporche di vita e di vene. Fuori il mondo è diventato una spirale confusa, i colori mischiati, i sogni incrostati di lacrime nere.
Nella notte nera della città i lampioni sfrecciano senza controllo verso il tuo passato; le luci che si muovono come lucciole lanciate contro il buio. La strada sotto i tuoi piedi che perde della sua linearità. E la strada diventa un continuo inciampare, uno scivolare sui propri errori, su tutti quei difetti che cerchi continuamente di migliorare, di mondare dal tuo spirito. Ma ogni volta la tua persona, che è semplicemente, ineluttabilmente, inevitabilmente sbagliata, si ritorce contro se stessa e ti sgambetta, ti ostacola per farti infine cadere in quel burrone senza fondo che ti accoglie, caldo come una donna, dolce come una droga, violento come la morte.
Rimani in piedi, cosparso del tuo stesso fuoco, con gli occhi fissi sulla tua umanità prostrata e violentata. Osservi con terrore te stesso. Quello sei tu.

15 April 2008

La

Una ballerina. Il corpo esile, i muscoli forti e allenati, il tutù nervoso.


Oggi è il giorno del debutto, oggi mi gioco tutti questi mesi di fatica. In piedi dietro le quinte, fremendo, col fiato che si rincorre, aspettando il momento giusto.


Ripassava tutti i passi mentalmente, si ripeteva il ritmo nella testa, lo distribuiva in tutte le fibre del suo corpo. Diventava tutt'uno con il parquet, con il sipario, le luci. Pronta a quell'esplosione nel pubblico.


Dondolava la testa, per avvertire il sottile scricchiolio del suo collo.


Era una macchina perfetta, era potenza leggerezza e armonia concentrate in un punto di infinita grazia.


Nulla contava più: i dolori , i gossip dell'esistenza, i rumori, il sibilo del pubblico in attesa.


Era etere.


Si fuse con il silenzio. Poi la sua nota, il suo trampolino, esplose in un turbinio di colori e volteggi...

Questo non è un vero post..

Questo non è un vero post.. per quello mi servono un altro paio di giorni, ma sappaite che sto preparando qlcs..
Volevo solo linkare questo intervento di un caro amico riguardo le elezioni appena passate.
Io personalmente ho votato il PD, non per false illusioni ma per una convinzione reale.
Vi lascio il link, leggete perchè vengono dette cose intelligenti, interessanti, profonde. Potrete poi essere d'accordo o meno, questo spetta a voi deciderlo, ma questo post è qualcosa che va letto.
Per pensare, per riflettere, soprattutto per interrogarsi.
Qualcosa non è andato e non va tuttora in un'Italia malata di destrismo becero, di celodurismo da paese che si è lentamente trasformato in partito di milioni di voti.
Pensate.
Nessuno ha la verità in tasca ma tutti noi abbiamo l'obbligo di interrogarci e muoverci verso un futuro migliore.

06 April 2008

In uno sbuffo di farina

C'è una ragazzina dalla pelle chiara, sottili lentiggini traspaiono sulle guance, i capelli rossi le incorniciano il volto. Il suo viso morbido, gli occhi profondi e intelligenti, il suo collo esile disegnano la sua figura impaurita nella notte solitaria e silenziosa della città. Sembra tutto addormentato.
Lei cammina lungo il marciapiede guardando di nascosto il mondo intorno a sè. Le macchine posteggiate che finalmente si godono il loro meritato riposo, i lampioni invece sempre all'erta. Dall'altra parte della strada c'è un uomo con un grembiule, vestito tutto di bianco. Le sue mani ed il suo viso sono coperti di farina. Anche per lui la notte è momento di lavoro.
Intanto lei continua a camminare solitaria, con le mani ben affondate nella sua giacca calorosa, la lana che le punge dolcemente il collo. Cammina e si sente bene a fondersi con quella quiete innaturale. Quella via, quella città, che di giorno sembrano il centro del mondo, che alla luce del sole si affollano di persone infuriate, ora non sono altro che strade deserte, di cui lei è padrona.
Ora, solo per un istante, tutta quella grande via, quella stradona così imponente, diventa il suo territorio, lei è il capo e lei è l'unica regina di quella strada.
In piedi davanti a lei la sua migliore amica.
Quanti mesi sono passati da quando te ne sei andata.. quante settimane, quanti giorni passati a piangerti, a sentire la tua mancanza in ogni sospiro.
-Ciao- dicono tutte e due contemporaneamente.
Poi scende il silenzio. Le due bambine quasi donne si osservano e aspettano di vedere cosa accade. Poi la regina della notte estrae una mano dalla tasca tiepida della giacca e fa per protenderla verso la sua amica, verso il suo alone. Le lacrime cominciano a scendere rapide ed abbondanti. -Quando torni?-
-Sai che non tornerò...sai che ormai ho lasciato questo posto, questa città caotica e piena di frastuono. Il posto in cui mi trovo ora è molto più silenzioso. Ho tutta la quiete di cui ho bisogno per riflettere sulle cose. Però vedo che nel tuo regno sei riuscita a creare un piccolo angolo di quiete...è per questo che sono qui ora.
Anche se sono partita già da un po' non perdo occasione di venire da te, raggiungendoti in sogno o sfiorandoti durante la giornata, senza volerti distogliere dal tuo compito di regina...voglio solo che tu sappia che io sono lì con te.-
Le due ragazze si fronteggiano. La più concreta ha una mano sollevata a mezz'altezza verso quella che sembra più evanescente. -Quindi non torni?-
Un sorriso si allarga... -Io sono già tornata...anzi non me ne sono nemmeno mai andata sai? è per quello che sono qui ora con te-
La regina, piena di mantelli e pietre preziose, osserva la sua mano regale poi la lascia ricadere nella tasca.
Intanto la ragazza coi capelli biondi, ormai quasi trasparente, solleva la sua, in un gesto di saluto forse non adatto ad una regina, con la mano aperta, immobile. Infinita.
Lentamente tutto l'incantesimo sparisce e la bimba dai capelli rossi si ritrova infagottata nella sua giacca rossa che la punge in maniera dolce. Il freddo ora le abbraccia i contorni delle orecchie, la punta del naso. Un uomo vestito di bianco tossisce grassamente prima di rientrare nel portone del suo negozio, in uno sbuffo di farina.

04 April 2008

Siamo in due

Esistono i numeri, esistono le stagioni. Esistono solo concetti che si contano.
Solo ciò che è calcolabile, ciò che è stampabile su uno scontrino è reale.
Allora cosa sono i miei sentimenti? In quale categoria vengono raggruppati? Questi dolori, queste emozioni, da dove vengono e dove sono destinate ad atterrare?
Mi faccio queste domande...rimango senza risposte...
Ogni giorno convivo con nostalgie, con desideri, con ridicoli fremiti. Cos'è tutto questo? La musica che mi sento dentro, la rabbia e l'amore...
L'unico modo per rendere tutto questo più reale, quasi concreto, è riversarlo qui. In queste pagine, in queste decine di centinaia di lettere che lascio come impronte del mio passaggio...
Affido tutto a questo confuso e ridicolo spazio virtuale, forse nella speranza di trovar qualcuno che lasci il suo pensiero qui, insieme ai miei. Forse per potermi guardare indietro e vedere il percorso che ho intrapreso, per non dimenticare mai da dove vengo.
Forse solo perchè sono solo. Perchè voglio sentirmi come in due. Io e me stesso. Io e quell'altro, meglio di me, più poetico, più lirico, più di me.
Tutta questione di punti di vista.
Intanto vi lascio questi infiniti cori, queste rime che graffiano la superficie della mia scialba vita.
Non c'è illusione non c'è speranza.
Ci sono solo io e voi.
Fatevi vivi. Tutti voi. Tutti coloro che passano e leggono queste singhiozzi sprechino un minuto del loro tempo e lascino la loro traccia. Scrivete e ditemi chi siete, quanti siete, perchè tornate qui e cosa è tutto questo per voi.
Statemi bene. Spero di sentir la vostra voce forte e chiara.
Perchè io sono parte di voi ora. Sono entrato in voi così come voi entrate in me.
Siete il mio pubblico, i miei amici, siete i miei boia.
Siete i compagni di quest'avventura.

31 March 2008

Castelli di rabbia.

Scrivendo una canzone d’amore, una poesia, un lamento di morte. Scrivo sabbia sul muro e scrivo parole in disordine. Scrivo ma non leggo, scrivo e non ho più idee. Rimane il fondo, il colore, un po’ di malinconia. Rimane tanta voglia di diventare grande. Di scappare, di abbandonare tutto e tutti. Di vivere la vita come non l’ho mai fatto fin’ora. E intanto sto perdendo tutto quello che ho, gli amici, i sogni, le forze. Sto perdendo i valori e la lealtà verso chi la meriterebbe.
Folli pagine di un diario di vita. Un piccolo intervallo tra sogni, sigaretta, tentativi di fare qualcosa di buono. Scrivo spesso e vorrei diventare un uomo. Vorrei dare equilibrio alla mia esistenza. Vorrei un colpo di coda possente e vigoroso.
Non mi piango addosso. Assolutamente. Guardo questo disfacimento e ne constato la putritudine. È un mondo selvaggio. Ripariamoci bene prima di uscire allo scoperto. È difficile tirare avanti con le proprie forze. Eppure non ne cerchiamo altre. Vogliamo farcela da soli.
Guardi tutti i segni della tua imperfezione. Guardi la tua vita e ti chiedi quanto in fondo tu possa arrivare. Guardi una ragazza ed ogni volta te ne innamori. Guardi quello che vorresti e ti illudi che sia quello che avrai.
Sangue, merda, sperma.
Il suono di un piano.
Tasti neri. Tasti bianchi.
Resti sulla tua sedia di idee e scrivi castelli di sabbia, castelli di rabbia. Ti senti confuso perché stai cercando qualcosa in più. Stai cercando quel pezzo che ti elevi al di sopra. Stai cercando il nodo che risolva tutti ituoi problemi. Gli amici gli amori la famiglia. Sparirà tutto.
Puf.
Rimani tu, a quattr’occhi con te stesso. Quattro mani con il sangue che stai spargendo.
Testo autografo. Basta computer, ora solo sudore delle mani.
Stai cercando di trovare il nucleo dello scrivere.
Stai cercando l’ispirazione, non quella che arriva ogni giorno e ti induce a sprecare le tue parole.
Cerchi quell’ispirazione che arriva una volta nella vita, passa e va via.
Quell’ispirazione che ti travolge, ti sommerge, e ti lascia lì.
Solo tu e lei.

27 March 2008

Soliloquio

“Eccoci” disse lei “eccoci alle porte del nostro cammino, al principio del nostro slancio. Eccoci nel nostro occidente avanzato e splendente. Ci siamo noi, c’è il mondo e c’è la storia da scrivere.
Noi. I ragazzi dalle mille capacità e dalle mille possibilità; gli intelligenti, i geniali, i promettenti. I ragazzi che si imbottiscono di coca e che si ammazzano ai duecento all’ora ogni giorno. Eccoci qui pronti a spiccare il volo e fare della nostra arroganza un pregio.
Siamo noi, i diciottenni che ogni sabato sera bevono bicchieri e bicchieri di superalcolici per poter raccontarlo poi il lunedì mattina agli amici a scuola. Eccoci ubriachi fradici a ballare in un locale squallido insieme a persone che in realtà nemmeno ci piacciono, persone che però ci trasciniamo dietro come scudi contro le nostre paure.
Siamo i diciottenni che nonostante non siano capaci di provare alcun sentimento continuano a dimenarsi in questo scopare a destra e manca; infilando i loro cazzi in qualunque cosa si muova e respiri, concedendo le loro intimità a qualunque adolescente con la maglietta adatta.
Eccoci tronfi di ciò che siamo senza nemmeno renderci conto che siamo la generazione più fasulla di tutte: la generazione di mille amici su Myspace, dei film scaricati in un pomeriggio. Mentre invece vorremmo essere la generazione del ’68, di Woodstock, dei Gun’s and Roses, dei Pink Floyd e dei Nirvana, la generazione delle prime canne e delle prime sniffate. Inutili parassiti, di internet, di una società che senza sforzarsi ci annichilisce con i suoi tanto stupidi quanto efficaci placebo. Guarda Amici questa sera in tv. Ascolta l’ultima canzone del tuo coetaneo miliardario che tanto ti fa commuovere. Non stare a pensare a quanto sia finto Amici o al fatto che tra pochi anni quel tuo idolo sarà un miliardario dimenticato da tutti, che si devasterà di droghe e puttane per riempire il vuoto lasciato da quel successo inconsistente.
Dove vorremmo andare con questo bagaglio di patetici lustrini? Vogliamo diventare stimati professori, affermati avvocati, manager di successo, poliglotti che sanno relazionarsi con l’universo intero.
Ma fottiamoci.
Non andiamo da nessuna parte perché non siamo ancora capaci di accendere i motori, non ci muoviamo perché abbiamo infilati i piedi in questa merda e ci siamo affondati fino alle spalle, ma intanto continuiamo a sorridere.
Noi e i nostri amici che in realtà detestiamo, o peggio, reputiamo tutto sommato inutili. Ognuno di noi si sente centro di un’elite di cui solo pochi possono fare parte, e per poco tempo, poi vorremo un ricambio perché la moda sarà cambiata. Noi e le inutili discussioni filosofiche da parte di persone che non riescono nemmeno a rendersi conto della vanità di tutto questo.
Siamo fumo e ci crediamo oro.
Io non ci sto più. Io non ci sto. Mi rifiuto di dare il mio contributo a questo quadro così puzzolente. Voglio cercare di distaccarmi da tutto questo, rigetto le mani tese e i sorrisi.
Non ci sto.”

16 March 2008

< Immetti il tuo messaggio personale qui >

Nudo, come corpo morto, cresce ogni giorno il nostro anelito di morte.
Crudo, come un fisico spoglio, vegeta ogni giorno questo cervello flaccido.
Sembra assurdo pensare di essere qui, ora, a scrivere perle che si perderanno come cenere lanciata nell'oceano: una parte, la maggiore, destinata al niente; l'altra, in pasto a qualche pesciolino clemente disposto ad ascoltarmi per pochi minuti.
Scusatemi l'ermetismo e le metafore ferrose ma quest'uomo è ormai ombra di se stesso. Oramai vado perdendo i princìpi e i valori; divento ogni giorno meno di me stesso. Come in un folle contatore ogni volta mi inzializzo sempre con un livello di umanità inferiore.
E non c'è musica, non c'è arte, non c'è sesso proibito che tenga.
Non c'è fuga, non c'è sorriso malizioso che renda questo inferno meno morto.
Oggi è giorno di ermetico silenzio.
E intanto continuo a parlare.
Forse è questo il mio modo di esprimermi. Esrof olos ìsoc im etertop eripac. Osrep. Osrep onos im.
Parlo come penso e penso ciò che scrivo e scrivo ciò che penso. Non c'è autocompiacimento e non c'è maliziosa vanità. Ci sono solo io che piano piano divento sempre un po' più trasparente. Ci sono io, con te con lui con lei e con lei e sempre da solo nonostante tutti voi.
So che è difficile. Lo so.
Sopporterai tutte le lame che ti pianterò nella schiena?
Non dovresti...ma forse chissà...lo farai.
E intanto io avrò consumato il mio delitto, il mio adultero castigo verso me medesimo. Sta tutto in quegli occhi, in quelle parole dette con ostentata indifferenza per dimostrarmi quale significato esse celassero. Sta in tutti quei sogni e in tutti quei chilometri di ferro.
Sta in me e sta in tutti voi che in fondo in fondo ne siete assolutamente consapevoli.
Questo sono io e la verità non può essere altrove che qui, dentro me.
La mia lingua i miei occhi e il mio incesto proibito.
Io e il limite che ormai ho già infranto con un colpo di gola.
Io e me stesso che lottiamo e che intanto spargiamo sperma e avances ovunque.
Io senza una fine perchè continuo come inuna ridicola ruota

14 March 2008

Azzurro

Alle unidici di mattina, seduto su una sedia di vimini, con gli occhi che, attraversando la finestra, si puntano dritti in questo cielo di un azzurro quasi pungente. E, aspettando che questo azzuro riesca a penetrare i tuoi occhi, ascolti una canzone melodicamente triste.
Un altro giorno e un'altra mattina. Un nuovo giorno che stacchi dal calendario e che nella tua vita se ne va. Altre ventiquattro ore di esistenze passate, scivolate, passate. un nuovo giorno che ti allontana dalla vita, ma che ti avvicina a qualcos'altro di ignoto.
Cosa sarà? Qual'è il prossimo approdo?
Nel tuo cielo azzurro passa qualche nuvola bianca, sola, indifferentemente sola. Passa, senza lasciare traccia se non qualche laccio di vapore che rimane sospeso in aria per pochi istanti prima di risolversi nell'azzurro che ancora non ti ha invaso.
Osservi quello spettacolo monotonamente azzurro e sorprendentemente allegro. Ti domandi cosa e dove e chi sei. Ti interroghi sui mille motivi per cui ogni giorno ti senti giusto o sbagliato.
E intanto sono passati tre minuti, altri tre minuti sottratti alla tua sveglia, tre minuti che non rotroverai mai.
Tic Tac Tic Tac
Macabro gioco.
Rimani in piedi con i piedi scalzi di fronte a quell'oceano azzurro e pensi ai rintocchi della tua vita. L'impressione è quello di avere gli occhi ormai annegati di quell'azzurro cielo.
Il cellulare vibra e ti sembra di ripiombare nella realtà ma con forza te ne distacchi e te ne liberi e ritorni a te stesso.
Quale sarà la verità? Perchè sono qui e sono questo?
Sembra davvero non esserci spazio per gioia e felicità.
Pensi agli errori e pensi ai desideri. Pensi a te stesso e alla fuga.
Fuggire.
Fuggire nel nome di una diversità congenità. Diversità che non è diversità dagli altri ma è solo diversità da se stessi. Rimani immobile e un po' di quell'azzurro comincia a sgorgare dai tuoi occhi.
E vuoi amore e vuoi pace.