Non ho davvero più niente da scrivere.
Sono finito.
Non tornerò fino a quando non sarà successo qualcosa.
Se mai succederà.
Doveva davvero finire così?
22 October 2007
21 October 2007
Lasciatemi alle spalle, perchè non rimarrà niente di me in voi...
Scrivo e non riesco a lavarmi via dalla pelle l’odore di queste mie sofferenze. Non riesco a distaccarmi da questa spazzatura che sarebbe poi la mia vita. Avrei tanto voglia di ottenere qualcosa di esplosivo, di imprevedibilmente meglio del solito. Il jackpot.
Chissà se il problema è in me. Sono mesi che me lo chiedo, sono sempre qui, di fronte al mio computer, nella stessa stanza, nella stessa casa, con gli stessi fogli sparapagliati come soldati caduti. Ci penso di continuo e mi rendo conto di non conoscermi. L’unica cosa che ho è la consapevolezza che non avrò mai ciò che desidero davvero.
Sono pronto ad andare a muso duro contro chiunque cerchi problemi, contro chiunque dia disposto a farmi sentire vivo. Sono pronto a farmi fare a pezzi in un vicolo, non ho paura di farmi ammazzare di botte. Non mi spaventa l’eventualità di finire in un fosso come la carcassa di un animale.
Vago a piedi nella notte, alla ricerca di qualcosa di sconosciuto, cercando un graal, cercando una sacra sindone da venerare. Sono alla ricerca di qualcosa. Di una musa. Dell’ispirazione.
Forse sono solo alla ricerca di una prova della mia esistenza.
Cosa dimostra che io sono vivo?
Cosa mi rende concreto?
Mancano nella notte le risposte. Mancano nel giorno. Ci sono solo domande che prendono fuoco ad ogni alba e si cicatrizzano ogni notte.
Non c’è nessuno per me, nessuno che possa capirmi veramente perché sono diverso da come mi immaginano. Pensano di sapere tutto di me anche se poi sono quelli che mi conoscono di meno.
A guardare la mia vita mi sembra tutto sbagliato, tutto fuori posto.
Avrei bisogno di altre cose, quello che ho non coincide con quello che dovrei avere.
Saltano i patti con Dio, saltano ricordi e saltano gli amori. Saltano i nervi e scavano i dubbi in me.
Il rosso è colore del sangue, il nero colore della morte.
Non so più a chi rivolgermi, mi sento davvero impotente perché sono solo. “Ogni uomo è un’isola” diceva chissachi in una canzone.
Ho bisogno di trovare un mezzo per comunicare al mondo ciò che è contenuto in me. Ho bisogno di un megafono perché sono troppo insulso per i valori che porto e che vorrei condividere con voi.
Non sono di questo mondo, è chiaro. Non sono adatto a stare con voi. Non sono adatto a volervi bene. Il problema sono io e non lo nega nessuno.
Mio padre che mi guarda e sembra volersi congratularsi con me, ma non lo fa. Un film che devo ancora vedere, mille libri da leggere.
Sono i miei traguardi mentre io sono il mio unico limite.
E forse voi sarete il mio pubblico.
Chissà se il problema è in me. Sono mesi che me lo chiedo, sono sempre qui, di fronte al mio computer, nella stessa stanza, nella stessa casa, con gli stessi fogli sparapagliati come soldati caduti. Ci penso di continuo e mi rendo conto di non conoscermi. L’unica cosa che ho è la consapevolezza che non avrò mai ciò che desidero davvero.
Sono pronto ad andare a muso duro contro chiunque cerchi problemi, contro chiunque dia disposto a farmi sentire vivo. Sono pronto a farmi fare a pezzi in un vicolo, non ho paura di farmi ammazzare di botte. Non mi spaventa l’eventualità di finire in un fosso come la carcassa di un animale.
Vago a piedi nella notte, alla ricerca di qualcosa di sconosciuto, cercando un graal, cercando una sacra sindone da venerare. Sono alla ricerca di qualcosa. Di una musa. Dell’ispirazione.
Forse sono solo alla ricerca di una prova della mia esistenza.
Cosa dimostra che io sono vivo?
Cosa mi rende concreto?
Mancano nella notte le risposte. Mancano nel giorno. Ci sono solo domande che prendono fuoco ad ogni alba e si cicatrizzano ogni notte.
Non c’è nessuno per me, nessuno che possa capirmi veramente perché sono diverso da come mi immaginano. Pensano di sapere tutto di me anche se poi sono quelli che mi conoscono di meno.
A guardare la mia vita mi sembra tutto sbagliato, tutto fuori posto.
Avrei bisogno di altre cose, quello che ho non coincide con quello che dovrei avere.
Saltano i patti con Dio, saltano ricordi e saltano gli amori. Saltano i nervi e scavano i dubbi in me.
Il rosso è colore del sangue, il nero colore della morte.
Non so più a chi rivolgermi, mi sento davvero impotente perché sono solo. “Ogni uomo è un’isola” diceva chissachi in una canzone.
Ho bisogno di trovare un mezzo per comunicare al mondo ciò che è contenuto in me. Ho bisogno di un megafono perché sono troppo insulso per i valori che porto e che vorrei condividere con voi.
Non sono di questo mondo, è chiaro. Non sono adatto a stare con voi. Non sono adatto a volervi bene. Il problema sono io e non lo nega nessuno.
Mio padre che mi guarda e sembra volersi congratularsi con me, ma non lo fa. Un film che devo ancora vedere, mille libri da leggere.
Sono i miei traguardi mentre io sono il mio unico limite.
E forse voi sarete il mio pubblico.
18 October 2007
Cani sciolti
Mi hanno sparato per una stupida storia di soldi. Dovevano restituirmi pochi spicci eppure ho voluto fare lo spaccone e minacciarli di fargliela pagare cara se non mi avessero restituito tutto subito.
Mi sono ritrovato circondato all'uscita di casa, mi hanno preso e gettato in macchina. Gli interni erano tutti di pelle e la macchina era veloce e silenziosa, non esitava mai come se sapesse esattamente dove andare. Era chiaro, avevano una missione precisa.
Mi hanno portato in un sentiero in mezzo ai campi di grano e mi hanno fatto scendere dalla macchina con i polsi legati stretti l'uno all'altro. Mentre mi legavano mi hanno anche rotto il tuo braccialetto e non se ne sono nemmeno curati.
Mi hanno messo in ginocchio con la faccia alla luna. Mi tiravano i capelli e intanto mi dicevano che avevo veramente passato il segno, che avevo scelto le persone sbagliato con cui fare lo strozzino. Mi dicevano che i cani sciolti loro li sopprimono immediatamente.
Mi hanno colpito per un'infinità di tempo, mi picchiavano con delle mazze e delle catene, ma anche a mani nude o con calci. Dopo pochi minuti avevo il respiro spezzato e vedevo poco o niente. Mi sentivo tutte le ossa rotte.
Poi mi hanno rimesso in ginocchio e mi hanno pisciato addosso. Si sono puliti su di me.
Poi mi hanno puntato una pistola alla base della nuca e mi hanno sparato.
Sono rimasti qualche minuto a contemplare la loro opera discutendo su come sbarazzarsi del mio corpo. Alla fine hanno preso dal bagagliaio della macchina una grossa tanica di plastica opaca piena di benzina e mi hanno inzuppato per bene. Mi hanno dato fuoco e mi hanno abbandonato al mio falò nel bel mezzo della notte stellata.
Brillavo in maniera inconsapevole.
In fondo era colpa mia: con tutta la vita davanti non avrei dovuto cacciarmi in quella situazione più grande di me.
Mi hanno ritrovato la mattina dopo, non riuscivano nemmeno a riconoscermi.
Mi hanno lasciato lì a brillare in mezzo alle stelle.
Non avrei voluto che mia madre vedesse tutto quello.
Mi hanno trasformato in una stella. Sono diventato uno dei tatni gridi in una Sicilia straziata.
Le canzoni e gli slogan non servono a niente per quelli come me, e nemmeno la giustizia.
Li vedo ancora i miei assassini. Loro vagano inconsapevoli in mezzo ai fantasmi delle loro vittime.
Loro non lo sanno. Noi siamo a migliaia.
Mi sono ritrovato circondato all'uscita di casa, mi hanno preso e gettato in macchina. Gli interni erano tutti di pelle e la macchina era veloce e silenziosa, non esitava mai come se sapesse esattamente dove andare. Era chiaro, avevano una missione precisa.
Mi hanno portato in un sentiero in mezzo ai campi di grano e mi hanno fatto scendere dalla macchina con i polsi legati stretti l'uno all'altro. Mentre mi legavano mi hanno anche rotto il tuo braccialetto e non se ne sono nemmeno curati.
Mi hanno messo in ginocchio con la faccia alla luna. Mi tiravano i capelli e intanto mi dicevano che avevo veramente passato il segno, che avevo scelto le persone sbagliato con cui fare lo strozzino. Mi dicevano che i cani sciolti loro li sopprimono immediatamente.
Mi hanno colpito per un'infinità di tempo, mi picchiavano con delle mazze e delle catene, ma anche a mani nude o con calci. Dopo pochi minuti avevo il respiro spezzato e vedevo poco o niente. Mi sentivo tutte le ossa rotte.
Poi mi hanno rimesso in ginocchio e mi hanno pisciato addosso. Si sono puliti su di me.
Poi mi hanno puntato una pistola alla base della nuca e mi hanno sparato.
Sono rimasti qualche minuto a contemplare la loro opera discutendo su come sbarazzarsi del mio corpo. Alla fine hanno preso dal bagagliaio della macchina una grossa tanica di plastica opaca piena di benzina e mi hanno inzuppato per bene. Mi hanno dato fuoco e mi hanno abbandonato al mio falò nel bel mezzo della notte stellata.
Brillavo in maniera inconsapevole.
In fondo era colpa mia: con tutta la vita davanti non avrei dovuto cacciarmi in quella situazione più grande di me.
Mi hanno ritrovato la mattina dopo, non riuscivano nemmeno a riconoscermi.
Mi hanno lasciato lì a brillare in mezzo alle stelle.
Non avrei voluto che mia madre vedesse tutto quello.
Mi hanno trasformato in una stella. Sono diventato uno dei tatni gridi in una Sicilia straziata.
Le canzoni e gli slogan non servono a niente per quelli come me, e nemmeno la giustizia.
Li vedo ancora i miei assassini. Loro vagano inconsapevoli in mezzo ai fantasmi delle loro vittime.
Loro non lo sanno. Noi siamo a migliaia.
17 October 2007
Icarus
Non c’è niente. Marcia vita marcia gente marce speranze marci pensieri marce mele marci sogni marcio futuro marcio passato marcio divenire marcio avvenire marcio carattere marce compagnie marci amici marci aborti marci dolori marci tradimenti marci sentieri marce illusioni marce convinzioni marci sforzi marce note marce canzoni marci sospiri marci baci marci abbracci marcio sesso marce morti marci spari.
Ogni giorno prego per ascoltare un disco nuovo. Avrei bisogno di un nuovo paio di ali perché le mie me le hanno strappate.
Dovrei avere in mano le chiavi del mondo, dovrei aver tutta la vita a disposizione per esaudire i miei desideri. Ho solo la polvere.
Forse sei tu l’unico fortunato che ha lasciato questo mondo. Forse solo così si può vedere il cielo. Forse guardare in alto per pregare non porta davvero nessun aiuto. Sentirsi fratelli ci rende solo più gelosi.
Non voglio più vedere il sangue dei miei fratelli sparso in terra. Questa è la mia lingua, queste sono le mie rime, questa è la mia poesia.
Questo è tutto quello che ho. Ne più, ne meno.
Ogni giorno prego per ascoltare un disco nuovo. Avrei bisogno di un nuovo paio di ali perché le mie me le hanno strappate.
Dovrei avere in mano le chiavi del mondo, dovrei aver tutta la vita a disposizione per esaudire i miei desideri. Ho solo la polvere.
Forse sei tu l’unico fortunato che ha lasciato questo mondo. Forse solo così si può vedere il cielo. Forse guardare in alto per pregare non porta davvero nessun aiuto. Sentirsi fratelli ci rende solo più gelosi.
Non voglio più vedere il sangue dei miei fratelli sparso in terra. Questa è la mia lingua, queste sono le mie rime, questa è la mia poesia.
Questo è tutto quello che ho. Ne più, ne meno.
15 October 2007
Il mondo attraverso i miei occhi
Solo per oggi, solo per questi brevi istanti, il mio compito è quello di creare un universo. La seduzione delle parole è diventata un’ossessione per me. Le storie, le passioni. Ogni fiore che posso creare con le parole è diventato un figlio per me. Non riesco a resistere ad un impulso perversamente dolce.
Voglio scrivere. Oggi e per tutta la mia vita. Voglio scrivere perché è l’unica cosa che mi rende felice. La completezza che un artista prova di fronte alla sua opera è qualcosa di impagabile. Io mi reputo un nulla, non mi do più importanza di quella che merito, cioè poca. Ma non per questo amo di meno quello che faccio. Non per questo mi convinco che non sarò mai uno scrittore.
Un poeta.
Spesso i sogni delle persone vengono catalogati come lussi. Devi essere concreto, devi poter esser piazzato sul mercato con un curriculum solido e altisonante. Devi essere vendibile.
Ma cosa rende un imprenditore pieno di denaro e di azioni più vendibile di un adolescente che sogna di poter essere grande? Che sogna di poter condividere con il mondo le proprie sensazioni e i propri peccati.
Il cammino verso la grandezza non si misura né in denaro né in copie vendute, ma solo nell’intima soddisfazione che si prova a creare qualcosa che si ama.
Io amo scrivere perché mi rende felice. Perché mi far star bene.
E forse perché mi può far essere quello che voglio: la scrittura è l’unico mezzo che ho per evadere da un mondo, il mio, che mi rivela sempre meno sorprese. Posso trasformarmi secondo il mio umore. Posso mettermi a scrivere immerso in un buio di tomba o farmi baciare dal sole. Posso scrivere da sobrio o da ubriaco. Posso mostrare quello che voglio del mio animo, non soltanto quello che l’ambiente attorno a me mi concede.
Scrivere è un grande inno alla libertà, è il mezzo più esplosivo per esprimere se stessi. Scrivere è la vita stessa per alcuni. Scrivere può essere peccato ma anche confessione. Scrivere è libertà assoluta.
Ogni giorno, ogni istante, ogni vita.
Non aspiro alla grandezza dei best-seller, non voglio vendere milioni di libri. Voglio solo che qualcuno capisca e possa vedere il mondo attraverso i miei occhi. Voglio concedermi a qualcuno per tutte le volte che vorrà.
Quando guarderò i miei fogli, quando toccherò la carta dove ho impresso le note della mia anima, allora avrò dato un senso alla mia vita. Solo quando mi sentirò perfetto lo sarò realmente.
Voglio scrivere. Oggi e per tutta la mia vita. Voglio scrivere perché è l’unica cosa che mi rende felice. La completezza che un artista prova di fronte alla sua opera è qualcosa di impagabile. Io mi reputo un nulla, non mi do più importanza di quella che merito, cioè poca. Ma non per questo amo di meno quello che faccio. Non per questo mi convinco che non sarò mai uno scrittore.
Un poeta.
Spesso i sogni delle persone vengono catalogati come lussi. Devi essere concreto, devi poter esser piazzato sul mercato con un curriculum solido e altisonante. Devi essere vendibile.
Ma cosa rende un imprenditore pieno di denaro e di azioni più vendibile di un adolescente che sogna di poter essere grande? Che sogna di poter condividere con il mondo le proprie sensazioni e i propri peccati.
Il cammino verso la grandezza non si misura né in denaro né in copie vendute, ma solo nell’intima soddisfazione che si prova a creare qualcosa che si ama.
Io amo scrivere perché mi rende felice. Perché mi far star bene.
E forse perché mi può far essere quello che voglio: la scrittura è l’unico mezzo che ho per evadere da un mondo, il mio, che mi rivela sempre meno sorprese. Posso trasformarmi secondo il mio umore. Posso mettermi a scrivere immerso in un buio di tomba o farmi baciare dal sole. Posso scrivere da sobrio o da ubriaco. Posso mostrare quello che voglio del mio animo, non soltanto quello che l’ambiente attorno a me mi concede.
Scrivere è un grande inno alla libertà, è il mezzo più esplosivo per esprimere se stessi. Scrivere è la vita stessa per alcuni. Scrivere può essere peccato ma anche confessione. Scrivere è libertà assoluta.
Ogni giorno, ogni istante, ogni vita.
Non aspiro alla grandezza dei best-seller, non voglio vendere milioni di libri. Voglio solo che qualcuno capisca e possa vedere il mondo attraverso i miei occhi. Voglio concedermi a qualcuno per tutte le volte che vorrà.
Quando guarderò i miei fogli, quando toccherò la carta dove ho impresso le note della mia anima, allora avrò dato un senso alla mia vita. Solo quando mi sentirò perfetto lo sarò realmente.
04 October 2007
S-O-S
Sono tornato a scrivere. Sono stanco.
Non so cosa succeda. Le mie frasi sono brevi. E spezzate. Odio tutto.
In questi giorni sto pensando. Sto riflettendo sul mio futuro.
Cosa c'è in serbo per me? Cosa devo fare?
Ho bisogno del mio dramma. Ho bisogno di qualcosa che alimenti la mia trama. Qualcuno mi dia un consiglio. Qualcuno, invece di passare, leggere, prendere qualcosa di mio in maniera totalmente gratuita, mi dia qualcosa di suo.
Qualcuno di voi mi dica cosa devo fare.
Il mio dramma è non averne affatto, di drammi. Il mondo della finzione diventa più reale per chi non ha colpi di scena da sfoderare.
Aiutatemi.
Fate un piccolo sforzo.
Non vi chiedo tanto.
Datemi solo uno spunto. Datemi il la perchè io possa riprendere la mia ispirazione.
Aiutatemi.
Ditemi qualcosa.
Non voglio più sentire unicamente la mia eco.
Il silenzio sembra voglia inghiottirmi.
Aiutatemi...
Non so cosa succeda. Le mie frasi sono brevi. E spezzate. Odio tutto.
In questi giorni sto pensando. Sto riflettendo sul mio futuro.
Cosa c'è in serbo per me? Cosa devo fare?
Ho bisogno del mio dramma. Ho bisogno di qualcosa che alimenti la mia trama. Qualcuno mi dia un consiglio. Qualcuno, invece di passare, leggere, prendere qualcosa di mio in maniera totalmente gratuita, mi dia qualcosa di suo.
Qualcuno di voi mi dica cosa devo fare.
Il mio dramma è non averne affatto, di drammi. Il mondo della finzione diventa più reale per chi non ha colpi di scena da sfoderare.
Aiutatemi.
Fate un piccolo sforzo.
Non vi chiedo tanto.
Datemi solo uno spunto. Datemi il la perchè io possa riprendere la mia ispirazione.
Aiutatemi.
Ditemi qualcosa.
Non voglio più sentire unicamente la mia eco.
Il silenzio sembra voglia inghiottirmi.
Aiutatemi...
14 September 2007
Vergine
Nel frattempo io continuavo a scrivere. Era una sensazione strana, una sorta di pulsione: ogni tanto al pomeriggio mi sedevo alla scrivania e buttavo giù qualcosa, a volte la sera tardi, quando dal peso delle mie palpebre intuivo che sarebbe stata ora di andare a dormire, mi mettevo a scrivere. Sempre senza qualcosa di predeterminato in mente, senza saper cosa ne sarebbe venuto fuori.
Esattamente non saprei spiegare il motivo, sempre se esiste, per cui scrivo. Per cui sogno di scrivere nella mia vita e riuscire a far emozionare qualcuno con la mia scrittura, con le storie partorite dalla mia mente. Mi piacerebbe che un giorno mi venissero a dire che, da qualche parte in italia, o nella mia città, o nel mondo, qualcuno ha realmente comprato un mio libro, o letto una mia storia ed è stato bene.
è questione di contatto. Il fondo della questione è che ho la paura costante che la gente stabilisca un rapporto con me perchè mi è di fronte e interagire con me rappresenta la sua unica opzione.
Non ho mai avuto amici nella mia vita, non ho mai sentito attaccamento reale per le situazioni che vivevo. Sinceramente non saprei raccontarvi un bel ricordo legato alla mia vita. Non saprei raccontarvi alcun ricordo perchè non ne ho.
Ogni giorno mi sveglio vergine della mia esistenza, illibato e ingenuo. Ogni giorno apro gli occhi e mi chiedo se il mondo è oggi un po' migliore di ieri, e se magari è arrivato il giorno giusto per cominciare una vita come la sogno. Una vita come la scrivo.
Forse il mio problema è che nella vita non riesco ad avere la forza o solo il coraggio che ho quando scrivo. Non ho coraggio di osare, coraggio di buttare fuori tutto quello che ho e di spingermi fino a dove mi possono portare le mie possiblità.
Ogni notte, mentre lentamente al cospetto del mio letto mi svesto dei miei abiti, mentre mi tolgo ad uno ad uno tutti i trabiccoli che vorrei mi rendessero più un punto rosso in mezzo a un mare bianco di persone, in quei momenti percorro il mio giorno. Cammino di nuovo attraverso i luoghi e le persone che ho vissuto.
Mentre slaccio ad uno ad uno i miei braccialetti penso alle parole che avrei voluto dire e che solo ora sembrano comporsi chiaramente nella mia testa.
Mentre appoggio i miei anelli sul comodino medito su tutto ciò che c'è stato di buono e ciò che c'è stato di marcio nella mia giornata e ogni sera, sconsolato, mi ritrovo a dare un voto sei, di fiducia, al mio giorno, sperando che il domani possa costruirsi su una fiducia che realmente non ho.
Mentre steso sopra le coperte attendo di esser trascinato nel mio varco di non-vita mi ripeto che ho una vita davanti e che ho tutte le carte in regola per essere felice.
Ogni sera, ogni giorno, da mesi, da anni.
Ogni volta sento morire qualcosa dentro di me.
Ogni volta sento di aver appena gettato a mare una pagina della mia poesia.
Ogni volta chiudo gli occhi con la speranza di un domani migliore.
E ad ogni risveglio trovo un sole cocente di delusione ad attendermi.
Esattamente non saprei spiegare il motivo, sempre se esiste, per cui scrivo. Per cui sogno di scrivere nella mia vita e riuscire a far emozionare qualcuno con la mia scrittura, con le storie partorite dalla mia mente. Mi piacerebbe che un giorno mi venissero a dire che, da qualche parte in italia, o nella mia città, o nel mondo, qualcuno ha realmente comprato un mio libro, o letto una mia storia ed è stato bene.
è questione di contatto. Il fondo della questione è che ho la paura costante che la gente stabilisca un rapporto con me perchè mi è di fronte e interagire con me rappresenta la sua unica opzione.
Non ho mai avuto amici nella mia vita, non ho mai sentito attaccamento reale per le situazioni che vivevo. Sinceramente non saprei raccontarvi un bel ricordo legato alla mia vita. Non saprei raccontarvi alcun ricordo perchè non ne ho.
Ogni giorno mi sveglio vergine della mia esistenza, illibato e ingenuo. Ogni giorno apro gli occhi e mi chiedo se il mondo è oggi un po' migliore di ieri, e se magari è arrivato il giorno giusto per cominciare una vita come la sogno. Una vita come la scrivo.
Forse il mio problema è che nella vita non riesco ad avere la forza o solo il coraggio che ho quando scrivo. Non ho coraggio di osare, coraggio di buttare fuori tutto quello che ho e di spingermi fino a dove mi possono portare le mie possiblità.
Ogni notte, mentre lentamente al cospetto del mio letto mi svesto dei miei abiti, mentre mi tolgo ad uno ad uno tutti i trabiccoli che vorrei mi rendessero più un punto rosso in mezzo a un mare bianco di persone, in quei momenti percorro il mio giorno. Cammino di nuovo attraverso i luoghi e le persone che ho vissuto.
Mentre slaccio ad uno ad uno i miei braccialetti penso alle parole che avrei voluto dire e che solo ora sembrano comporsi chiaramente nella mia testa.
Mentre appoggio i miei anelli sul comodino medito su tutto ciò che c'è stato di buono e ciò che c'è stato di marcio nella mia giornata e ogni sera, sconsolato, mi ritrovo a dare un voto sei, di fiducia, al mio giorno, sperando che il domani possa costruirsi su una fiducia che realmente non ho.
Mentre steso sopra le coperte attendo di esser trascinato nel mio varco di non-vita mi ripeto che ho una vita davanti e che ho tutte le carte in regola per essere felice.
Ogni sera, ogni giorno, da mesi, da anni.
Ogni volta sento morire qualcosa dentro di me.
Ogni volta sento di aver appena gettato a mare una pagina della mia poesia.
Ogni volta chiudo gli occhi con la speranza di un domani migliore.
E ad ogni risveglio trovo un sole cocente di delusione ad attendermi.
13 September 2007
Bufera
Cos’altro volete togliermi?
Ho perso tutto. Ho perso me stesso in primis. Ho perso tutto.
Sorrido solo quando mi lavo i denti.
Non riesco più a camminare contro questa bufera di sabbia e di pugnalate che mi sconvolge.
Volete altro sangue da me?
Volete vedermi star ancora peggio?
Volete continuare a tagliarmi a pezzi?
Volete davvero vedermi soccombere?
Avete vinto voi.
Soggiaccio alla vostra arroganza.
Ho perso tutto. Ho perso me stesso in primis. Ho perso tutto.
Sorrido solo quando mi lavo i denti.
Non riesco più a camminare contro questa bufera di sabbia e di pugnalate che mi sconvolge.
Volete altro sangue da me?
Volete vedermi star ancora peggio?
Volete continuare a tagliarmi a pezzi?
Volete davvero vedermi soccombere?
Avete vinto voi.
Soggiaccio alla vostra arroganza.
10 September 2007
Assolo
l'oscurità preme sulle mie spalle. Il nulla grava su me e sui miei pensieri. Oggi i sogni di un ragazzo sembrano briciole che, trasportate in questo fazzoletto di terra da un turbine di vento e foglie, sembrano dissiparsi senza raccogliersi mai.
Brandisco il pugnale alto sul mio collo, per ricordare al mio spirito che non esiste niente di eterno e niente di vero. Cammino nel verde, cammino in uno spazio delimitato da alberi e cespugli. Cammino sperduto perchè la terra sotto i miei piedi viene a mancare.
Esiste solo il dolore e solo il dolore può appartenerci.
Siamo schegge di argento che si illudono di brillare. Siamo note destinate ad affievolirsi nell'arco di un attimo, bagliori che non riescono nemmeno a illuminar la propria strada.
Siamo piume e siamo eletricità.
Torno ai miei ricordi, ai legami con un universo che vorrei si contraesse insieme a me. Imprigionato da una vita in una realtà che sembra impedirmi di mostrare al mondo la mia luce. La mia vita è un sottile strato di diamante che invece di amplificare la mia immagine la sfaccetta in mille bozze mutilate che recano solo brandelli di me.
Il cammino come proposta e la caduta come soluzione. La fuga come palliativo.
Recito i versi di chi è stato maledetto, recito i salmi di chi ora è relegato all'inferno. Verso le lacrime di che avrebbe voluto essere grande ma ha dovuto accettare di essere umano. Mostro nelle piaghe della mia pelle tutto il dolore delle speranze disilluse.
Rimango muto, seduto immobile. Scelgo le parole senza capire il io significato.
Brandisco il pugnale alto sul mio collo, per ricordare al mio spirito che non esiste niente di eterno e niente di vero. Cammino nel verde, cammino in uno spazio delimitato da alberi e cespugli. Cammino sperduto perchè la terra sotto i miei piedi viene a mancare.
Esiste solo il dolore e solo il dolore può appartenerci.
Siamo schegge di argento che si illudono di brillare. Siamo note destinate ad affievolirsi nell'arco di un attimo, bagliori che non riescono nemmeno a illuminar la propria strada.
Siamo piume e siamo eletricità.
Torno ai miei ricordi, ai legami con un universo che vorrei si contraesse insieme a me. Imprigionato da una vita in una realtà che sembra impedirmi di mostrare al mondo la mia luce. La mia vita è un sottile strato di diamante che invece di amplificare la mia immagine la sfaccetta in mille bozze mutilate che recano solo brandelli di me.
Il cammino come proposta e la caduta come soluzione. La fuga come palliativo.
Recito i versi di chi è stato maledetto, recito i salmi di chi ora è relegato all'inferno. Verso le lacrime di che avrebbe voluto essere grande ma ha dovuto accettare di essere umano. Mostro nelle piaghe della mia pelle tutto il dolore delle speranze disilluse.
Rimango muto, seduto immobile. Scelgo le parole senza capire il io significato.
25 August 2007
Flûte
Smettete di domandarmi qual'è il mio problema. Non lo so.
Ho voglia di camminare con le cuffie nelle orecchie senza sentire nessuna delle vostre voci. Senza dovermi preoccupare delle vostre parole, delle vostre sentenze, senza dovermi preoccupare del fatto che ognuno di voi potrebbe, da un momento all'altro, tradirmi, pugnalarmi, abbandonarmi o deridermi. Come si fa ad esser felici quando si hanno amici che sembrano impugnare più coltelli che mazzi di fiori?
Il bambino può correre felice perchè non deve preoccuparsi di tutto questo. Non deve preoccuparsi di essere come gli altri vorrebbero che fosse. Non deve guardarsi le spalle da chi gli promettere di farlo per lui.
Essere diverso. Essere meglio. Essere semplicemente differente da voi.
Perchè sarebbe il mio modo per non aver pià bisogno della vostra approvazione, far qualcosa che esuli da voi, dalla vostra sfera. Voglio correre e essere diverso da te, che ti credi affidabile e importante. Voglio urlare e scrivere una canzone diversa da quelle che piacciono a voi.
Devo essere diverso e perfetto.
Devo bastare a me stesso. Per bastare a me stesso sarebbe sufficiente che io bastassi a voi. Ma non è così, non lo sarà mai perchè se riuscissi in quest'obiettivo diventerei qualcosa di pericoloso per te. Qualcosa su cui non potresti esercitare il tuo influsso, sarei qualcosa che semplicemente non potresti giudicare o disapprovare.
Questo è uno sfogo. Niente più di lettere stese in disordine con la speranza di essere lette. Questo è il conato di vomito che mi suscitate.
Questo è il limite tra me e voi.
Un limite che voglio oltrepassare per potermene poi allontanare. Come due pianeti si attraggono così io non possso sperare di scappare da un'orbita che non saprei dire se mia o vostra. Come due stelle nel cielo posso solo lanciarmi con tutte le mie forze contro di voi, sperando di resistere all'impatto, sperando di non andare in mille pezzi ma di uccidervi, di farvi tutto il male necessario a farvi spostare e lasciar libero il mio cammino verso una felicità che non considero più nemmeno un chimera.
Non la considero affatto.
Ho voglia di camminare con le cuffie nelle orecchie senza sentire nessuna delle vostre voci. Senza dovermi preoccupare delle vostre parole, delle vostre sentenze, senza dovermi preoccupare del fatto che ognuno di voi potrebbe, da un momento all'altro, tradirmi, pugnalarmi, abbandonarmi o deridermi. Come si fa ad esser felici quando si hanno amici che sembrano impugnare più coltelli che mazzi di fiori?
Il bambino può correre felice perchè non deve preoccuparsi di tutto questo. Non deve preoccuparsi di essere come gli altri vorrebbero che fosse. Non deve guardarsi le spalle da chi gli promettere di farlo per lui.
Essere diverso. Essere meglio. Essere semplicemente differente da voi.
Perchè sarebbe il mio modo per non aver pià bisogno della vostra approvazione, far qualcosa che esuli da voi, dalla vostra sfera. Voglio correre e essere diverso da te, che ti credi affidabile e importante. Voglio urlare e scrivere una canzone diversa da quelle che piacciono a voi.
Devo essere diverso e perfetto.
Devo bastare a me stesso. Per bastare a me stesso sarebbe sufficiente che io bastassi a voi. Ma non è così, non lo sarà mai perchè se riuscissi in quest'obiettivo diventerei qualcosa di pericoloso per te. Qualcosa su cui non potresti esercitare il tuo influsso, sarei qualcosa che semplicemente non potresti giudicare o disapprovare.
Questo è uno sfogo. Niente più di lettere stese in disordine con la speranza di essere lette. Questo è il conato di vomito che mi suscitate.
Questo è il limite tra me e voi.
Un limite che voglio oltrepassare per potermene poi allontanare. Come due pianeti si attraggono così io non possso sperare di scappare da un'orbita che non saprei dire se mia o vostra. Come due stelle nel cielo posso solo lanciarmi con tutte le mie forze contro di voi, sperando di resistere all'impatto, sperando di non andare in mille pezzi ma di uccidervi, di farvi tutto il male necessario a farvi spostare e lasciar libero il mio cammino verso una felicità che non considero più nemmeno un chimera.
Non la considero affatto.
26 July 2007
307 parole
C'è di certo che è strano. Che è stato imprevedibile in tutto, nel suo arrivo, nella sua crescita e nella sua fioritura. Magari sono semplicemente spaventato dal fatto che ti ho sempre amata. Forse la mia paura è di amarti fino a finire fuori da questo tempo e questo mondo.
Dalle mie piccole mani di bambino, dagli occhi impauriti di un quattordicenne solo in un banco di scuola, dal mio volto che si mostra ancora più bambino che uomo, da ognuno di questi istanti di vita che senza un vero motivo ho vissuto, il tuo volto emerge. Emerge il ricordo del tuo sorriso incerto, in bilico tra una riservatezza spontanea e una formalità imposta. Il ricordo di te sempre troppo lontana per essere raggiunta. Forse sono sempre stato al tuo fianco, forse ti amavo già quando non l'avevo capito.
Tutto si sta mostrando nella sua imprevedibile immensità.
In fondo io non ho paura proprio di nulla, anzi io adoro tutto questo...questo qualcosa che ancora non capisco e che forse non capirò mai.
Non avrei mai pensato di poter aver così tanto bisogno di qualcuno.
Mi stai spingendo fuori dal tempo. Voglio perdermi, voglio non badare a nient'altro se non a questo spicchio di perfetta immortalità.
So che ti amo. So che è magico. So che profumi di felicità. So che sei parte di me.
E ti ringrazio di tutto questo.
Per essere unica, per essere timida e dolce. Ti ringrazio per essere come vorrei tu fossi, per lasciarti amare proprio come vorrei amarti. Grazie per essere la mia migliore amica, per essere la mia spalla e la mia stampella.
Grazie per tutto questo.
Mi inchino.
E ti amo.
E ringrazio di amarti e di poterti amare.
Lo sappiamo entrambi che tutto questo c'è sempre stato.
Sappiamo entrambi che ci sarà per sempre.
Dalle mie piccole mani di bambino, dagli occhi impauriti di un quattordicenne solo in un banco di scuola, dal mio volto che si mostra ancora più bambino che uomo, da ognuno di questi istanti di vita che senza un vero motivo ho vissuto, il tuo volto emerge. Emerge il ricordo del tuo sorriso incerto, in bilico tra una riservatezza spontanea e una formalità imposta. Il ricordo di te sempre troppo lontana per essere raggiunta. Forse sono sempre stato al tuo fianco, forse ti amavo già quando non l'avevo capito.
Tutto si sta mostrando nella sua imprevedibile immensità.
In fondo io non ho paura proprio di nulla, anzi io adoro tutto questo...questo qualcosa che ancora non capisco e che forse non capirò mai.
Non avrei mai pensato di poter aver così tanto bisogno di qualcuno.
Mi stai spingendo fuori dal tempo. Voglio perdermi, voglio non badare a nient'altro se non a questo spicchio di perfetta immortalità.
So che ti amo. So che è magico. So che profumi di felicità. So che sei parte di me.
E ti ringrazio di tutto questo.
Per essere unica, per essere timida e dolce. Ti ringrazio per essere come vorrei tu fossi, per lasciarti amare proprio come vorrei amarti. Grazie per essere la mia migliore amica, per essere la mia spalla e la mia stampella.
Grazie per tutto questo.
Mi inchino.
E ti amo.
E ringrazio di amarti e di poterti amare.
Lo sappiamo entrambi che tutto questo c'è sempre stato.
Sappiamo entrambi che ci sarà per sempre.
24 July 2007
Ascolta e impara
Però stasera ho voglia di sognare.. impugnare il cervello e strizzarlo come una spugna, inzupparmi le mani di pensieri. Ho voglia di lasciarmi guidare dalla mente.. sempre e per sempre.. creerò un quadro di musiche e colori per sedermici di fronte e dormire.
Le parole diventano sempre di meno, i concetti li esaurisco non appena si realizzano nel mio cervello. La nascita di un pensiero lo uccide. La morte di un pensiero rende intutile provare a descriverne i contenuti.
Penso che scrivere tanto sia per chi pensa poco.
Le parole diventano sempre di meno, i concetti li esaurisco non appena si realizzano nel mio cervello. La nascita di un pensiero lo uccide. La morte di un pensiero rende intutile provare a descriverne i contenuti.
Penso che scrivere tanto sia per chi pensa poco.
06 July 2007
Dedicato a me stesso
Questa è la storia di una canzone. Del percorso vissuto per scriverla. Di come io, nemmeno maggiorenne e senza nemmeno tutti i peli in faccia, abbia camminato a passi svelti fino a comporre quei sette minuti di musica.
È iniziato mentre da solo, nella mia stanza, ascoltavo con il mio ipod le mie canzoni preferite e, forse per malinconia, forse per qualcosa che c'era ma non mi si mostrava, decisi che avrei scritto la storia più dolce che fosse mai stata messa su carta. Così ho iniziato a pensare, e mentre pensavo scrivevo, e nel frattempo scavalcavo con la mente i miei stessi pensieri, ritrovandomi sempre un passo più in là di me stesso. Ogni tanto l’ispirazione scivolava via dalle mie mani e allora staccavo, prendevo il telefono o la moto e mi prendevo un pausa. Ma ecco che improvvisamente, durante una chiacchierata con un amico, durante una bevuta al bar, stimolata dalla musica o dal calore di questa vita, ritornava, sempre più forte, sempre più decisa. Abbandonavo tutto e mi precipitavo a scrivere parole e a riempire pentagrammi. La mia canzone prendeva forma, e tra le sue note di sviluppava la storia, la mia storia, la storia di tutti noi.
Passavano le settimane ma non potevo concludere la mia storia, non riuscivo a trovare un soffio giusto per far scivolare nel silenzio le mie parole. Come le piume dei cuscini non puoi tenerle tutte in mano perché inesorabilmente se ne scappano, così le mie note finivano per scavalcarsi a vicenda e disarmonizzare il mio piccolo jenga di piume.
Poi abbandonai l’idea di dare una conclusione al mio testamento artistico e decisi che sarebbe stata la musica a fermarsi da sé, che le parole stesse avrebbero costruito il loro recinto.
Così i miei sette minuti diventavano a volte tre, a volte dieci, a volte si perdevano nell’infinito ma alla fine decisero di chiudersi in una nota, allo scoccare del settimo minuto.
È iniziato mentre da solo, nella mia stanza, ascoltavo con il mio ipod le mie canzoni preferite e, forse per malinconia, forse per qualcosa che c'era ma non mi si mostrava, decisi che avrei scritto la storia più dolce che fosse mai stata messa su carta. Così ho iniziato a pensare, e mentre pensavo scrivevo, e nel frattempo scavalcavo con la mente i miei stessi pensieri, ritrovandomi sempre un passo più in là di me stesso. Ogni tanto l’ispirazione scivolava via dalle mie mani e allora staccavo, prendevo il telefono o la moto e mi prendevo un pausa. Ma ecco che improvvisamente, durante una chiacchierata con un amico, durante una bevuta al bar, stimolata dalla musica o dal calore di questa vita, ritornava, sempre più forte, sempre più decisa. Abbandonavo tutto e mi precipitavo a scrivere parole e a riempire pentagrammi. La mia canzone prendeva forma, e tra le sue note di sviluppava la storia, la mia storia, la storia di tutti noi.
Passavano le settimane ma non potevo concludere la mia storia, non riuscivo a trovare un soffio giusto per far scivolare nel silenzio le mie parole. Come le piume dei cuscini non puoi tenerle tutte in mano perché inesorabilmente se ne scappano, così le mie note finivano per scavalcarsi a vicenda e disarmonizzare il mio piccolo jenga di piume.
Poi abbandonai l’idea di dare una conclusione al mio testamento artistico e decisi che sarebbe stata la musica a fermarsi da sé, che le parole stesse avrebbero costruito il loro recinto.
Così i miei sette minuti diventavano a volte tre, a volte dieci, a volte si perdevano nell’infinito ma alla fine decisero di chiudersi in una nota, allo scoccare del settimo minuto.
03 July 2007
Fate luce
Non saprei dire cosa o perchè sono qui. Cosa ci sto a fare da ste parti.
Voi, che avete sempre consigli e grandi perle di saggezza da sciorinare, spiegatemi qualcosa. Non lo dico in senso retorico: prendete la tastiera o il cellulare o carta e penna e venite a spiegarmi che persona sono.
Non riesco a capirmi io..figuriamoci voi.. io non so cosa sono, nn so come funziono.
Spiegatemelo.
Con uno come me, la cosa migliore è rimanere in una distante diffidenza allarmata,
essuno sa cime sono
nin è questione d parlare o d capirsi
è che io non ho senso in quello che dico o che faccio
per il semplice motivo che il concetto di "avere senso" è sfuggevole
o arbitrario
può volere dire qualunque cosa.
Io aspetto che siate voi a chiarirmi le idee.
Illuminatemi
Voi, che avete sempre consigli e grandi perle di saggezza da sciorinare, spiegatemi qualcosa. Non lo dico in senso retorico: prendete la tastiera o il cellulare o carta e penna e venite a spiegarmi che persona sono.
Non riesco a capirmi io..figuriamoci voi.. io non so cosa sono, nn so come funziono.
Spiegatemelo.
Con uno come me, la cosa migliore è rimanere in una distante diffidenza allarmata,
essuno sa cime sono
nin è questione d parlare o d capirsi
è che io non ho senso in quello che dico o che faccio
per il semplice motivo che il concetto di "avere senso" è sfuggevole
o arbitrario
può volere dire qualunque cosa.
Io aspetto che siate voi a chiarirmi le idee.
Illuminatemi
Disperato allo specchio
Ora vattene troia che non sei altro. Stammi lontana, tieni la tua presenza alla larga. Con te ho preso uno dei granchi più clamorosi della mia vita. Ho creduto in te, e soprattutto in noi due, ho creduto a te e alle tue promesse. E ora mi ritrovo con l'anima strappata e un conto aperto con un destino al quale avevo riempito il cervello di speranze. Tutte cazzate, tutte bugie, tutte cose inventate. Dammi una spiegazione. Me la devi. Non infilare la porta in quella maniera.
Ora che te ne vai. Sono finiti i rumori, le grida, la rabbia.
Per te è cessato qualunque battito.
Cosa hai voluto tu da me? Perchè hai sprecato tutto questo tempo a mentirmi?
Esci. Ti odio. Ho sacrificato il mondo per una puttana che è incapace di provare qualunque senso di lealtà o semplicemente di umanità.
Non c'è nessuna grazia. È un ago dritto al cuore.
Ora che te ne vai. Sono finiti i rumori, le grida, la rabbia.
Per te è cessato qualunque battito.
Cosa hai voluto tu da me? Perchè hai sprecato tutto questo tempo a mentirmi?
Esci. Ti odio. Ho sacrificato il mondo per una puttana che è incapace di provare qualunque senso di lealtà o semplicemente di umanità.
Non c'è nessuna grazia. È un ago dritto al cuore.
20 June 2007
Il treno della vita
Vorrei insegnarvi una cosa, riguardo al treno della vita. Riguardo la grande metafora della vita interpretata come un lungo viaggio in treno, nel quale si avvicenderanno tante persone, alcune si siederanno vicino a voi e vi terranno a compagnia, alcune in altri vagoni, non noteranno nemmeno la vostra presenza, altre purtroppo non potranno essere avvicinate e non potremo sederci vicino a loro perché il posto è già occupato. Ma non è niente, recita la nostra storia, perché il viaggio continua, il viaggio è fatto di continue sfide e incontri, delusioni e piacevoli novità. E bisogna sempre andare avanti, sempre tenere a mente che la propria meta è una, non dobbiamo mai dimenticarcene, perché essa prescinde le compagnie, i posti e l’avvicendarsi dei sentimenti.
Ma non è così, non lo è affatto. Solo i più fortunati possono godere del loro viaggio in tutta comodità, rammaricandosi di tanto in tanto per alcune delusioni. La vita vera, o almeno la mia vita, non è così. Il mio treno è completamente diverso.
Esistono tanti tipi di treni non è vero? Quelli lussuosi, quelli un po’ scalcinati, quelli pieni e quelli deserti. Esistono i treni che piano piano giungono alla loro meta, e quelli che volano veloci come fulmini.
Sono salito sul treno senza che nessuno me lo chiedesse, senza poter decidere se farlo o meno. Quando ero piccolo andava bene qualunque angolo del treno, andava bene perché potevo stare dovunque, mi bastava la mia immaginazione e il mio treno un po’ scalcinato diventava un fantastico treno ultraveloce, ultrasplendente, pieno di colori e di amici.
Poi sono cresciuto e ho iniziato a cercare il mio posto.
Ho camminato a lungo nel mio treno, ho attraversato tanti vagoni, tutti pieni, senza posto per me, tutti con i posti prenotati per qualcun altro, come se quella classe fosse troppo lussuosa per me.
Poi ogni tanto lungo il mio girovagare trovavo alcuni sedili, ma erano quasi sempre scomodi, o comunque non mi calzavano, io mi rassegnavo e ripartivo, pieno di fiducia, alla ricerca di un nuovo posto. Mi è capitato di trovare posti particolarmente comodi, posti con una vista stupenda, posti vicino a persone fantastiche, persone che mi rendevano felici, persone che si lasciavano amare e mi facevano sentire amato. Posti che predicevano un futuro felice. Ma puntualmente, ogni volta, arrivava un tempo in queste persone si stancavano, queste persone si convincevano che era ora che lasciassi quel posto a qualcun altro. E non contavano le lacrime, o i silenzi, o i pezzi del mio corpo e della mia anima che si laceravano, dovevo andarmene. Ancora oggi a volte, quando mi imbatto in quelle persone o in quei particolari posti, mi sento sbagliato, sento di essere di troppo, e loro, gli altri, l’altra persona, non sembra nemmeno ricordarsi di me, o non sembra nemmeno ricordarsi che un giorno, io e lei, abbiamo condiviso quel posto.
Con lo scorrere del tempo ho capito una cosa, l’ho capita sulla mia pelle. Il mio treno non è fatto per me, tutti i sedili sono scomodi, infidi e terribilmente dolorosi. I posti comodi, quelli che fanno star bene il corpo e la mente, sono riservati agli altri. I vagoni per me sono quelli vuoti, quelli con la gente dentro sembrano ostici.
Il mio treno sembra troppo spesso essermi nemico. Vorrei trovare qualcuno con cui condividere un posto, ma non lo trovo. Di solito rimango seduto con gli altri e sorrido anche se il mio posto non è quello, anche se quel sedile mi sta spezzando la schiena e vorrei urlare dal male e strappare i sedili e sfondare i muri.
Ma non posso. E per non ritrovarmi da solo vivo così. Ogni giorno, ogni mese. A volte vorrei semplicemente sentirmi a casa mia.
Perché alla lunga un viaggio scomodo fa desiderare di fermarsi, di tirare il freno d’emergenza e scendere una volta per tutte.
Ma non è così, non lo è affatto. Solo i più fortunati possono godere del loro viaggio in tutta comodità, rammaricandosi di tanto in tanto per alcune delusioni. La vita vera, o almeno la mia vita, non è così. Il mio treno è completamente diverso.
Esistono tanti tipi di treni non è vero? Quelli lussuosi, quelli un po’ scalcinati, quelli pieni e quelli deserti. Esistono i treni che piano piano giungono alla loro meta, e quelli che volano veloci come fulmini.
Sono salito sul treno senza che nessuno me lo chiedesse, senza poter decidere se farlo o meno. Quando ero piccolo andava bene qualunque angolo del treno, andava bene perché potevo stare dovunque, mi bastava la mia immaginazione e il mio treno un po’ scalcinato diventava un fantastico treno ultraveloce, ultrasplendente, pieno di colori e di amici.
Poi sono cresciuto e ho iniziato a cercare il mio posto.
Ho camminato a lungo nel mio treno, ho attraversato tanti vagoni, tutti pieni, senza posto per me, tutti con i posti prenotati per qualcun altro, come se quella classe fosse troppo lussuosa per me.
Poi ogni tanto lungo il mio girovagare trovavo alcuni sedili, ma erano quasi sempre scomodi, o comunque non mi calzavano, io mi rassegnavo e ripartivo, pieno di fiducia, alla ricerca di un nuovo posto. Mi è capitato di trovare posti particolarmente comodi, posti con una vista stupenda, posti vicino a persone fantastiche, persone che mi rendevano felici, persone che si lasciavano amare e mi facevano sentire amato. Posti che predicevano un futuro felice. Ma puntualmente, ogni volta, arrivava un tempo in queste persone si stancavano, queste persone si convincevano che era ora che lasciassi quel posto a qualcun altro. E non contavano le lacrime, o i silenzi, o i pezzi del mio corpo e della mia anima che si laceravano, dovevo andarmene. Ancora oggi a volte, quando mi imbatto in quelle persone o in quei particolari posti, mi sento sbagliato, sento di essere di troppo, e loro, gli altri, l’altra persona, non sembra nemmeno ricordarsi di me, o non sembra nemmeno ricordarsi che un giorno, io e lei, abbiamo condiviso quel posto.
Con lo scorrere del tempo ho capito una cosa, l’ho capita sulla mia pelle. Il mio treno non è fatto per me, tutti i sedili sono scomodi, infidi e terribilmente dolorosi. I posti comodi, quelli che fanno star bene il corpo e la mente, sono riservati agli altri. I vagoni per me sono quelli vuoti, quelli con la gente dentro sembrano ostici.
Il mio treno sembra troppo spesso essermi nemico. Vorrei trovare qualcuno con cui condividere un posto, ma non lo trovo. Di solito rimango seduto con gli altri e sorrido anche se il mio posto non è quello, anche se quel sedile mi sta spezzando la schiena e vorrei urlare dal male e strappare i sedili e sfondare i muri.
Ma non posso. E per non ritrovarmi da solo vivo così. Ogni giorno, ogni mese. A volte vorrei semplicemente sentirmi a casa mia.
Perché alla lunga un viaggio scomodo fa desiderare di fermarsi, di tirare il freno d’emergenza e scendere una volta per tutte.
13 June 2007
Why we fight
Momenti di difficoltà, momenti in cui devi essere l’eroe di te stesso. Diventare salvatore di te stesso e portarti fuori dal pericolo.
Voglio essere così voglio essere un eroe.
Non sono niente.
Voglio essere un paladino, uno che riesce a dire fare pensare e combinare la cosa giusta al momento giusto. È nei momenti come questi che devi prendere il coraggio a due mani e distruggere tutto, bruciare il passato, fare tesoro dei tuoi errori e portare a totale maturazione il tuo percorso. Sei un uomo, sei un uomo che deve essere eroe. Sei il tuo eroe.
Sii pronto ad imbracciare il fucile e schierarti in prima linea, senza curarti del sangue, del sangue versato dai tuoi nemici e dai tuoi amici. Senza preoccuparti di quante ferite riusciranno ad aprirti in corpo, perché finchè i tuoi nemici continueranno a cadere esanimi sul campo di battaglia, tu avrai determinazione per non smettere di premere il grilletto.
Chiudi un occhio, prendi la mira e spara.
Uccidi.
Diventa eroe.
Sei pronto per la tua epopea.
Non cedere terreno, non ritirarti fino a quando i tuoi nemici non sono su di te ad aprirti il collo con un pugnale. Rimani impassibile. Soffri in silenzio. Sii pronto a morire.
Io voglio essere un eroe.
Voglio essere ammirato.
Non smettere mai di uccidere nemici.
In realtà
io sono qui, sul campo di battaglia, incatenato e nudo, nel bel mezzo dei due schieramenti, impossibilitato a muovermi. Sono destinato solo al macello.
Sei pronto a scendere i campo e farti ammazzare? Sei pronto alla gloria, alle medaglie, ad una lapide con il tuo nome sopra? Sei pronto per tutto questo?
Io lo vorrei essere.
È in momenti come questi che devi tirar fuori le palle e stringere il fucile con tutta la tua forza. Fin quando le tue dita non perdono sensibiltà, le tue mani sanguinano e ogni nemico giace sul campo di battaglia.
Siamo qui non per vincere ma per mostrare al mondo cosa significhi la parola gloria. Cosa rapprensenti l'ideale di coraggio in questo mondo.
Sono qui su questo campo di battaglia, prediposto al massacro mio e altrui, perchè voglio far vedere a tutta la terra che l'ultimo degli eroi è sceso tra voi.
Voglio essere così voglio essere un eroe.
Non sono niente.
Voglio essere un paladino, uno che riesce a dire fare pensare e combinare la cosa giusta al momento giusto. È nei momenti come questi che devi prendere il coraggio a due mani e distruggere tutto, bruciare il passato, fare tesoro dei tuoi errori e portare a totale maturazione il tuo percorso. Sei un uomo, sei un uomo che deve essere eroe. Sei il tuo eroe.
Sii pronto ad imbracciare il fucile e schierarti in prima linea, senza curarti del sangue, del sangue versato dai tuoi nemici e dai tuoi amici. Senza preoccuparti di quante ferite riusciranno ad aprirti in corpo, perché finchè i tuoi nemici continueranno a cadere esanimi sul campo di battaglia, tu avrai determinazione per non smettere di premere il grilletto.
Chiudi un occhio, prendi la mira e spara.
Uccidi.
Diventa eroe.
Sei pronto per la tua epopea.
Non cedere terreno, non ritirarti fino a quando i tuoi nemici non sono su di te ad aprirti il collo con un pugnale. Rimani impassibile. Soffri in silenzio. Sii pronto a morire.
Io voglio essere un eroe.
Voglio essere ammirato.
Non smettere mai di uccidere nemici.
In realtà
io sono qui, sul campo di battaglia, incatenato e nudo, nel bel mezzo dei due schieramenti, impossibilitato a muovermi. Sono destinato solo al macello.
Sei pronto a scendere i campo e farti ammazzare? Sei pronto alla gloria, alle medaglie, ad una lapide con il tuo nome sopra? Sei pronto per tutto questo?
Io lo vorrei essere.
È in momenti come questi che devi tirar fuori le palle e stringere il fucile con tutta la tua forza. Fin quando le tue dita non perdono sensibiltà, le tue mani sanguinano e ogni nemico giace sul campo di battaglia.
Siamo qui non per vincere ma per mostrare al mondo cosa significhi la parola gloria. Cosa rapprensenti l'ideale di coraggio in questo mondo.
Sono qui su questo campo di battaglia, prediposto al massacro mio e altrui, perchè voglio far vedere a tutta la terra che l'ultimo degli eroi è sceso tra voi.
10 June 2007
Delirio su musica fissa
In giorni come questo, giorni di buio e di silenzi, in giorni come questo io vorrei scappare. Vorrei andarmene da questa vita, da questo mondo, da questo uniforme vuoto che ci circonda e ci imprigiona. Cosa sono io? Che importanza posso darmi in questa realtà che è la più concreta rappresentazione di una svilente inconsistenza? Quale ruolo posso darmi nell’anarchia delle gerarchie? Io sono? E se sono, cosa sono? E perché?
Voglio.
Voglio poter cambiare le strutture di questo universo. Voglio parlare a quattrocchi con Dio per chiedergli un po’ di spiegazioni. Penso che perlomeno me le debba.
Tira fuori il meglio di te. Sempre.
Cerca di sopravvivere.
Scavalca il prossimo tuo e ottieni la gloria riservata solo agli eroi. È epico tutto questo. Ma paurosamente moderno. Quotidiano.
Tira fuori il meglio perché altrimenti sarai fatto fuori dal gioco.
Voglio capire me stesso. Voglio trovar una soluzione al mio disfacimento. Mi sento spacciato, mi sento appeso ad un cappio. Mi sento violentato. Mai avrei pensato. Mai.
Voglio baciarti di nuovo. Voglio guardarti negli occhi. Una voce al telefono non mi basta più. Ho bisogno del calore. Voglio pensare ed agire. Voglio non esser più schiavo di niente.
Voglio vedere l’apocalisse scendere su questa terra. Vedere i miei nemici squartati. Voglio essere redento.
Qualcuno mi spieghi come salvare la mia vita. Qualcuno mi dia le istruzioni. Da solo non ce la faccio.
Vorrei che qualcuno suonasse il pianoforte per me. Vorrei sentir della musica nuova.
Voglio
il sapore
del caldo
niente
che mi possa cullare mentre in un mare di fumo rosso guardo il tuo corpo nudo che giace nel mio letto. Ho bisogno di sentirmi vivo ancora una volta. Un’ultima volta.
Voglio.
Voglio poter cambiare le strutture di questo universo. Voglio parlare a quattrocchi con Dio per chiedergli un po’ di spiegazioni. Penso che perlomeno me le debba.
Tira fuori il meglio di te. Sempre.
Cerca di sopravvivere.
Scavalca il prossimo tuo e ottieni la gloria riservata solo agli eroi. È epico tutto questo. Ma paurosamente moderno. Quotidiano.
Tira fuori il meglio perché altrimenti sarai fatto fuori dal gioco.
Voglio capire me stesso. Voglio trovar una soluzione al mio disfacimento. Mi sento spacciato, mi sento appeso ad un cappio. Mi sento violentato. Mai avrei pensato. Mai.
Voglio baciarti di nuovo. Voglio guardarti negli occhi. Una voce al telefono non mi basta più. Ho bisogno del calore. Voglio pensare ed agire. Voglio non esser più schiavo di niente.
Voglio vedere l’apocalisse scendere su questa terra. Vedere i miei nemici squartati. Voglio essere redento.
Qualcuno mi spieghi come salvare la mia vita. Qualcuno mi dia le istruzioni. Da solo non ce la faccio.
Vorrei che qualcuno suonasse il pianoforte per me. Vorrei sentir della musica nuova.
Voglio
il sapore
del caldo
niente
che mi possa cullare mentre in un mare di fumo rosso guardo il tuo corpo nudo che giace nel mio letto. Ho bisogno di sentirmi vivo ancora una volta. Un’ultima volta.
21 May 2007
Is it over?
Non so più perchè e cosa scrivere.. Per chi? per quale obiettivo?
Non c'è nessuno che mi ascolta, nessuno che ci tiene a leggere quello che scrivo. I pochi che passano di qui lo fanno perchè li imploro di farlo. Che schifo.
Il mio blog come la mia vita.
Voglio staccare. Finalmente. Da tutto l'universo. Voglio galleggiare nel silenzio più tranquillo. Voglio guardare le formichine che si affaccendano al posto mio. Non ho più voglia di scrivere senza un motivo. Guardatemi negli occhi e ditemelo con tutta la vostra sincerità: "Tu non sarai mai uno scrittore." "Smetti di sognare."
Ditemelo, così magari riacquisterò un po' di fiducia. In me e in voi.
Non pensate che io non rilegga ciò che scrivo. Lo vedo quanto è lontano da ciò che vorrebbe essere. Lo vedo bene quanto lo vedete voi. Solo che voi non me lo dite perchè mi volete bene e siete qui x farmi i complimenti e non per smontarmi. Ditemi che faccio schifo, sarò contento.
Non c'è nessuno che venga qui per ascoltare delle belle pagine. Siete tutti qui perchè siete miei amici e un po' di carità non si nega a nessuno.
Non so cosa devo scrivere, non so cosa devo scrivere per comporre un capolavoro, non so se parlare di amore o di avventure, dei miei sogni o del mondo di cristallo che guardo. Non so niente. So che sono fermo al punto di partenza da anni.
Sono, anzi cerco di essere, brillante esclusivamente all'apparenza..ma quando si va a stringere sono una nullità.
È così che doveva finire?
Non c'è nessuno che mi ascolta, nessuno che ci tiene a leggere quello che scrivo. I pochi che passano di qui lo fanno perchè li imploro di farlo. Che schifo.
Il mio blog come la mia vita.
Voglio staccare. Finalmente. Da tutto l'universo. Voglio galleggiare nel silenzio più tranquillo. Voglio guardare le formichine che si affaccendano al posto mio. Non ho più voglia di scrivere senza un motivo. Guardatemi negli occhi e ditemelo con tutta la vostra sincerità: "Tu non sarai mai uno scrittore." "Smetti di sognare."
Ditemelo, così magari riacquisterò un po' di fiducia. In me e in voi.
Non pensate che io non rilegga ciò che scrivo. Lo vedo quanto è lontano da ciò che vorrebbe essere. Lo vedo bene quanto lo vedete voi. Solo che voi non me lo dite perchè mi volete bene e siete qui x farmi i complimenti e non per smontarmi. Ditemi che faccio schifo, sarò contento.
Non c'è nessuno che venga qui per ascoltare delle belle pagine. Siete tutti qui perchè siete miei amici e un po' di carità non si nega a nessuno.
Non so cosa devo scrivere, non so cosa devo scrivere per comporre un capolavoro, non so se parlare di amore o di avventure, dei miei sogni o del mondo di cristallo che guardo. Non so niente. So che sono fermo al punto di partenza da anni.
Sono, anzi cerco di essere, brillante esclusivamente all'apparenza..ma quando si va a stringere sono una nullità.
È così che doveva finire?
17 May 2007
"..Vuoi una foto?..."
Cammino per la strada. Migliaia di persone e nessun affetto. Ci odiamo tutti alla stessa maniere. Tutti con la stessa, perfetta, indifferenza totale. Cammino con il freddo attorno, con il mio cappotto nero lungo lungo e la mia sciarpa di lana che mi copre la faccia. Cammino con le scarpe pesanti e le mani nelle tasche dei pantaloni. Cammino con lo sguardo sempre chino.
Per la strada siamo tutti uguali nei nostri gusci. Cammino lasciando le mie impronte sulla neve.
Tra i palazzi, tra le persone, i bianchi i neri e i gialli, in mezzo a tutto questo non si trova più niente di umano. Ho le mani infreddolite, vorrei avere un bel bicchierone di Starbucks bollente tra le mani, un caffè americano come solo qui lo sanno fare.
Mentre cammino non capisco bene se sono io a fendere coi miei passi una massa inerme di persone o loro a scivolare intorno a me, portandosi con loro le strade e tutto il mondo. Vorrei poter tornare al mio appartamento in cima al mondo e guardare tutto questa orgia di insipidezza dal comfort della mia poltrona di pelle scura. Cammino senza guardare nulla. Ho affinato i miei sensi per poter evitare le persone anche senza guardare dritto avanti a me. Ogni tanto ovviamente capita che qualcuno mi sbatta contro. Ma è normale. Come è normale che poi se ne vada ricoprendomi di insulti. Cammino per un’ora senza fermarmi e senza guardare nessuno. Mi chiedo se anche gli altri camminino senza vedermi.
Ad un certo punto una mano mi costringe a fermarmi. Mi si posa sul petto. È una mano infreddolita, con le piaghe dovute alla temperatura. È la mano di qualcuno che non ha tempo di farsi una manicure. Dietro la mano c’è una camicia pesante, con sopra un giaccone sporco.
« Vuoi una foto?».
Lentamente, davvero lentamente, alzo lo sguardo e vedo una faccia di ragazzo, di una trentina d’anni al massimo, sporco e dall’aria simpatica. « Vuoi una foto?». Lo guardo ma non so cosa dirgli.
« Se mi dai due dollari ti faccio una foto istantanei sotto l’albero. Dai che ti costa. In fondo…». Allora alzo gli occhi. Li alzo tantissimo e sopra di me vedo l’immenso albero di Natale di Central Park. Non sapevo che esistesse. Non sapevo che fosse qui.
Intanto, la mano del tizio è ancora sul mio petto. Ho capito subito che aveva bisogno di qualche spiccio e che mi sarebbe stato riconoscente se fossi stato io a darglielo. «Va bene. Ma non c’è bisogno che mi fai nessuna foto.»
«No no. Non esiste amico. Tu mi dai due dollari e io ti faccio una foto con l’albero ok? È il mio modo per dirti grazie no?!» « Ma guarda che.. Ok.. Tanto ho capito che non ti convinco..» e lui mi fa un sorriso.
Tornando a casa tiro fuori la foto dalla tasca. La rimetto via e la ritiro fuori. Non capisco perché debba avere un’espressione così ebete sulla faccia. Non lo so. Sembro uno di quei turisti che si fanno foto simboliche in giro per la città. Con quell’espressione sul viso assomiglio a un sacco della gente che vedo camminarmi affianco.
Li scruto per capire ma non riesco. A volte alzo la foto a livello dei loro volti per far un confronto ma non riesco. Sarà un cammino graduale.
Ho voglio di rivedere mio figlio. Dovrei fargli un regalo di Natale ma oggi sarà tutto chiuso.
Per la strada siamo tutti uguali nei nostri gusci. Cammino lasciando le mie impronte sulla neve.
Tra i palazzi, tra le persone, i bianchi i neri e i gialli, in mezzo a tutto questo non si trova più niente di umano. Ho le mani infreddolite, vorrei avere un bel bicchierone di Starbucks bollente tra le mani, un caffè americano come solo qui lo sanno fare.
Mentre cammino non capisco bene se sono io a fendere coi miei passi una massa inerme di persone o loro a scivolare intorno a me, portandosi con loro le strade e tutto il mondo. Vorrei poter tornare al mio appartamento in cima al mondo e guardare tutto questa orgia di insipidezza dal comfort della mia poltrona di pelle scura. Cammino senza guardare nulla. Ho affinato i miei sensi per poter evitare le persone anche senza guardare dritto avanti a me. Ogni tanto ovviamente capita che qualcuno mi sbatta contro. Ma è normale. Come è normale che poi se ne vada ricoprendomi di insulti. Cammino per un’ora senza fermarmi e senza guardare nessuno. Mi chiedo se anche gli altri camminino senza vedermi.
Ad un certo punto una mano mi costringe a fermarmi. Mi si posa sul petto. È una mano infreddolita, con le piaghe dovute alla temperatura. È la mano di qualcuno che non ha tempo di farsi una manicure. Dietro la mano c’è una camicia pesante, con sopra un giaccone sporco.
« Vuoi una foto?».
Lentamente, davvero lentamente, alzo lo sguardo e vedo una faccia di ragazzo, di una trentina d’anni al massimo, sporco e dall’aria simpatica. « Vuoi una foto?». Lo guardo ma non so cosa dirgli.
« Se mi dai due dollari ti faccio una foto istantanei sotto l’albero. Dai che ti costa. In fondo…». Allora alzo gli occhi. Li alzo tantissimo e sopra di me vedo l’immenso albero di Natale di Central Park. Non sapevo che esistesse. Non sapevo che fosse qui.
Intanto, la mano del tizio è ancora sul mio petto. Ho capito subito che aveva bisogno di qualche spiccio e che mi sarebbe stato riconoscente se fossi stato io a darglielo. «Va bene. Ma non c’è bisogno che mi fai nessuna foto.»
«No no. Non esiste amico. Tu mi dai due dollari e io ti faccio una foto con l’albero ok? È il mio modo per dirti grazie no?!» « Ma guarda che.. Ok.. Tanto ho capito che non ti convinco..» e lui mi fa un sorriso.
Tornando a casa tiro fuori la foto dalla tasca. La rimetto via e la ritiro fuori. Non capisco perché debba avere un’espressione così ebete sulla faccia. Non lo so. Sembro uno di quei turisti che si fanno foto simboliche in giro per la città. Con quell’espressione sul viso assomiglio a un sacco della gente che vedo camminarmi affianco.
Li scruto per capire ma non riesco. A volte alzo la foto a livello dei loro volti per far un confronto ma non riesco. Sarà un cammino graduale.
Ho voglio di rivedere mio figlio. Dovrei fargli un regalo di Natale ma oggi sarà tutto chiuso.
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