Buongiorno mondo.
Buongiorno vita.
Buongiorno peccato.
Ogni istante speso a lottare, a gioire, o a soffrire, non è un istante andato perduto. Ogni tentativo, ogni lacrima, ogni carezza sospirata, non è un gesto volatile e vacuo.
Ogni momento di questa vita, nel bene, nel male, nel dolore e nell’amore, è un momento di crescita, di maturazione, di intimo riscatto.
Quando apri gli occhi appannati dalle lacrime che ti stavano per soffocare, quando stringi i pugni per non lasciare che il dolore si porti via tutto di te, anche quelle situazioni rimarranno custodite in te. Nel tuo cuore, nel tuo piccolo spazio.
Gli errori soprattutto, non si lasceranno dietro solo tracce dolorose e insanguinate, ma serberanno degli insegnamenti, dei consigli, dei moniti per poter, un giorno, poter costruire qualcosa di buono.
Dalla vita ho imparato questo, che soffrire è parte di essa, che la gioia è come una pepita in una miniera di carbone, un piccolo punto luminoso in mezzo alla materia grezza.
Dalla vita sto imparando a resistere, sto cercando di diventare migliore.
Spero di poter alzare un giorno lo sguardo verso il cielo.
28 December 2007
24 December 2007
Christmas Carrol
La vigilia di Natale. Come ogni anno, come ogni secolo, come ogni spregevole era.
Torna la vigilia, torna la mezzanotte affollata di messaggini di persone che ti rovolgono la parola unicamente stasera. Torna la massa di auguri ipocriti, o ancora peggio indifferenti.
Gli auguri tramite sms, quelli attraverso i bigliettini.
Tutti che dicono auguri. Nessuno che dice ti voglio bene.
Tutti che ti augurano felicità. Nessuno che fa nulla di concreto per avvicinarti ad essa.
Tutti che sorridono e si scambiano doni. Nessuno che si ama.
24 Dicembre. La sera dell'anno in cui la televisione è peggio del solito.
24 Dicembre. La sera in cui l'umanità si sforza di mostrarsi migliore di quanto non sia.
Ricevere, il 24 dicembre, più abbracci di quanti non se ne ricevono in un anno.
Dimostrazioni di affetto ipocrita.
24 Dicembre...tra poche ore nascerà il nostro salvatore. Sono più di duemila anni che lo aspetto. Qualcuno che mi salvi davvero.
21 December 2007
La spiaggia..
Forse è l'effetto della solitudine. O la paura di essa. O la lucida consapevolezza di essere eternamente soli.
Io rimango qui, seduto sulla sabbia, tutt'uno con la spiaggia e l'universo. Il vento, gelido, che sferza il mio volto; i capelli, tumefatti, che piangono facendo compagnia ai miei occhi.
E sull'orizzonte di un mare in burrasca vedi l'ombra di un presente che sembra destinato ad infrangersi sugli scogli acuminati.
No per favore trattieni le lacrime.
Rimanere soli, in un mondo che collassa sulla tua solitudine. Un mondo che sei tu, con le tue mani rabbiose e sporche di sangue, e frantumare in tanti minuscoli frammenti rozzi e taglienti.
E sono quei frammenti, che si conficcano in profondità, che marciscono nel profondo delle tue ferite, che ti uccidono. Come un cancro da cui non hai via di fuga. Come un cappio che inesorabilmente serra la sua presa sul tuo collo. E ti mozza il respiro.
Dopo tanti anni, in cui non ho fatto altro che deludere me stesso e chi mi stava vicino, lascio che le onde rabbiose e la spuma incandescente mi avvolgano..e prendo il largo.
Verso mete nuove, verso lidi che sembrano da lontano più luminosi ma che sono in realtà identici a quelli desolati che abbandono. Verso una tempesta minacciosa che dichiara la sua volontà di afferrarmi e farmi affogare.
Sulla sabbia, seduto, con i polsi tagliati che irrorano questi frammenti di montagne. Con le lacrime che si mischiano al sangue, con l'anima che prostrata a terra implora pietà.
Rimango sulla sabbia con di fronte quella ragazza. Quella senza volto, senza nome, ma che tante, troppe volte mi ha fatto pensare che con lei sarebbe stato diverso, che allora davvero sarei stato felice.
Ma rimani lì, seduto, immobile. Perso.
Io rimango qui, seduto sulla sabbia, tutt'uno con la spiaggia e l'universo. Il vento, gelido, che sferza il mio volto; i capelli, tumefatti, che piangono facendo compagnia ai miei occhi.
E sull'orizzonte di un mare in burrasca vedi l'ombra di un presente che sembra destinato ad infrangersi sugli scogli acuminati.
No per favore trattieni le lacrime.
Rimanere soli, in un mondo che collassa sulla tua solitudine. Un mondo che sei tu, con le tue mani rabbiose e sporche di sangue, e frantumare in tanti minuscoli frammenti rozzi e taglienti.
E sono quei frammenti, che si conficcano in profondità, che marciscono nel profondo delle tue ferite, che ti uccidono. Come un cancro da cui non hai via di fuga. Come un cappio che inesorabilmente serra la sua presa sul tuo collo. E ti mozza il respiro.
Dopo tanti anni, in cui non ho fatto altro che deludere me stesso e chi mi stava vicino, lascio che le onde rabbiose e la spuma incandescente mi avvolgano..e prendo il largo.
Verso mete nuove, verso lidi che sembrano da lontano più luminosi ma che sono in realtà identici a quelli desolati che abbandono. Verso una tempesta minacciosa che dichiara la sua volontà di afferrarmi e farmi affogare.
Sulla sabbia, seduto, con i polsi tagliati che irrorano questi frammenti di montagne. Con le lacrime che si mischiano al sangue, con l'anima che prostrata a terra implora pietà.
Rimango sulla sabbia con di fronte quella ragazza. Quella senza volto, senza nome, ma che tante, troppe volte mi ha fatto pensare che con lei sarebbe stato diverso, che allora davvero sarei stato felice.
Ma rimani lì, seduto, immobile. Perso.
19 December 2007
I.N.R.I.
Porto i jeans larghi. Troppo per la mia taglia.
Le maglie devono essere giuste. Devono farmi sembrare un po' più magro di quello che sono.
I capelli li piastro ogni mattina e li spettino per far finta di essere casual.
Se mi chiedessero perchè faccio le stupidate che faccio non saprei rispondere.
Se mi chiedessero perchè mi drogo, risponderei con un silenzio istupidito.
Se mi chiedessero cosa mi ha fatto di male il mio fegato, rimarrei muto.
Se mi chiedessero perchè non riesco ad essere la persona che vorrei, perchè non riesco a seguire i valori e le idee che reputo importanti, perchè non sono capace di accontentarmi, non saprei veramente cosa dire.
Se mi chiedessero perchè guardo in quel modo strano la persona sbagliata arrossirei forse.
Io
Io e i miei mille desideri contraddittori.
Io e i mille motivi che mi rendono scontento.
Io e me stesso.
Io e gli altri.
Cosa posso farci se non riesco essere come dovrei? Come faccio a recuperare ciò che ormai è andato?
Voglio sparire in una vampata di coriandoli e scintille, come la più bella delle colombe.
Io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio... e intanto...
questo mondo
perde i pezzi.
Il mio mondo
si disgrega.
Eccomi!
Sulla croce, con le lance a trafiggere il mio costato nudo e nervoso.
Il sangue, come corona le spine, come madre la croce.
Come amore... una speranza disillusa.
Amen
Le maglie devono essere giuste. Devono farmi sembrare un po' più magro di quello che sono.
I capelli li piastro ogni mattina e li spettino per far finta di essere casual.
Se mi chiedessero perchè faccio le stupidate che faccio non saprei rispondere.
Se mi chiedessero perchè mi drogo, risponderei con un silenzio istupidito.
Se mi chiedessero cosa mi ha fatto di male il mio fegato, rimarrei muto.
Se mi chiedessero perchè non riesco ad essere la persona che vorrei, perchè non riesco a seguire i valori e le idee che reputo importanti, perchè non sono capace di accontentarmi, non saprei veramente cosa dire.
Se mi chiedessero perchè guardo in quel modo strano la persona sbagliata arrossirei forse.
Io
Io e i miei mille desideri contraddittori.
Io e i mille motivi che mi rendono scontento.
Io e me stesso.
Io e gli altri.
Cosa posso farci se non riesco essere come dovrei? Come faccio a recuperare ciò che ormai è andato?
Voglio sparire in una vampata di coriandoli e scintille, come la più bella delle colombe.
Io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio, io voglio... e intanto...
questo mondo
perde i pezzi.
Il mio mondo
si disgrega.
Eccomi!
Sulla croce, con le lance a trafiggere il mio costato nudo e nervoso.
Il sangue, come corona le spine, come madre la croce.
Come amore... una speranza disillusa.
Amen
16 December 2007
Il signor G
Sembra quasi di riferirsi a mille anni fa quando si parla di Giorgio Gaber, quando si parla delle sue canzoni semplici, naturali e inimitabili.
Gaber, il più grande di sempre, insieme solo a Fabrizio De Andrè, scriveva canzoni che facevano ridere tutti, soprattutto chi non era poi così raffinato da aspettarsi voli aulici. Eppure sembra che Giorgio Gaber sia morto cento anni fa, sembra che i suoi capolavori siano antichi quanto quelli di Dante e Boccaccio.
E questo è molto strano, visto che si è spento il primo gennaio del 2003, appena cinque anni fa.
Ed è molto strano anche che i giovani di oggi si sentano più vicini ai Queen, agli Iron Maiden, la cui cultura non ha nulla da spartire con la nostra, la cui traccia nella storia rimane sì, ma ad un livello molto più superficiale di quella di Gaber.
Giorgio Gaber, non appartiene ad una realtà separata dalla nostra: egli riempì i teatri dagli anni settanta fino ai novanta. Mio padre mi racconta sempre di come lui, quando aveva la mia età, facesse la fila dalle sei di mattina, facendo i turni con gli amici, per poter acquistare i biglietti per gli spettacoli di Gaber.
Eppure, Gaber sembra aver poco da spartire con noi.
Eppure i miei coetanei sanno poco o nulla di Gaber.
Gaber non era un agitatore politico, Gaber non era un mito, Gaber non era una star. Giorgio Gaber era uno di noi, un uomo immerso nella società italiana, capace però di penetrarne i risvolti che solitamente rimanevano insondati.
La sua capacità di far ridere con canzoni apparentemente grossolane era una sfaccettatura del suo genio: come ho già detto Gaber era uno di noi, era un menestrello con una mente che andava al di là della realtà, proprio per questo è sempre stato sentito parte del popolo italiano, il più delle volte ne è stato anzi il portavoce.
Gaber faceva ridere e faceva piangere. Gaber ha permeato tutta la sua opera con un’integrità e una signorilità che nessuno ha mai avvicinato.
E agli spettacoli di Gaber c’erano tutti. I giovani, i vecchi, i poeti e gli operai. E tutti insieme erano un unico uomo.
Allora perché oggi Gaber è così lontano dai giovani? Perché tutti sanno le canzoni di Lucio Battisti ma pochi conoscono quelle di Gaber? Per quale motivo Gaber ha creato una frattura,tra quelli che lo conoscevano e lo amavano quando era in vita e quelli che non lo hanno mai visto e non se lo sentono vicini?
Eppure io conosco Gaber e amo le sue canzoni, mi commuovo quando ascolto “L’illogica allegria” e rido di gusto quando lo sento recitare i suoi eccezionali monologhi. In fondo la mia generazione ha tutto alla sua portata, non sarebbe infatti difficile scaricare da Internet i suoi spettacoli e gustarseli in camera da letto.
Purtroppo la risposta è che i giovani di oggi non hanno voglia di ascoltare veramente qualcuno; nessuno,o quasi, apprezza il teatro per la sua nobiltà, e il teatro di Gaber in particolare per la sua mai superata genialità. È molto più rilassante la Playstation 3, o il cellulare, o il blog su messenger.
La mia generazione viziata non farebbe mai ore di fila per uno spettacolo, o per un concerto. Oggi i biglietti si prenotano su internet. Oggi l’intrattenimento è dentro una scatola cubica e non in una platea.
La mia generazione non si commuoverebbe ascoltando “Qualcuno era comunista”, la canzone italiana più profonda, dura, vera che sia mai stata scritta. Ma molti si metterebbero a piangere al concerto dei Blue o dei Tokio Hotel per ragazzini ventenni costruiti dal marketing più spietato.
Giorgio Gaber non è mai stato commercializzato. Giorgio Gaber non è quasi mai andato in televisione, e le sue rare apparizioni non erano fatte di autocompiacimento o di autocelebrazione, erano esclusivamente opportunità per toccare un pubblico più ampio.
Mi dispiace vedere che la mia generazione ha perso, che non ama più sentirsi riempire il petto di commozione, di tenerezza e di affetto come capita solo quando si ascolta Gaber.
Giorgio Gaber ha avuto la fortuna di trovare, nel suo trentennio di successi, un’Italia che anche dopo le grandi delusioni utopistiche, aveva ancora voglia di sognare.
Ma per me è drammatico che il suo grido sia destinato a perdersi nel nulla. Che il grande dono che lui ci ha lasciato, un’eredità così piena di potenziale, venga dissipata per colpa nostra.
Noi siamo la generazione del duemila, quella con più possibilità di tutte le altre, quella proiettata nel futuro ma incapace di costruirsi basi concrete. Siamo la generazione dei computer e degli mp3, delle chiavette USB e dell’iPod, la generazione che, come diceva Gaber, ha perso.
Gaber, il più grande di sempre, insieme solo a Fabrizio De Andrè, scriveva canzoni che facevano ridere tutti, soprattutto chi non era poi così raffinato da aspettarsi voli aulici. Eppure sembra che Giorgio Gaber sia morto cento anni fa, sembra che i suoi capolavori siano antichi quanto quelli di Dante e Boccaccio.
E questo è molto strano, visto che si è spento il primo gennaio del 2003, appena cinque anni fa.
Ed è molto strano anche che i giovani di oggi si sentano più vicini ai Queen, agli Iron Maiden, la cui cultura non ha nulla da spartire con la nostra, la cui traccia nella storia rimane sì, ma ad un livello molto più superficiale di quella di Gaber.
Giorgio Gaber, non appartiene ad una realtà separata dalla nostra: egli riempì i teatri dagli anni settanta fino ai novanta. Mio padre mi racconta sempre di come lui, quando aveva la mia età, facesse la fila dalle sei di mattina, facendo i turni con gli amici, per poter acquistare i biglietti per gli spettacoli di Gaber.
Eppure, Gaber sembra aver poco da spartire con noi.
Eppure i miei coetanei sanno poco o nulla di Gaber.
Gaber non era un agitatore politico, Gaber non era un mito, Gaber non era una star. Giorgio Gaber era uno di noi, un uomo immerso nella società italiana, capace però di penetrarne i risvolti che solitamente rimanevano insondati.
La sua capacità di far ridere con canzoni apparentemente grossolane era una sfaccettatura del suo genio: come ho già detto Gaber era uno di noi, era un menestrello con una mente che andava al di là della realtà, proprio per questo è sempre stato sentito parte del popolo italiano, il più delle volte ne è stato anzi il portavoce.
Gaber faceva ridere e faceva piangere. Gaber ha permeato tutta la sua opera con un’integrità e una signorilità che nessuno ha mai avvicinato.
E agli spettacoli di Gaber c’erano tutti. I giovani, i vecchi, i poeti e gli operai. E tutti insieme erano un unico uomo.
Allora perché oggi Gaber è così lontano dai giovani? Perché tutti sanno le canzoni di Lucio Battisti ma pochi conoscono quelle di Gaber? Per quale motivo Gaber ha creato una frattura,tra quelli che lo conoscevano e lo amavano quando era in vita e quelli che non lo hanno mai visto e non se lo sentono vicini?
Eppure io conosco Gaber e amo le sue canzoni, mi commuovo quando ascolto “L’illogica allegria” e rido di gusto quando lo sento recitare i suoi eccezionali monologhi. In fondo la mia generazione ha tutto alla sua portata, non sarebbe infatti difficile scaricare da Internet i suoi spettacoli e gustarseli in camera da letto.
Purtroppo la risposta è che i giovani di oggi non hanno voglia di ascoltare veramente qualcuno; nessuno,o quasi, apprezza il teatro per la sua nobiltà, e il teatro di Gaber in particolare per la sua mai superata genialità. È molto più rilassante la Playstation 3, o il cellulare, o il blog su messenger.
La mia generazione viziata non farebbe mai ore di fila per uno spettacolo, o per un concerto. Oggi i biglietti si prenotano su internet. Oggi l’intrattenimento è dentro una scatola cubica e non in una platea.
La mia generazione non si commuoverebbe ascoltando “Qualcuno era comunista”, la canzone italiana più profonda, dura, vera che sia mai stata scritta. Ma molti si metterebbero a piangere al concerto dei Blue o dei Tokio Hotel per ragazzini ventenni costruiti dal marketing più spietato.
Giorgio Gaber non è mai stato commercializzato. Giorgio Gaber non è quasi mai andato in televisione, e le sue rare apparizioni non erano fatte di autocompiacimento o di autocelebrazione, erano esclusivamente opportunità per toccare un pubblico più ampio.
Mi dispiace vedere che la mia generazione ha perso, che non ama più sentirsi riempire il petto di commozione, di tenerezza e di affetto come capita solo quando si ascolta Gaber.
Giorgio Gaber ha avuto la fortuna di trovare, nel suo trentennio di successi, un’Italia che anche dopo le grandi delusioni utopistiche, aveva ancora voglia di sognare.
Ma per me è drammatico che il suo grido sia destinato a perdersi nel nulla. Che il grande dono che lui ci ha lasciato, un’eredità così piena di potenziale, venga dissipata per colpa nostra.
Noi siamo la generazione del duemila, quella con più possibilità di tutte le altre, quella proiettata nel futuro ma incapace di costruirsi basi concrete. Siamo la generazione dei computer e degli mp3, delle chiavette USB e dell’iPod, la generazione che, come diceva Gaber, ha perso.
11 December 2007
NEVER FEEL SO ALONE
Ogni giorno, giorno dopo giorno, avere il coraggio di ritornare su queste pagine per mostrare qualcosa di sé. Forse, dopo tanto tempo, sono disposto a mettermi qui di fronte con serenità, con lucidità.
Non sono diverso, non è che oggi sia meglio di ieri. Però, oggi, nonostante questa mia vita, voglio scrivere della mia infelicità come farebbe una persona lucida.
Non mi sono mai sentito così solo. Così benvoluto ma intimamente solo; estraneo tra queste persone che mi spaventano.
Mentre rifletto sui motivi di questa infelicità che sembra non allentare mai il suo morso su di me, mi domando se forse a essere sbagliato non sia io.
In fondo il concetto di amicizia, di complicità, è qualcosa che ci sfugge costantemente.
I marshmellows si abbrustoliscono lentamente all’eco del calore della fiamma mentre io, nella più totale solitudine del bosco, apro l’ennesima birra.
Un cartone animato che corre sul computer mentre io, da solo, lo guardo sognando.
Leggere i miei versi in solitudine fumando uno spinello.
Sognare da solo.
Confessarmi a me stesso.
Pregare da solo.
Sono solo. E lo sento tutti i giorni, tutti i giorni di più.
Mentre mi aggrappo ad un salvagente forato mi guardo intorno e non vedo nessuno pronto a salvarmi.
Mi sto aggrappando a speranze di fumo.
Sto continuando a sperare in ciò che non c’è. Basterebbe essere razionali, sinceri con se stessi, e dirsi “sono solo.”
C’è un significato se la pace la trovo nell’arte. Ossia nella quint’essenza della solitudine. L’arte è il momento in cui io, solo, divengo tutt’uno con ciò che mi circonda.
Perché continuo tutti i giorni a essere sempre lo stesso? Perché non dico tutto apertamente senza curarmi di nulla? Perché mi freno se penso di ferire gli altri?
In fondo, non è quello che fanno loro ogni giorno?
In fondo, non è ciò che mi hanno sempre fatto?
Dovrei abbandonare ogni forma di lealtà, di giustizia; vivere assecondando esclusivamente i miei capricci, prendere tutto senza lasciare nulla.
Ogni battuta di tasti mi rende più leggero, più cattivo, e sicuramente più solo.
Non sono diverso, non è che oggi sia meglio di ieri. Però, oggi, nonostante questa mia vita, voglio scrivere della mia infelicità come farebbe una persona lucida.
Non mi sono mai sentito così solo. Così benvoluto ma intimamente solo; estraneo tra queste persone che mi spaventano.
Mentre rifletto sui motivi di questa infelicità che sembra non allentare mai il suo morso su di me, mi domando se forse a essere sbagliato non sia io.
In fondo il concetto di amicizia, di complicità, è qualcosa che ci sfugge costantemente.
I marshmellows si abbrustoliscono lentamente all’eco del calore della fiamma mentre io, nella più totale solitudine del bosco, apro l’ennesima birra.
Un cartone animato che corre sul computer mentre io, da solo, lo guardo sognando.
Leggere i miei versi in solitudine fumando uno spinello.
Sognare da solo.
Confessarmi a me stesso.
Pregare da solo.
Sono solo. E lo sento tutti i giorni, tutti i giorni di più.
Mentre mi aggrappo ad un salvagente forato mi guardo intorno e non vedo nessuno pronto a salvarmi.
Mi sto aggrappando a speranze di fumo.
Sto continuando a sperare in ciò che non c’è. Basterebbe essere razionali, sinceri con se stessi, e dirsi “sono solo.”
C’è un significato se la pace la trovo nell’arte. Ossia nella quint’essenza della solitudine. L’arte è il momento in cui io, solo, divengo tutt’uno con ciò che mi circonda.
Perché continuo tutti i giorni a essere sempre lo stesso? Perché non dico tutto apertamente senza curarmi di nulla? Perché mi freno se penso di ferire gli altri?
In fondo, non è quello che fanno loro ogni giorno?
In fondo, non è ciò che mi hanno sempre fatto?
Dovrei abbandonare ogni forma di lealtà, di giustizia; vivere assecondando esclusivamente i miei capricci, prendere tutto senza lasciare nulla.
Ogni battuta di tasti mi rende più leggero, più cattivo, e sicuramente più solo.
08 December 2007
Sabato sera
Sabato sera,
la gente è fuori, si diverte, si gode l'unica serata libera della settimana.
Il fatidico sabato sera.
Io sono rimasto in casa. Da solo, per scelta. Perchè non avevo voglia di uscire, non avevo voglia di fare, ero stanco, ero forse depresso.
E mentre tutti si divertono nessuno pensa che altrove c'è gente che soffre. Persone che vivono la sofferenza nella più totale solitudine.
Tutti sono capace di mostrarsi addolorati al momento dell'esplosione, ma solo i migliori sanno restare per aiutare i feriti.
Sabato notte, di sotto le macchine continuano a sfrecciare senza pausa. L'aria fresca rotola intorno al mio corpo nudo. Le notti di dicembre sono gelide come l'acqua dell'oceano. Ma poco importa perchè questo mio corpo sta per essere congedato.
Mi viene da domandarmi cosa realmente abbia importanza. Quali siano i dettagli veramente significativi e quali senza significato.
Mi chiedo se forse non bisognerebbe ribaltare tutti gli schemi che abbiamo. Dare importanza ai soldi e tralasciare gli affetti.
Cosa è davvero importante?
L'amore? La felicità? La serenità?
Il successo? Il denaro? Il rispetto?
Forse è più giusto essere stronzi e infedeli, predatori senza scrupoli.
Le mie dita dei piedi si intorpidiscono per via del freddo. Le mani si contraggono spasmodicamente per riscaldarsi. Il cuore sobbalza.
Sono in attesa di qualcosa che non so se arriverà. Forse sono semplicemente in attesa del coraggio.
Lunghe ombre di angoscia mi avvolgono. Mi domando se sono abbastanza forte.
Ho tanti sogni, tanti progetti. Ho voglia di diventare qualcuno, voglia di amare, di conoscere nuove persone, vivere nuove passioni.
Ma è tutto così sbiadito che non sembra nemmeno concreto. La mia realtà è coperta da un velo di polvere che rende il tutto nient'altro che un sogno.
La musica continua a suonare mentre le macchine sfrecciano come piccole biglie impazzite.
Tra me e il vuoto c'è il vuoto. E un sottile ago di speranza conficcato nella mia nuca.
Mentre percorro un passo fallace mi vengono in mente tutti i motivi per non fare quella pazzia: le lacrime di mio madre, lo stupore di mio padre. Lo sbigottimento nei miei amici.
Quel falso sbigottimento di chi c'è al momento dell'esplosione, ma subito dopo se ne va.
Ma ormai è troppo tardi, il mio piede ha già superato il limite dell'equilibrio, tutto il mio corpo si sbilancia in una danza di morte.
Mi ricordo che una volta mi sono anche innamorato di un sogno.
Ormai è troppo tardi. Il vuoto assottigliandosi mi avvicina al nulla.
Sono nulla e precipitando nel nulla ne diverrò parte.
Lascio i miei sogni a qualcuno più caparbio di me.
la gente è fuori, si diverte, si gode l'unica serata libera della settimana.
Il fatidico sabato sera.
Io sono rimasto in casa. Da solo, per scelta. Perchè non avevo voglia di uscire, non avevo voglia di fare, ero stanco, ero forse depresso.
E mentre tutti si divertono nessuno pensa che altrove c'è gente che soffre. Persone che vivono la sofferenza nella più totale solitudine.
Tutti sono capace di mostrarsi addolorati al momento dell'esplosione, ma solo i migliori sanno restare per aiutare i feriti.
Sabato notte, di sotto le macchine continuano a sfrecciare senza pausa. L'aria fresca rotola intorno al mio corpo nudo. Le notti di dicembre sono gelide come l'acqua dell'oceano. Ma poco importa perchè questo mio corpo sta per essere congedato.
Mi viene da domandarmi cosa realmente abbia importanza. Quali siano i dettagli veramente significativi e quali senza significato.
Mi chiedo se forse non bisognerebbe ribaltare tutti gli schemi che abbiamo. Dare importanza ai soldi e tralasciare gli affetti.
Cosa è davvero importante?
L'amore? La felicità? La serenità?
Il successo? Il denaro? Il rispetto?
Forse è più giusto essere stronzi e infedeli, predatori senza scrupoli.
Le mie dita dei piedi si intorpidiscono per via del freddo. Le mani si contraggono spasmodicamente per riscaldarsi. Il cuore sobbalza.
Sono in attesa di qualcosa che non so se arriverà. Forse sono semplicemente in attesa del coraggio.
Lunghe ombre di angoscia mi avvolgono. Mi domando se sono abbastanza forte.
Ho tanti sogni, tanti progetti. Ho voglia di diventare qualcuno, voglia di amare, di conoscere nuove persone, vivere nuove passioni.
Ma è tutto così sbiadito che non sembra nemmeno concreto. La mia realtà è coperta da un velo di polvere che rende il tutto nient'altro che un sogno.
La musica continua a suonare mentre le macchine sfrecciano come piccole biglie impazzite.
Tra me e il vuoto c'è il vuoto. E un sottile ago di speranza conficcato nella mia nuca.
Mentre percorro un passo fallace mi vengono in mente tutti i motivi per non fare quella pazzia: le lacrime di mio madre, lo stupore di mio padre. Lo sbigottimento nei miei amici.
Quel falso sbigottimento di chi c'è al momento dell'esplosione, ma subito dopo se ne va.
Ma ormai è troppo tardi, il mio piede ha già superato il limite dell'equilibrio, tutto il mio corpo si sbilancia in una danza di morte.
Mi ricordo che una volta mi sono anche innamorato di un sogno.
Ormai è troppo tardi. Il vuoto assottigliandosi mi avvicina al nulla.
Sono nulla e precipitando nel nulla ne diverrò parte.
Lascio i miei sogni a qualcuno più caparbio di me.
25 November 2007
24 November 2007
12 November 2007
Scrivere una canzone
Caro ragazzo, hai avuto un buon risveglio?
Ti sei già accorto che anche oggi il mondo non va meglio?
Hai già contato gli amici che ti faranno sentire solo?
Hai mai avuto l'impressione che ti venisse negato il volo?
Beh ragazzo, guardati pure intorno,
servirà solo a farti capire che sei solo su questo mondo.
Ripensa a tutti i tuoi momenti d'oro,
alle feste, le scopate, la corona d'alloro,
ripensa a tutte le volte che ti sei sentito importante.
Pensaci un momento e vedrai che tutto questo non vale niente.
Per quanto ami, per quanto credi,
non c'è niente che non ti schiaccierà sotto i suoi piedi.
Non c'è amicizia, non c'è amore eterno,
sei solo e sei perso; accetta questa condizione d'inferno.
Forse è ora di fermarsi, di riflettere un secondo,
come quando studi un libro così ora studia questo mondo,
analizza la tua vita nei pro e nei contro
accettane le conseguenze anche se ti faran sentire morto.
Caro ragazzo cominci a capire?
Siccome sei nato sei costretto a morire.
Quest'è l'unica certezza ma non prenderla con amarezza
perchè a volta una certezza si rivela ancora di salvezza.
Prendi la vita come uno scherzo infame,
per aver la meglio devi estrarre le tue lame,
devi esser pronto a farla grossa,
a rischiare tutto davvero anche finir dentro una fossa.
Prendi la pistola, sali sul cornicione,
avvicina la rotaia, metti il cappio in tensione,
lascia che il gas favorisca l'esplosione,
continua senza sosta ad andare in immersione.
Ecco caro ragazzo, ottimo tentativo!
Hai capito che la morte è l'unico palliativo,
meglio della droga e meglio dell'erba.
Perchè l'erba la gusti meglio stando steso sottoterra.
Ti sei già accorto che anche oggi il mondo non va meglio?
Hai già contato gli amici che ti faranno sentire solo?
Hai mai avuto l'impressione che ti venisse negato il volo?
Beh ragazzo, guardati pure intorno,
servirà solo a farti capire che sei solo su questo mondo.
Ripensa a tutti i tuoi momenti d'oro,
alle feste, le scopate, la corona d'alloro,
ripensa a tutte le volte che ti sei sentito importante.
Pensaci un momento e vedrai che tutto questo non vale niente.
Per quanto ami, per quanto credi,
non c'è niente che non ti schiaccierà sotto i suoi piedi.
Non c'è amicizia, non c'è amore eterno,
sei solo e sei perso; accetta questa condizione d'inferno.
Forse è ora di fermarsi, di riflettere un secondo,
come quando studi un libro così ora studia questo mondo,
analizza la tua vita nei pro e nei contro
accettane le conseguenze anche se ti faran sentire morto.
Caro ragazzo cominci a capire?
Siccome sei nato sei costretto a morire.
Quest'è l'unica certezza ma non prenderla con amarezza
perchè a volta una certezza si rivela ancora di salvezza.
Prendi la vita come uno scherzo infame,
per aver la meglio devi estrarre le tue lame,
devi esser pronto a farla grossa,
a rischiare tutto davvero anche finir dentro una fossa.
Prendi la pistola, sali sul cornicione,
avvicina la rotaia, metti il cappio in tensione,
lascia che il gas favorisca l'esplosione,
continua senza sosta ad andare in immersione.
Ecco caro ragazzo, ottimo tentativo!
Hai capito che la morte è l'unico palliativo,
meglio della droga e meglio dell'erba.
Perchè l'erba la gusti meglio stando steso sottoterra.
..posso solo dirti che fa male a entrambi,
e che anche la delusione..
c'è per entrambi..
09 November 2007
Demoni
Mi è mancato scrivere in queste pagine.
È servito per riflettere, per pensare un po'. È servito per capire che non ce la faccio davvero senza scrivere. In questi giorni ho capito che alla fine non voglio interessarmi di niente se non di dar libero respiro alle mie sofferenze. Ho capito, nel più doloroso dei modi, che scrivere è l'unico modo per far esplodere tutto quello che ho dentro perchè, purtroppo, solo il foglio bianco può accogliermi. E questo perchè nessuno, nessuno può capirmi.
Sono solo. Ci sono tante persone attorno a me ma purtroppo nessuna potrà mai arrivare fino al fondo del mio essere. Non so perchè. Forse, anzi, sicuramente, perchè sono sbagliato.
Sono diverso da voi. E chiunque di voi, dal più amato al meno sopportato, non riuscirà mai veramente a raccogliere l'ultimo degli strati della mia anima.
Io sono un artista. È l'unica cosa che posso fare perchè questo è l'unico modo per esprimere ciò che ho dentro.
Ciò che ho dentro.
Cosa c'è dentro di me? Cosa contiene il mio corpo? Cosa c'è dentro questa macchina orribile?
Mentre la musica mi accompagna e le note sembrano volermi cullare rimango solo davanti alla tastiera a vomitare tutto quello che mi viene in mente.
Fatemi un favore: non leggete queste parole giusto per leggerle, non prendele alla leggera.
Non pensate di venir qui per farmi un piacere perchè questo non è il luogo in cui io mi sollazzo a riempire pagine di parole.
Questa è la sede della mia vita. Questo è il luogo in cui riverso le mie speranze, le mie ambizioni. Queste sono le pagine con cui spero di salvarmi la vita.
E ho deciso di tornare a scrivere non perchè mi mancavano le sei o sette visite giornaliere ma perchè ogni giorno in cui non scrivo mi sembra di trattenere un conato che cerca di esplodere dai pori della mia pelle.
Per questo non posso essere puntuale, non posso scrivere con delle scadenze, non posso essere uno scrittore. Io scrivo perchè quando chiudo gli occhi sento che io sono un artista. Sento che il mio ruolo nel mondo è quello di creare. Di fare arte. Di essere.
Ognuno di voi, quando leggerà queste lettere, si chieda se vuole assumersi la responsablità di accogliere in sè qualcosa di mio.
Si chieda se davvero vuole abbracciare ciò che io in queste parole ho nascosto e custodito.
È servito per riflettere, per pensare un po'. È servito per capire che non ce la faccio davvero senza scrivere. In questi giorni ho capito che alla fine non voglio interessarmi di niente se non di dar libero respiro alle mie sofferenze. Ho capito, nel più doloroso dei modi, che scrivere è l'unico modo per far esplodere tutto quello che ho dentro perchè, purtroppo, solo il foglio bianco può accogliermi. E questo perchè nessuno, nessuno può capirmi.
Sono solo. Ci sono tante persone attorno a me ma purtroppo nessuna potrà mai arrivare fino al fondo del mio essere. Non so perchè. Forse, anzi, sicuramente, perchè sono sbagliato.
Sono diverso da voi. E chiunque di voi, dal più amato al meno sopportato, non riuscirà mai veramente a raccogliere l'ultimo degli strati della mia anima.
Io sono un artista. È l'unica cosa che posso fare perchè questo è l'unico modo per esprimere ciò che ho dentro.
Ciò che ho dentro.
Cosa c'è dentro di me? Cosa contiene il mio corpo? Cosa c'è dentro questa macchina orribile?
Mentre la musica mi accompagna e le note sembrano volermi cullare rimango solo davanti alla tastiera a vomitare tutto quello che mi viene in mente.
Fatemi un favore: non leggete queste parole giusto per leggerle, non prendele alla leggera.
Non pensate di venir qui per farmi un piacere perchè questo non è il luogo in cui io mi sollazzo a riempire pagine di parole.
Questa è la sede della mia vita. Questo è il luogo in cui riverso le mie speranze, le mie ambizioni. Queste sono le pagine con cui spero di salvarmi la vita.
E ho deciso di tornare a scrivere non perchè mi mancavano le sei o sette visite giornaliere ma perchè ogni giorno in cui non scrivo mi sembra di trattenere un conato che cerca di esplodere dai pori della mia pelle.
Per questo non posso essere puntuale, non posso scrivere con delle scadenze, non posso essere uno scrittore. Io scrivo perchè quando chiudo gli occhi sento che io sono un artista. Sento che il mio ruolo nel mondo è quello di creare. Di fare arte. Di essere.
Ognuno di voi, quando leggerà queste lettere, si chieda se vuole assumersi la responsablità di accogliere in sè qualcosa di mio.
Si chieda se davvero vuole abbracciare ciò che io in queste parole ho nascosto e custodito.
22 October 2007
..forse un addio..
Non ho davvero più niente da scrivere.
Sono finito.
Non tornerò fino a quando non sarà successo qualcosa.
Se mai succederà.
Doveva davvero finire così?
Sono finito.
Non tornerò fino a quando non sarà successo qualcosa.
Se mai succederà.
Doveva davvero finire così?
21 October 2007
Lasciatemi alle spalle, perchè non rimarrà niente di me in voi...
Scrivo e non riesco a lavarmi via dalla pelle l’odore di queste mie sofferenze. Non riesco a distaccarmi da questa spazzatura che sarebbe poi la mia vita. Avrei tanto voglia di ottenere qualcosa di esplosivo, di imprevedibilmente meglio del solito. Il jackpot.
Chissà se il problema è in me. Sono mesi che me lo chiedo, sono sempre qui, di fronte al mio computer, nella stessa stanza, nella stessa casa, con gli stessi fogli sparapagliati come soldati caduti. Ci penso di continuo e mi rendo conto di non conoscermi. L’unica cosa che ho è la consapevolezza che non avrò mai ciò che desidero davvero.
Sono pronto ad andare a muso duro contro chiunque cerchi problemi, contro chiunque dia disposto a farmi sentire vivo. Sono pronto a farmi fare a pezzi in un vicolo, non ho paura di farmi ammazzare di botte. Non mi spaventa l’eventualità di finire in un fosso come la carcassa di un animale.
Vago a piedi nella notte, alla ricerca di qualcosa di sconosciuto, cercando un graal, cercando una sacra sindone da venerare. Sono alla ricerca di qualcosa. Di una musa. Dell’ispirazione.
Forse sono solo alla ricerca di una prova della mia esistenza.
Cosa dimostra che io sono vivo?
Cosa mi rende concreto?
Mancano nella notte le risposte. Mancano nel giorno. Ci sono solo domande che prendono fuoco ad ogni alba e si cicatrizzano ogni notte.
Non c’è nessuno per me, nessuno che possa capirmi veramente perché sono diverso da come mi immaginano. Pensano di sapere tutto di me anche se poi sono quelli che mi conoscono di meno.
A guardare la mia vita mi sembra tutto sbagliato, tutto fuori posto.
Avrei bisogno di altre cose, quello che ho non coincide con quello che dovrei avere.
Saltano i patti con Dio, saltano ricordi e saltano gli amori. Saltano i nervi e scavano i dubbi in me.
Il rosso è colore del sangue, il nero colore della morte.
Non so più a chi rivolgermi, mi sento davvero impotente perché sono solo. “Ogni uomo è un’isola” diceva chissachi in una canzone.
Ho bisogno di trovare un mezzo per comunicare al mondo ciò che è contenuto in me. Ho bisogno di un megafono perché sono troppo insulso per i valori che porto e che vorrei condividere con voi.
Non sono di questo mondo, è chiaro. Non sono adatto a stare con voi. Non sono adatto a volervi bene. Il problema sono io e non lo nega nessuno.
Mio padre che mi guarda e sembra volersi congratularsi con me, ma non lo fa. Un film che devo ancora vedere, mille libri da leggere.
Sono i miei traguardi mentre io sono il mio unico limite.
E forse voi sarete il mio pubblico.
Chissà se il problema è in me. Sono mesi che me lo chiedo, sono sempre qui, di fronte al mio computer, nella stessa stanza, nella stessa casa, con gli stessi fogli sparapagliati come soldati caduti. Ci penso di continuo e mi rendo conto di non conoscermi. L’unica cosa che ho è la consapevolezza che non avrò mai ciò che desidero davvero.
Sono pronto ad andare a muso duro contro chiunque cerchi problemi, contro chiunque dia disposto a farmi sentire vivo. Sono pronto a farmi fare a pezzi in un vicolo, non ho paura di farmi ammazzare di botte. Non mi spaventa l’eventualità di finire in un fosso come la carcassa di un animale.
Vago a piedi nella notte, alla ricerca di qualcosa di sconosciuto, cercando un graal, cercando una sacra sindone da venerare. Sono alla ricerca di qualcosa. Di una musa. Dell’ispirazione.
Forse sono solo alla ricerca di una prova della mia esistenza.
Cosa dimostra che io sono vivo?
Cosa mi rende concreto?
Mancano nella notte le risposte. Mancano nel giorno. Ci sono solo domande che prendono fuoco ad ogni alba e si cicatrizzano ogni notte.
Non c’è nessuno per me, nessuno che possa capirmi veramente perché sono diverso da come mi immaginano. Pensano di sapere tutto di me anche se poi sono quelli che mi conoscono di meno.
A guardare la mia vita mi sembra tutto sbagliato, tutto fuori posto.
Avrei bisogno di altre cose, quello che ho non coincide con quello che dovrei avere.
Saltano i patti con Dio, saltano ricordi e saltano gli amori. Saltano i nervi e scavano i dubbi in me.
Il rosso è colore del sangue, il nero colore della morte.
Non so più a chi rivolgermi, mi sento davvero impotente perché sono solo. “Ogni uomo è un’isola” diceva chissachi in una canzone.
Ho bisogno di trovare un mezzo per comunicare al mondo ciò che è contenuto in me. Ho bisogno di un megafono perché sono troppo insulso per i valori che porto e che vorrei condividere con voi.
Non sono di questo mondo, è chiaro. Non sono adatto a stare con voi. Non sono adatto a volervi bene. Il problema sono io e non lo nega nessuno.
Mio padre che mi guarda e sembra volersi congratularsi con me, ma non lo fa. Un film che devo ancora vedere, mille libri da leggere.
Sono i miei traguardi mentre io sono il mio unico limite.
E forse voi sarete il mio pubblico.
18 October 2007
Cani sciolti
Mi hanno sparato per una stupida storia di soldi. Dovevano restituirmi pochi spicci eppure ho voluto fare lo spaccone e minacciarli di fargliela pagare cara se non mi avessero restituito tutto subito.
Mi sono ritrovato circondato all'uscita di casa, mi hanno preso e gettato in macchina. Gli interni erano tutti di pelle e la macchina era veloce e silenziosa, non esitava mai come se sapesse esattamente dove andare. Era chiaro, avevano una missione precisa.
Mi hanno portato in un sentiero in mezzo ai campi di grano e mi hanno fatto scendere dalla macchina con i polsi legati stretti l'uno all'altro. Mentre mi legavano mi hanno anche rotto il tuo braccialetto e non se ne sono nemmeno curati.
Mi hanno messo in ginocchio con la faccia alla luna. Mi tiravano i capelli e intanto mi dicevano che avevo veramente passato il segno, che avevo scelto le persone sbagliato con cui fare lo strozzino. Mi dicevano che i cani sciolti loro li sopprimono immediatamente.
Mi hanno colpito per un'infinità di tempo, mi picchiavano con delle mazze e delle catene, ma anche a mani nude o con calci. Dopo pochi minuti avevo il respiro spezzato e vedevo poco o niente. Mi sentivo tutte le ossa rotte.
Poi mi hanno rimesso in ginocchio e mi hanno pisciato addosso. Si sono puliti su di me.
Poi mi hanno puntato una pistola alla base della nuca e mi hanno sparato.
Sono rimasti qualche minuto a contemplare la loro opera discutendo su come sbarazzarsi del mio corpo. Alla fine hanno preso dal bagagliaio della macchina una grossa tanica di plastica opaca piena di benzina e mi hanno inzuppato per bene. Mi hanno dato fuoco e mi hanno abbandonato al mio falò nel bel mezzo della notte stellata.
Brillavo in maniera inconsapevole.
In fondo era colpa mia: con tutta la vita davanti non avrei dovuto cacciarmi in quella situazione più grande di me.
Mi hanno ritrovato la mattina dopo, non riuscivano nemmeno a riconoscermi.
Mi hanno lasciato lì a brillare in mezzo alle stelle.
Non avrei voluto che mia madre vedesse tutto quello.
Mi hanno trasformato in una stella. Sono diventato uno dei tatni gridi in una Sicilia straziata.
Le canzoni e gli slogan non servono a niente per quelli come me, e nemmeno la giustizia.
Li vedo ancora i miei assassini. Loro vagano inconsapevoli in mezzo ai fantasmi delle loro vittime.
Loro non lo sanno. Noi siamo a migliaia.
Mi sono ritrovato circondato all'uscita di casa, mi hanno preso e gettato in macchina. Gli interni erano tutti di pelle e la macchina era veloce e silenziosa, non esitava mai come se sapesse esattamente dove andare. Era chiaro, avevano una missione precisa.
Mi hanno portato in un sentiero in mezzo ai campi di grano e mi hanno fatto scendere dalla macchina con i polsi legati stretti l'uno all'altro. Mentre mi legavano mi hanno anche rotto il tuo braccialetto e non se ne sono nemmeno curati.
Mi hanno messo in ginocchio con la faccia alla luna. Mi tiravano i capelli e intanto mi dicevano che avevo veramente passato il segno, che avevo scelto le persone sbagliato con cui fare lo strozzino. Mi dicevano che i cani sciolti loro li sopprimono immediatamente.
Mi hanno colpito per un'infinità di tempo, mi picchiavano con delle mazze e delle catene, ma anche a mani nude o con calci. Dopo pochi minuti avevo il respiro spezzato e vedevo poco o niente. Mi sentivo tutte le ossa rotte.
Poi mi hanno rimesso in ginocchio e mi hanno pisciato addosso. Si sono puliti su di me.
Poi mi hanno puntato una pistola alla base della nuca e mi hanno sparato.
Sono rimasti qualche minuto a contemplare la loro opera discutendo su come sbarazzarsi del mio corpo. Alla fine hanno preso dal bagagliaio della macchina una grossa tanica di plastica opaca piena di benzina e mi hanno inzuppato per bene. Mi hanno dato fuoco e mi hanno abbandonato al mio falò nel bel mezzo della notte stellata.
Brillavo in maniera inconsapevole.
In fondo era colpa mia: con tutta la vita davanti non avrei dovuto cacciarmi in quella situazione più grande di me.
Mi hanno ritrovato la mattina dopo, non riuscivano nemmeno a riconoscermi.
Mi hanno lasciato lì a brillare in mezzo alle stelle.
Non avrei voluto che mia madre vedesse tutto quello.
Mi hanno trasformato in una stella. Sono diventato uno dei tatni gridi in una Sicilia straziata.
Le canzoni e gli slogan non servono a niente per quelli come me, e nemmeno la giustizia.
Li vedo ancora i miei assassini. Loro vagano inconsapevoli in mezzo ai fantasmi delle loro vittime.
Loro non lo sanno. Noi siamo a migliaia.
17 October 2007
Icarus
Non c’è niente. Marcia vita marcia gente marce speranze marci pensieri marce mele marci sogni marcio futuro marcio passato marcio divenire marcio avvenire marcio carattere marce compagnie marci amici marci aborti marci dolori marci tradimenti marci sentieri marce illusioni marce convinzioni marci sforzi marce note marce canzoni marci sospiri marci baci marci abbracci marcio sesso marce morti marci spari.
Ogni giorno prego per ascoltare un disco nuovo. Avrei bisogno di un nuovo paio di ali perché le mie me le hanno strappate.
Dovrei avere in mano le chiavi del mondo, dovrei aver tutta la vita a disposizione per esaudire i miei desideri. Ho solo la polvere.
Forse sei tu l’unico fortunato che ha lasciato questo mondo. Forse solo così si può vedere il cielo. Forse guardare in alto per pregare non porta davvero nessun aiuto. Sentirsi fratelli ci rende solo più gelosi.
Non voglio più vedere il sangue dei miei fratelli sparso in terra. Questa è la mia lingua, queste sono le mie rime, questa è la mia poesia.
Questo è tutto quello che ho. Ne più, ne meno.
Ogni giorno prego per ascoltare un disco nuovo. Avrei bisogno di un nuovo paio di ali perché le mie me le hanno strappate.
Dovrei avere in mano le chiavi del mondo, dovrei aver tutta la vita a disposizione per esaudire i miei desideri. Ho solo la polvere.
Forse sei tu l’unico fortunato che ha lasciato questo mondo. Forse solo così si può vedere il cielo. Forse guardare in alto per pregare non porta davvero nessun aiuto. Sentirsi fratelli ci rende solo più gelosi.
Non voglio più vedere il sangue dei miei fratelli sparso in terra. Questa è la mia lingua, queste sono le mie rime, questa è la mia poesia.
Questo è tutto quello che ho. Ne più, ne meno.
15 October 2007
Il mondo attraverso i miei occhi
Solo per oggi, solo per questi brevi istanti, il mio compito è quello di creare un universo. La seduzione delle parole è diventata un’ossessione per me. Le storie, le passioni. Ogni fiore che posso creare con le parole è diventato un figlio per me. Non riesco a resistere ad un impulso perversamente dolce.
Voglio scrivere. Oggi e per tutta la mia vita. Voglio scrivere perché è l’unica cosa che mi rende felice. La completezza che un artista prova di fronte alla sua opera è qualcosa di impagabile. Io mi reputo un nulla, non mi do più importanza di quella che merito, cioè poca. Ma non per questo amo di meno quello che faccio. Non per questo mi convinco che non sarò mai uno scrittore.
Un poeta.
Spesso i sogni delle persone vengono catalogati come lussi. Devi essere concreto, devi poter esser piazzato sul mercato con un curriculum solido e altisonante. Devi essere vendibile.
Ma cosa rende un imprenditore pieno di denaro e di azioni più vendibile di un adolescente che sogna di poter essere grande? Che sogna di poter condividere con il mondo le proprie sensazioni e i propri peccati.
Il cammino verso la grandezza non si misura né in denaro né in copie vendute, ma solo nell’intima soddisfazione che si prova a creare qualcosa che si ama.
Io amo scrivere perché mi rende felice. Perché mi far star bene.
E forse perché mi può far essere quello che voglio: la scrittura è l’unico mezzo che ho per evadere da un mondo, il mio, che mi rivela sempre meno sorprese. Posso trasformarmi secondo il mio umore. Posso mettermi a scrivere immerso in un buio di tomba o farmi baciare dal sole. Posso scrivere da sobrio o da ubriaco. Posso mostrare quello che voglio del mio animo, non soltanto quello che l’ambiente attorno a me mi concede.
Scrivere è un grande inno alla libertà, è il mezzo più esplosivo per esprimere se stessi. Scrivere è la vita stessa per alcuni. Scrivere può essere peccato ma anche confessione. Scrivere è libertà assoluta.
Ogni giorno, ogni istante, ogni vita.
Non aspiro alla grandezza dei best-seller, non voglio vendere milioni di libri. Voglio solo che qualcuno capisca e possa vedere il mondo attraverso i miei occhi. Voglio concedermi a qualcuno per tutte le volte che vorrà.
Quando guarderò i miei fogli, quando toccherò la carta dove ho impresso le note della mia anima, allora avrò dato un senso alla mia vita. Solo quando mi sentirò perfetto lo sarò realmente.
Voglio scrivere. Oggi e per tutta la mia vita. Voglio scrivere perché è l’unica cosa che mi rende felice. La completezza che un artista prova di fronte alla sua opera è qualcosa di impagabile. Io mi reputo un nulla, non mi do più importanza di quella che merito, cioè poca. Ma non per questo amo di meno quello che faccio. Non per questo mi convinco che non sarò mai uno scrittore.
Un poeta.
Spesso i sogni delle persone vengono catalogati come lussi. Devi essere concreto, devi poter esser piazzato sul mercato con un curriculum solido e altisonante. Devi essere vendibile.
Ma cosa rende un imprenditore pieno di denaro e di azioni più vendibile di un adolescente che sogna di poter essere grande? Che sogna di poter condividere con il mondo le proprie sensazioni e i propri peccati.
Il cammino verso la grandezza non si misura né in denaro né in copie vendute, ma solo nell’intima soddisfazione che si prova a creare qualcosa che si ama.
Io amo scrivere perché mi rende felice. Perché mi far star bene.
E forse perché mi può far essere quello che voglio: la scrittura è l’unico mezzo che ho per evadere da un mondo, il mio, che mi rivela sempre meno sorprese. Posso trasformarmi secondo il mio umore. Posso mettermi a scrivere immerso in un buio di tomba o farmi baciare dal sole. Posso scrivere da sobrio o da ubriaco. Posso mostrare quello che voglio del mio animo, non soltanto quello che l’ambiente attorno a me mi concede.
Scrivere è un grande inno alla libertà, è il mezzo più esplosivo per esprimere se stessi. Scrivere è la vita stessa per alcuni. Scrivere può essere peccato ma anche confessione. Scrivere è libertà assoluta.
Ogni giorno, ogni istante, ogni vita.
Non aspiro alla grandezza dei best-seller, non voglio vendere milioni di libri. Voglio solo che qualcuno capisca e possa vedere il mondo attraverso i miei occhi. Voglio concedermi a qualcuno per tutte le volte che vorrà.
Quando guarderò i miei fogli, quando toccherò la carta dove ho impresso le note della mia anima, allora avrò dato un senso alla mia vita. Solo quando mi sentirò perfetto lo sarò realmente.
04 October 2007
S-O-S
Sono tornato a scrivere. Sono stanco.
Non so cosa succeda. Le mie frasi sono brevi. E spezzate. Odio tutto.
In questi giorni sto pensando. Sto riflettendo sul mio futuro.
Cosa c'è in serbo per me? Cosa devo fare?
Ho bisogno del mio dramma. Ho bisogno di qualcosa che alimenti la mia trama. Qualcuno mi dia un consiglio. Qualcuno, invece di passare, leggere, prendere qualcosa di mio in maniera totalmente gratuita, mi dia qualcosa di suo.
Qualcuno di voi mi dica cosa devo fare.
Il mio dramma è non averne affatto, di drammi. Il mondo della finzione diventa più reale per chi non ha colpi di scena da sfoderare.
Aiutatemi.
Fate un piccolo sforzo.
Non vi chiedo tanto.
Datemi solo uno spunto. Datemi il la perchè io possa riprendere la mia ispirazione.
Aiutatemi.
Ditemi qualcosa.
Non voglio più sentire unicamente la mia eco.
Il silenzio sembra voglia inghiottirmi.
Aiutatemi...
Non so cosa succeda. Le mie frasi sono brevi. E spezzate. Odio tutto.
In questi giorni sto pensando. Sto riflettendo sul mio futuro.
Cosa c'è in serbo per me? Cosa devo fare?
Ho bisogno del mio dramma. Ho bisogno di qualcosa che alimenti la mia trama. Qualcuno mi dia un consiglio. Qualcuno, invece di passare, leggere, prendere qualcosa di mio in maniera totalmente gratuita, mi dia qualcosa di suo.
Qualcuno di voi mi dica cosa devo fare.
Il mio dramma è non averne affatto, di drammi. Il mondo della finzione diventa più reale per chi non ha colpi di scena da sfoderare.
Aiutatemi.
Fate un piccolo sforzo.
Non vi chiedo tanto.
Datemi solo uno spunto. Datemi il la perchè io possa riprendere la mia ispirazione.
Aiutatemi.
Ditemi qualcosa.
Non voglio più sentire unicamente la mia eco.
Il silenzio sembra voglia inghiottirmi.
Aiutatemi...
14 September 2007
Vergine
Nel frattempo io continuavo a scrivere. Era una sensazione strana, una sorta di pulsione: ogni tanto al pomeriggio mi sedevo alla scrivania e buttavo giù qualcosa, a volte la sera tardi, quando dal peso delle mie palpebre intuivo che sarebbe stata ora di andare a dormire, mi mettevo a scrivere. Sempre senza qualcosa di predeterminato in mente, senza saper cosa ne sarebbe venuto fuori.
Esattamente non saprei spiegare il motivo, sempre se esiste, per cui scrivo. Per cui sogno di scrivere nella mia vita e riuscire a far emozionare qualcuno con la mia scrittura, con le storie partorite dalla mia mente. Mi piacerebbe che un giorno mi venissero a dire che, da qualche parte in italia, o nella mia città, o nel mondo, qualcuno ha realmente comprato un mio libro, o letto una mia storia ed è stato bene.
è questione di contatto. Il fondo della questione è che ho la paura costante che la gente stabilisca un rapporto con me perchè mi è di fronte e interagire con me rappresenta la sua unica opzione.
Non ho mai avuto amici nella mia vita, non ho mai sentito attaccamento reale per le situazioni che vivevo. Sinceramente non saprei raccontarvi un bel ricordo legato alla mia vita. Non saprei raccontarvi alcun ricordo perchè non ne ho.
Ogni giorno mi sveglio vergine della mia esistenza, illibato e ingenuo. Ogni giorno apro gli occhi e mi chiedo se il mondo è oggi un po' migliore di ieri, e se magari è arrivato il giorno giusto per cominciare una vita come la sogno. Una vita come la scrivo.
Forse il mio problema è che nella vita non riesco ad avere la forza o solo il coraggio che ho quando scrivo. Non ho coraggio di osare, coraggio di buttare fuori tutto quello che ho e di spingermi fino a dove mi possono portare le mie possiblità.
Ogni notte, mentre lentamente al cospetto del mio letto mi svesto dei miei abiti, mentre mi tolgo ad uno ad uno tutti i trabiccoli che vorrei mi rendessero più un punto rosso in mezzo a un mare bianco di persone, in quei momenti percorro il mio giorno. Cammino di nuovo attraverso i luoghi e le persone che ho vissuto.
Mentre slaccio ad uno ad uno i miei braccialetti penso alle parole che avrei voluto dire e che solo ora sembrano comporsi chiaramente nella mia testa.
Mentre appoggio i miei anelli sul comodino medito su tutto ciò che c'è stato di buono e ciò che c'è stato di marcio nella mia giornata e ogni sera, sconsolato, mi ritrovo a dare un voto sei, di fiducia, al mio giorno, sperando che il domani possa costruirsi su una fiducia che realmente non ho.
Mentre steso sopra le coperte attendo di esser trascinato nel mio varco di non-vita mi ripeto che ho una vita davanti e che ho tutte le carte in regola per essere felice.
Ogni sera, ogni giorno, da mesi, da anni.
Ogni volta sento morire qualcosa dentro di me.
Ogni volta sento di aver appena gettato a mare una pagina della mia poesia.
Ogni volta chiudo gli occhi con la speranza di un domani migliore.
E ad ogni risveglio trovo un sole cocente di delusione ad attendermi.
Esattamente non saprei spiegare il motivo, sempre se esiste, per cui scrivo. Per cui sogno di scrivere nella mia vita e riuscire a far emozionare qualcuno con la mia scrittura, con le storie partorite dalla mia mente. Mi piacerebbe che un giorno mi venissero a dire che, da qualche parte in italia, o nella mia città, o nel mondo, qualcuno ha realmente comprato un mio libro, o letto una mia storia ed è stato bene.
è questione di contatto. Il fondo della questione è che ho la paura costante che la gente stabilisca un rapporto con me perchè mi è di fronte e interagire con me rappresenta la sua unica opzione.
Non ho mai avuto amici nella mia vita, non ho mai sentito attaccamento reale per le situazioni che vivevo. Sinceramente non saprei raccontarvi un bel ricordo legato alla mia vita. Non saprei raccontarvi alcun ricordo perchè non ne ho.
Ogni giorno mi sveglio vergine della mia esistenza, illibato e ingenuo. Ogni giorno apro gli occhi e mi chiedo se il mondo è oggi un po' migliore di ieri, e se magari è arrivato il giorno giusto per cominciare una vita come la sogno. Una vita come la scrivo.
Forse il mio problema è che nella vita non riesco ad avere la forza o solo il coraggio che ho quando scrivo. Non ho coraggio di osare, coraggio di buttare fuori tutto quello che ho e di spingermi fino a dove mi possono portare le mie possiblità.
Ogni notte, mentre lentamente al cospetto del mio letto mi svesto dei miei abiti, mentre mi tolgo ad uno ad uno tutti i trabiccoli che vorrei mi rendessero più un punto rosso in mezzo a un mare bianco di persone, in quei momenti percorro il mio giorno. Cammino di nuovo attraverso i luoghi e le persone che ho vissuto.
Mentre slaccio ad uno ad uno i miei braccialetti penso alle parole che avrei voluto dire e che solo ora sembrano comporsi chiaramente nella mia testa.
Mentre appoggio i miei anelli sul comodino medito su tutto ciò che c'è stato di buono e ciò che c'è stato di marcio nella mia giornata e ogni sera, sconsolato, mi ritrovo a dare un voto sei, di fiducia, al mio giorno, sperando che il domani possa costruirsi su una fiducia che realmente non ho.
Mentre steso sopra le coperte attendo di esser trascinato nel mio varco di non-vita mi ripeto che ho una vita davanti e che ho tutte le carte in regola per essere felice.
Ogni sera, ogni giorno, da mesi, da anni.
Ogni volta sento morire qualcosa dentro di me.
Ogni volta sento di aver appena gettato a mare una pagina della mia poesia.
Ogni volta chiudo gli occhi con la speranza di un domani migliore.
E ad ogni risveglio trovo un sole cocente di delusione ad attendermi.
13 September 2007
Bufera
Cos’altro volete togliermi?
Ho perso tutto. Ho perso me stesso in primis. Ho perso tutto.
Sorrido solo quando mi lavo i denti.
Non riesco più a camminare contro questa bufera di sabbia e di pugnalate che mi sconvolge.
Volete altro sangue da me?
Volete vedermi star ancora peggio?
Volete continuare a tagliarmi a pezzi?
Volete davvero vedermi soccombere?
Avete vinto voi.
Soggiaccio alla vostra arroganza.
Ho perso tutto. Ho perso me stesso in primis. Ho perso tutto.
Sorrido solo quando mi lavo i denti.
Non riesco più a camminare contro questa bufera di sabbia e di pugnalate che mi sconvolge.
Volete altro sangue da me?
Volete vedermi star ancora peggio?
Volete continuare a tagliarmi a pezzi?
Volete davvero vedermi soccombere?
Avete vinto voi.
Soggiaccio alla vostra arroganza.
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