21 May 2007

Is it over?

Non so più perchè e cosa scrivere.. Per chi? per quale obiettivo?
Non c'è nessuno che mi ascolta, nessuno che ci tiene a leggere quello che scrivo. I pochi che passano di qui lo fanno perchè li imploro di farlo. Che schifo.
Il mio blog come la mia vita.
Voglio staccare. Finalmente. Da tutto l'universo. Voglio galleggiare nel silenzio più tranquillo. Voglio guardare le formichine che si affaccendano al posto mio. Non ho più voglia di scrivere senza un motivo. Guardatemi negli occhi e ditemelo con tutta la vostra sincerità: "Tu non sarai mai uno scrittore." "Smetti di sognare."
Ditemelo, così magari riacquisterò un po' di fiducia. In me e in voi.
Non pensate che io non rilegga ciò che scrivo. Lo vedo quanto è lontano da ciò che vorrebbe essere. Lo vedo bene quanto lo vedete voi. Solo che voi non me lo dite perchè mi volete bene e siete qui x farmi i complimenti e non per smontarmi. Ditemi che faccio schifo, sarò contento.
Non c'è nessuno che venga qui per ascoltare delle belle pagine. Siete tutti qui perchè siete miei amici e un po' di carità non si nega a nessuno.

Non so cosa devo scrivere, non so cosa devo scrivere per comporre un capolavoro, non so se parlare di amore o di avventure, dei miei sogni o del mondo di cristallo che guardo. Non so niente. So che sono fermo al punto di partenza da anni.
Sono, anzi cerco di essere, brillante esclusivamente all'apparenza..ma quando si va a stringere sono una nullità.

È così che doveva finire?

17 May 2007

"..Vuoi una foto?..."

Cammino per la strada. Migliaia di persone e nessun affetto. Ci odiamo tutti alla stessa maniere. Tutti con la stessa, perfetta, indifferenza totale. Cammino con il freddo attorno, con il mio cappotto nero lungo lungo e la mia sciarpa di lana che mi copre la faccia. Cammino con le scarpe pesanti e le mani nelle tasche dei pantaloni. Cammino con lo sguardo sempre chino.
Per la strada siamo tutti uguali nei nostri gusci. Cammino lasciando le mie impronte sulla neve.
Tra i palazzi, tra le persone, i bianchi i neri e i gialli, in mezzo a tutto questo non si trova più niente di umano. Ho le mani infreddolite, vorrei avere un bel bicchierone di Starbucks bollente tra le mani, un caffè americano come solo qui lo sanno fare.
Mentre cammino non capisco bene se sono io a fendere coi miei passi una massa inerme di persone o loro a scivolare intorno a me, portandosi con loro le strade e tutto il mondo. Vorrei poter tornare al mio appartamento in cima al mondo e guardare tutto questa orgia di insipidezza dal comfort della mia poltrona di pelle scura. Cammino senza guardare nulla. Ho affinato i miei sensi per poter evitare le persone anche senza guardare dritto avanti a me. Ogni tanto ovviamente capita che qualcuno mi sbatta contro. Ma è normale. Come è normale che poi se ne vada ricoprendomi di insulti. Cammino per un’ora senza fermarmi e senza guardare nessuno. Mi chiedo se anche gli altri camminino senza vedermi.
Ad un certo punto una mano mi costringe a fermarmi. Mi si posa sul petto. È una mano infreddolita, con le piaghe dovute alla temperatura. È la mano di qualcuno che non ha tempo di farsi una manicure. Dietro la mano c’è una camicia pesante, con sopra un giaccone sporco.
« Vuoi una foto?».
Lentamente, davvero lentamente, alzo lo sguardo e vedo una faccia di ragazzo, di una trentina d’anni al massimo, sporco e dall’aria simpatica. « Vuoi una foto?». Lo guardo ma non so cosa dirgli.
« Se mi dai due dollari ti faccio una foto istantanei sotto l’albero. Dai che ti costa. In fondo…». Allora alzo gli occhi. Li alzo tantissimo e sopra di me vedo l’immenso albero di Natale di Central Park. Non sapevo che esistesse. Non sapevo che fosse qui.
Intanto, la mano del tizio è ancora sul mio petto. Ho capito subito che aveva bisogno di qualche spiccio e che mi sarebbe stato riconoscente se fossi stato io a darglielo. «Va bene. Ma non c’è bisogno che mi fai nessuna foto.»
«No no. Non esiste amico. Tu mi dai due dollari e io ti faccio una foto con l’albero ok? È il mio modo per dirti grazie no?!» « Ma guarda che.. Ok.. Tanto ho capito che non ti convinco..» e lui mi fa un sorriso.

Tornando a casa tiro fuori la foto dalla tasca. La rimetto via e la ritiro fuori. Non capisco perché debba avere un’espressione così ebete sulla faccia. Non lo so. Sembro uno di quei turisti che si fanno foto simboliche in giro per la città. Con quell’espressione sul viso assomiglio a un sacco della gente che vedo camminarmi affianco.
Li scruto per capire ma non riesco. A volte alzo la foto a livello dei loro volti per far un confronto ma non riesco. Sarà un cammino graduale.
Ho voglio di rivedere mio figlio. Dovrei fargli un regalo di Natale ma oggi sarà tutto chiuso.

Nessuno

Sono qui. Oggi come ieri e probabilmente anche come domani. Sono qui e ci rimango.
Sono in mezzo a tutti voi. Persone, persone che hanno tanti significati per me. Persone che odio e che amo. Persone da tenere vicine e persone da cui scappare.
Sono qui e starò bene. Starò bene perché voi lo volete e voi ne avete bisogno. Non perché ci tenete a me. Ma perché così il vostro bersaglio rimarrà sempre pronto alla lapidazione.
Non ho bisogno di nessuno. Nessuno è importante per me. Nessuno perché di nessuno io posso fidarmi. Sarete sempre pronti a scavarmi la fossa quando vi sarà comodo farlo.
Cosa potete dare voi a me? Voi che siete sempre pronti a fare la guerra poi la pace poi la guerra. Voi che pensate di sapere sempre quel è la migliore angolazione da cui giudicare la mia vita.
Voi voi voi voi voi. Voi. Voi siete voi e io sono io. Fatemi il favore di mantenere questi ruoli. Non immischiatevi per favore. Non voglio niente da nessuno di voi. Siete cattivi ipocriti e bastardi. Tutti. Seppiatelo bene. Siamo tutti merda. Non scappa nessuno. Però io mi tengo la mia e voi potete morire con la vostra.
Sono qui. Sono qui e ci rimango. Voi potete fare quello che volete. Prima o poi capirete che schifo fate. Nel frattempo continuate pure a vantarvi della vostra merda.

15 May 2007

Erika

La sera di Natale, dopo aver scaricato mio figlio a sua madre, tornai a casa e mi misi seduto sulla mia poltrona di pelle scura davanti al mio splendido televisore al plasma. Guardai tutti i programmi natalizi che trovai, ridendo di essi e della loro stupida allegria preconfezionata. Alle tre di mattina del 25 dicembre spensi la tv e andai al frigo a stapparmi una birra. Chiusi lo sportello e camminai lentamente sorseggiando il mio dolce nettare.
Camminai attraverso le stanze, guardando i muri spogli e le finestre che si affacciavano su un mondo che era davvero diversissimo da me. Dalla cima del mio palazzo potevo vedere ancora le persone piccole come puntini che si aggiravano piene di un’incontenibile allegria.
Io odiavo tutto questo.
Con la birra in mano salii in piedi sul cornicione e guardai in basso. La strada sembrava vorticare dalla paura che faceva, lontana e assassina. Lasciai cadere la birra e la vidi schiantarsi molti piani più in basso. Quel mondo laggiù, quel mondo assassino, era decisamente troppo grande per me.
Ritornai in casa, aprii lo sportellino e chiamai Erika.
«Ciao.. sì.. sì sono da solo.. se non sei impegnata vieni qui.. sì.. sì in contanti come sempre.. non ti preoccupare.. sì portali tu.. come ti pare basta che se pago poi fai quello che ti dico.. certo.. sì.. ciao..».
Infilai una mano nel cassetto di fianco al letto e ne estrassi due preservativi, in caso si dimenticasse di portarli lei, poi da sotto il materasso tirai fuori i contanti che tenevo nascosti per le grandi occasioni.
Presi un’altra birra e mi sedetti sulla mia poltrona di pelle scura. Il mondo fuori era decisamente troppo grande per me.
Ristetti un attimo poi sospirai. Non potevo fare altro anche se forse avrei voluto piangere.

02 May 2007

Again

Certe volte la sensazione è quella di aver tra le mani un pianoforte.
Le mani sono calde e vogliono muoversi. Tutta l'esecuzione è improvvisata. Tutto il repertorio è dentro di me. Ricordo le parole e le righe e le sensazioni che provavo.
E oggi, ancora, mi capita di sentir la mancanza di certi gesti, di certe persone e di certi sguardi. Probabilmente è vero che il tempo è capace di uccidere tutti i ricordi. Io aspetto ancora.

Vorrei scrivervi una storia. Per tutte le persone che sono mai capitate qui a leggere quello che io scrivo. Una specie di ringraziamento. Per chi rimane nell'ombra o come me vorrebbe essere sotto le luci della ribalta. Una storia semplice.
La storia di due ragazzi, tanto amici e forse un po' complici. Che capivano fin troppo cosa volevano l'un l'altro. Una storia che abbia un inizio e una fine, e nel mezzo si divincoli il lento dipanarsi di un gomitolo. Proprio come quelle dei romanzi. Di quelli veri. Non queste pagine sciolte che abbandono in una rete che tutto sommato nemmeno esiste.
Un libro. Uno scrittore. Un sognatore. A Dreamer.
E vorrei che insieme al mio libro allegassero un cd. In cui sono contenute tutte le canzoni che io collego a ciò che scrivo. Perchè quasi sempre quello che scrivo è figlio della musica.
Ritornando alla nostra storia. Vorrei raccontare di un'amicizia. Di un mondo di quelli allucinanti. Fatto di alcool e pazzie. Di stupidaggini fatte per assaporare la propria giovinezza. Un po' per sentirsi vivi un po' per buttarsi via.
Due ragazzi che si avvicinano e si allontanano. Si prendono e più spesso si ignorano.
Una storia che segua un filo logico. Coerente e lineare.
Fino a quando uno dei due ragazzi, quello che sognava di più, quello un po' più diverso. Che ascolta la musica che tutti deridono. Fino a quando uno dei due ragazzi, quello che assomiglia a me, rimane solo. Perchè il suo amico, il suo fratello, muore. Se ne va. Lo abbandona alla sua tragedia. Il ragazzo più bello e intelligente e con più successo lascia il suo posto ad una fetta di vuoto.
Allora il mio romanzo perde i contorni, e il filo della storia si avvolge come un cappio attorno al collo del ragazzo, che è spaventato, e che comincia a chiedersi che cazzo ci sta a fare lui qui.
E poi c'è la droga. E l'abbandono e il rifiuto dei legami. E la fuga.
Il tentativo di rinascere. Il tutto senza lacrime, senza pagine piene di patetico dolore, ma con una serie incalzante di domande e di grida che gli fanno esplodere la testa.
Fino a quando, troppo solo e ormai troppo saggio, si punta una pistola in gola e si fa saltare la testa.
E lo trovano i poliziotti come un Carlo Giuliani dei poveri, degli sconosciuti, e lo raccolgono con la stessa indifferenza, e lo posano in una bara che posano in una buca su cui la gente cammina e su cui, senza sapere assolutamente niente di niente, senza capire e senza nemmeno preoccuparsi di farlo, senza farsi domande e senza pensare di rileggere le pagine più pregne di questo romanzo, posano un fiore privo di alcun significato.
Rimane lì e dice "Io sono qui" nient'altro. Non dice nient'altro.

Ti voglio bene. Ti dico solo questo.

25 April 2007

Fiume

Per la prima volta ho deciso un titolo prima di scrivere. Per la prima volta non so cosa scrivere ma so come farlo. Vogio scrivere un fiume stordente di parole, di vuoti e di pieni.
Perchè è bello e piacevole scrivere e scrivere e scrivere. Molto simile al poter parlare e parlare. Solo che è solitario..e proprio per questo ancora migliore. Io sono come un pittore, posso creare con le mie parole quadri e paesaggi. Posso far nascere storie, posso far moriere uomini e bambini, posso spegnere il sole con un click. Posso perdermi nelle parole.
Mi sono perso in un sentimento che mi sorprende ogni giorno. Mi sono perso sulla linea di una schiene assolutamente perfetta nella sua imperfezione. Ho trovato piacere nello sguardo fuggevole di una ragazza che è la mia più cara sorella e più intima figlia. Adoro essere abbastanza pazzo da vivere come faccio.
C'è un fiume che scorre placido.
Oggi ho saputo che mia madreè come me, come io vorrei esere essere. C'è una canzone dolcissima che stanno passando ora alla radio che parla di due ragazzi che si incontrano sotto il diluvio e si amano. Sono queste le storie che fanno morire di passione. Storie di uomini e donne vicini a noi. Storie di persone che si amano sotto la pioggia. Voglio imparare a raccontare queste storie. A creare queste storie.
Il fiume ha sempre dato frutti e acqua ai villaggi.
Voglio sapere tutto. Voglio amare tutti e tutto e tutte. Voglio stringere ogni persona e voglio allo stesso tempo mantenere il mio alone di falso mistero. La mia aura illusoria di mancata genialità. Io non sono niente se non un illuso che pesa di saper fare qualcosa.
Ma un giorno il fiume, ingrossato dalle pioggie,uscì di suoi argini.
Qualcuno dei miei amici non mi capisce. I miei genitori mi lasciano fare perchè in fondo a diciottanni si può ancora fare il sognatore. Ancora. Prima di dover abbandonare per sempre i sogni e perderli nella routine sconsalata e disillusa di un destino semplicemente sterile.
Al fiume non interessavno le sorti delle popolazioni, non era quello il suo compito.
Io scrivo pr potervi dare un'impressione. Suscitare un'emozione e un sentiento. Per stendere su di voi il velo del mio sentire. Perchè voglio essere come un musicita che sa far cantare agli altri le canzoni che lui crea. Io vogli scrivere ibri che voi possiate leggere. Amo chiunque sia disposto leggere quello che Scrivo. Anche se mi stroncasse, non mi interessa assolutamente. L'unica cosa che mi preme è quella di farvi capire perchè scrivo. E vi giuro, vi giuro su Dio che imparerò a farlo. Imparerò a suscitare sentimenti nelle personne. Sempre pù forti, sempre più intensi Capaci di farvi ridere o piangere. Spero i riuscire a piacere a qualcuno.
Io so il perchè scrivo. Il come e il cosa cambia a secpnda delle situazoni.

Le palpebre lottano per chudersi sui miei occhi. Cercano di distentdersi per potersi abbandonare sui miei occhi e costringerli a sognare piuttosto che a scrivere. Io ho paura, perchè è di notte che in me nascono le radici di quello che scrivo, è in quell'attimo prima di addormentarmi che risiedono le mie idee. In quell'istante balzano fuori. Tante volte me le dimentico nel momento stesso.
Però ci sono e ci rimangono. Magari rimarranno lì finchè qualcun altro le raccoglierà e ne faràun caplavoro. Sono l'Ulisse di cui tutti hanno bisogno. Sono un becchino che si rifiuta di vedere la gente morire.
Io amo la mia vitta perchè mi obbliga a scrivere anche quando non vorrei. Amo la scrittura perchè mi costringe a vivere anche quando non vorrei. E viceversa.

Il fiume quel giorno inondò la valle e uccise tutti quanti.

Esordi

Sono in piedi davanti a un pubblico. Io e i miei fogli pronti a debuttare davanti alla gente.
Sono da solo con le mie lettere, i miei piedi e le mie mani sudate. Sono un po' preoccupato.
Sciolgo i nervi, scrocchio il collo e ripasso mentalmente le mie parole, la mia "introduzione alla lettura". I miei appunti sembrano nervosi quanto me. Il microfono aspetta silenzioso qualche parola graffiante. Il pubblico mi guarda curioso. Sono qui tutti per me.
Avvicino le labbra al microfono. Guardo il cielo.
Le nuvole mi vorrebbero rilassare ma non ci riescono. Mi vengono in mente tante cose, mentre inspiro l'aria da tramutare in voce e mi preparo a parlare..mi vengono in mente milioni di parole, di mia madre, le parole dei miei amici, delle persone che mi hanno detto "tu hai talento, credi inte e vai dritto per dritto..", delle persone che mi hanno detto "..a me non piace però è davvero bello..". Mentre le mie labra si dischiudono penso ai banchi di scuola su cui ho versato i miei anni migliori, penso alle serate a leggere, alle nottate insonni con la lampada e i libri. Penso a tutti i miei miti e le mie star, ai miei cantanti ai miei scrittori e ai miei registi. Penso a mia madre che amava scrivere e che era mille volte più brava di me. Era più brava di me a spiegare, a ridere, a soffrire e a scrivere. Le sarebbe piaciuto vedermi qui sopra.
Penso a tutte le persone che passeranno a leggere le cose che scrivo. Penso a i mesi spesi nella contemplazione della letteratura.
Lentamente lascio cadere dalla mia mano gil appunti in cui mi ero annotato la mia intoduzione e improvviso. Come ho sempre fatto.
"A tutte le persone che siedono in questa sala. So che per voi io non sono nulla. Sono solo un ragazzo che ha avuto un'occasione assurda a poter esporvi i mei scritti. Ecco. Se pensate di esser venuti a sentire esclusivamente i vegheggiamenti di un ragazzino allora non avete capito. E non capirete quello che vi leggerò. Io sono uno scrittore non un bambino."
Silenzio in sala. L'unica persona che sorride è una vecchietta in fondo alla sala.
Sono un idiota.
Meglio così.

16 April 2007

Ave

Il rumore è quello delle unghie sulla lavagna.
Lo sfondo è un deserto di roccia.
Il colore è il rosso del sangue.
Il sangue è quello di un bambino.
Il pianto, il mio.

14 April 2007

Svanire

Certe volte sale un odio che sembra non potrà mai svanire. Ti prende alla gola e fa sfumare i contorni e rimane solamente un collo da stringere o un viso da contorcere. E le tue mani sono lì, pronte a scattare, a dissetarsi per sfogare su quel corpo riprovevole ogni stilla di rabbia.
Ci sono persone che ti conoscono da una vita che non capiscono niente di te, quelle persone che vorresti vedere sgranare gli occhi e piangere sangue finchè non esalano il loro ultimo interminabile respiro.
Ci sono altre persone, che conosci una sera, che non hai mai conosciuto ma che senti vicine, senti il lor contatto e senti la loro mente che si muove con la tua. Vorresti condividere tutto, poter raccontare tutto il dolore, invece sei rinchiuso in casa con una madre che sogni ogni giorno di poter rinnegare e poter scappare, di poterle strappare gli occhi e la lingua sempre pronta a nuocere. Vorresti lacerarle la gola per poterla zittire una volta per tutte.
Rinchiuso in un mondo orribile.

C'è tutto un universo là fuori che sembra chiamarti, persone, esperienze, pensieri, tutto nuovo e a portata di mano. Ma tu hai le caviglie legate e più tiri più sanguini.

Ho serrato i pugni così forti da sanguinare e le mie urla hanno sfondato tutti i muri e tutte le pareti e tutti gli stupidi maledetti imbecilli che non sanno niente ma che credono di essere portatori di qualcosa.

E non so perchè ma i morti non mi fanno paura. Vorrei poter parlare con loro. Chiedere qualcosa che qui i vivi non sanno dirmi. Vorrei conoscerli perchè purtroppo ho avuto la sfortuna di perderli troppo presto. E appoggio un mazzo di fiori su una tomba. Quella della più bella.

09 April 2007

ἔτυμον

Hai usato parole sacre che non bisognerebbe mai pronunicare.

LAPIDARIO

MORBIDO

STRETTO

VORREI

CROGIOLARMI

FACILE e SCHIFO

ESISTERE

DOLCE

LO SO

PIACERESINTONIAARMONIAAMOREUGUALEDIVERSOTRADIREIMMAGINENIENTEDIPIÙSENSOATTIMOTIMIDOPRIMOPASSOINTELLIGENTE

FRATELLO


RICORDI troppo miei o troppo insignificanti per edificarne un monumento alla dissolvenza di un'esistenza spesso vissuta con una forza che annichilisce la realtà per proiettare nel niente tutto quanto o nel tutto niente.

Certe parole sono sacre.
Questo è essere sacrilegi.
Questa è blasfemia.
Le parole hanno pesi incalcolabili e possono sparire senza lasciare tracce.
Prendi la parola RITORNO, vuol dire tutto e niente, vuol dire la fine o l'inizio, vuol dire vivere o morire.
Fai attenzione a chi potresti uccidere.

Pioggia

Soffio sulla mia depressione per spegnere il fuoco che sta prepotentemente scavando in me ma non faccio altro che rinvigorirlo.. Lancio una lunga preghiera alle stelle per non farmi vedere schiacciato dalle mie paure. Perchè nessuno sa che la mattina che verrà segnerà il taglio.
Il taglio che reciderà le mie vene i miei nervi e i miei sogni.

Need of rest in peace.

08 April 2007

Perchè?

Un po' di malinconia.

Non so cosa scrivere.

Un ragazzo si è ucciso perchè i suoi compagni lo prendevano in giro.

Malinconia perchè siamo tutti colpevoli.

Perchè ci mentiamo l'un l'altro? Perchè non sappiamo tener a freno i nostri istinti? Perchè non perseguiamo la fedeltà ma siamo molto più inclini al tradimento? Perchè ci piace vedere il sangue? Perchè ci fermiamo solo quando è troppo per noi? Perchè non pensiamo mai che magari per gli altri era troppo molto tempo fa?

Perchè un ragazzo si è dovuto lanciare nel vuoto per far tacere i suoi coetanei?

Perchè tutti i suoi amici piangono solo adesso? Non potevano dispiacersi anche prima?

Perchè le persone sono cattive? Perchè sono cattivo?

Perchè i nostri desideri non possono mai essere accontentati? Perchè quando abbiamo il paradiso cominciamo a sognare di peccare? Perchè ci nascondiamo?

Il mio sangue è un lago nel pavimento. Il mio polso trema.
Io il sangue ce l'ho sempre messo, il mio. Non ho mai voluto farne versare ad altri per me.
Ma ciò non toglie che sia una persona terribile.

Il Piccolo Principe si alza in piedi dal suo letto di foglie e si pulisce in fretta gli abiti. Cammina per la foresta e osserva il silenzio che lo circonda. I cadaveri cerca di non pestarli per non mancar loro di rispetto. Di fronte a lui volano alti i falchi.
Li osserva e sogna di poter esser come loro. Di potersi librare e andarsene da tutto e tutti. Di scappare dagli affetti. Di poter godere della vita come si fa con una puttana. Poter passare prendere come più gli piace il piacere che più preferisce, aver la libertà di essere un giorno rude un giorno dolce come la seta. Di passare una notte d'amore con una donna e ritrovarsi la mattina dopo con una donna diversa.
Un falco vola più alto degli altri, poi plana leggermente su un ramo su cui si posa con una grazia innaturale. Non si muove una foglia. Sembra che il falco non abbia peso.
Il Piccolo Principe guarda i suoi ingombranti piedi che schiacciano le foglie e le rompono, pesanti come macigni su foglie di carta crespa.
I suoi piedi cominciano ad affondare, il loro peso che aumenta ogni istante, rigonfiato dalla consapevolezza della propria inevitabile natura di essere umano legato a rapporti stereotipati da una ipocrita benevolenza.
Le radici e le catene lo trascinano sotto terra sempre più velocemente. Il terreno è soffice e lo accoglie come la valva di un'ostrica.
Prima che la vista del mondo si sottragga ai suoi occhi, il Piccolo Principe li socchiude leggermente e avverte il falco levarsi dal suo ramo.

07 April 2007

A cuore aperto

Quando ascolto le canzoni tristi, quelle che fanno piangere, mi piace stare da solo e scrivere.
Scrivere a ruota libera.
Forse è stato un libro a privarmi dell'innocenza, o a permettermi di diventare quello che sono: un niente.
I cavi che escono dal muro, si inerpicano attorno alla mia gamba. nella mano destra il phon.
la sinistra protesa verso la vasca piena d'acqua. Sembro una di quelle statue greche. Un atleta in posizione di lancio. I piedi immersi nell'acqua. Il phon a pochi centimetri.
Lo tengo per il cavo di gomma.
lo faccio oscillare a pochi centimetri dalla superficie dell'acqua.
Sono nudo e l'acqua è immobile come me. Solo il phon si muove. Vedo riflessa nell'acqua la mia figura nuda. Fragile. E debole.
Pronta a morire in qualsiasi istante.
Ora il phon è acceso. L'aria increspa l'acqua.
Lascio o non lascio? Lo faccio o non lo faccio?
Valutiamo pro e contro.
Contro: perderei tutto, amici amori vita sogni. Baci vento saluti e carezze. Desideri e brame.
Pro: smetterei di sentire questa ossessione a scrivere, le mie mani smetterebbero di implorarmi di agitarle e comporre qualcosa.
Io odio scrivere.
Io odio averne bisogno e averne voglia. Odio il mio desiderio di farmi leggere. Di farvi capire.
Odio le mie parole, vorrei saper volare, vorrei avere le branchie e non riemergere più.
Non sarò mai armonioso, sinuoso. Sarò per sempre rinchiuso in questo corpo fallace, un corpo che mi disgusta, che non fa altro che cambiare, crescere, defecare e sudare.
Un corpo che puzza di bestia che si ammala che va per conto suo. Un corpo troppo umano per il mio cuore.
Se muoio perdo il corpo e sarebbe fantastico perchè piuttosto che poter godere del mio genio a metà sarebbe molto meglio non goderne affatto.
Odio il mio sangue, le impurità, il sapone e il dolore.
Odio la mia faccia da curare, i miei muscoli da allenare, il mio pene da lavare, le mie mani di cui prendersi cura.
Odio il vomito e la merda. Le lacrime
L'unica cosa che merita di vivere è la mia perfetta anima.

29 March 2007

La rana e lo scorpione

Un pomeriggio, un caldo pomeriggio d'estate, uno scorpione si aggirava in un arido sentiero di montagna. Era un bell'esmplare di scorpione,lui. Grande e lucido si muoveva sinuoso come un cobra e il suo veleno era più letale di qualsiasi altro siero.
Quel pomeriggio era alla ricerca di qualche insetto da poter pungere e del quale potersi successivamente cibare. Dopo aver perlustrato in lungo e in largo tutto il suo territorio senza aver trovato alcunché si ritrovò di fronte a un grande fiume.

Un pomeriggio, un torrido pomeriggio d'estate, una rana dall'animo pacifico percorreva gracidante l'argine di un fiume nel quale era solita trovar conforto dalla calura. Saltellava tranquilla come tutti i giorni, balzando rapida nellacqua per rinfrescarsi per poi riemergerne con un guizzo. I suoi girini si agitavano disordinatamente nell'angolo più stagnante del fiume, un piccolo anfratto in cui l'acqua si trasformava in melma vischiosa e dove essi potevano trovare un sicuro rifugio. Ad un certo punto una terribile visione la pietrificò.

Lo scorpione notò la rana e subito le guizzò vicino. Non gli sembrava vero di aver trovato qualcuno che potesse traghettarlo al di là del fiume, dove sicuramente avrebbe trovato cibo in abbondanza. Le sue chele fremevano.

La rana era paralizzata dal terrore, i piccoli occhi vitrei dello scorpione la scrutavano con bramosia. Sapeva che da un momento all'altro quel temibile aracnide avrebbe potuto pungerla e ucciderla sul momento.

«Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull'altra sponda»
Le parole dello scorpione uscirono come un sibilo. La rana indugiò un attimo.
«E perchè dovrei farlo? Non sono mica matta! Così appena ti faccio salire e siamo in acqua tu mi pungi e mi uccidi.»
«Per quale motivo dovrei farlo?»

Lo scorpione incalzò «Se io ti pungessi mentre siamo in acqua tu finiresti per affogare e così morirei anche io.»

La rana esitò un attimo e, convintasi della ragionevolezza dell'obiezione dello scorpione, lo lasciò salire sulla sua schiena e lentamente si immerse fino agli occhi nell'acqua e cominciò a remare con le sue forti gambe da nuotatrice.

La rana era tranquilla

Lo scorpione era felice.

Ad un certo punto, nel bel mezzo dell'attraversata, la rana avvertì un intenso dolore provenire dalla schiena, prima come la puntura di uno spino, che poi si allargava a tutta la schiena intorpidendole i muscoli di tutto il corpo.
Di scatto si voltò verso lo scorpione.
Negli occhi dello scorpione non c'erano sentimenti, non c'era soddisfazione o malignità.
«Pechè lo hai fatto? Perchè hai fatto questo?»
Negli occhi dello scorpione non c'erano sentimenti, non c'era soddisfazione o malignità. C'erano solo consapevolezza e semplicità.
«Perchè sono uno scorpione... è la mia natura.»

Affondando i due si guardavano. Non torvi, non tristi. Si guardavano e basta.


Non esiste morale, non esiste insegnamento. Esiste la magia della sensazione. Questa favola non ha morale, non c'è giustificazione nell'atto dello scorpione, nè significati nascosti. Ognuno fa ciò che il cuore ordina, ognuno dovrebbe farlo. Anche quando ciò costa caro. E nessuno lo redarguirà per questo. Nessuna rana lo insulterà o lo accuserà.
Io scrivo senza presunzione di eccellere, senza desiderio di emergere.
Senza interessarmi dei giudizi. Senza pensare se ciò può essere più o meno nocivo per me.
Io scrivo e basta. Perchè sono io. Ed è nella mia natura farlo.


Lo scorpione, in quel pezzo di traversata, ha meditato a lungo su quello che avrebbe dovuto fare. Sulla mostruosità del suo crimine. Si chiedeva se fosse giusto. Nella sua testa si arenavano migliaia di domande.
E la rana sapeva già da quando aveva immerso le zampe palmate in acqua che sarebbe morta.
Ma tutto questo non ha fermato lo scorpione, nè tantomeno la rana.
Lo scorpione stava piangendo quando, incrociando lo sguardo della rana disse «..è la mia natura.»

26 March 2007

Sonetto

Certe volte le cose sembrano andare alla rovescia..
Il mondo si fa burle di me dileggiandomi con i suoi oltraggi..
Ho paura

22 March 2007

..destinazioni..

A chi non ride mai.
A chi ride solo se è il caso.
A chi non ride quando guarda Scrubs.
A chi da sempre ragione e a chi da sempre torto.
A chi non ama leggere. A chi pensa di non averne bisogno.
A chi fa l'amico solo quando questo non richiede particolare fatica.
A chi non capisce niente se non la sua lingua e il suo credo.
A chi pensa di saperne più degli altri senza saperne affatto più degli altri.
A chi dice di aver visto tutti i posti che nomini e di aver letto tutti i libri che hai letto.
A chi non si fa mai ruzzolar nella sabbia quando è bagnato. A chi se la prende quando glielo faccio comunque.
A chi non fa mai a gara e a chi sa far solo a gara.
A chi è solo di destra o solo di sinistra. A chi quando gli parlo non mi risponde. A chi mi dice che è molto meglio pensar a ciò che è alla mia portata che per me i sogni sono troppo sogni.
A chi quando nuota smanaccia solo per fare il forzuto.
A chi non fa quello che gli dice il cuore.
A chi non fa quello che gli dice la testa.
A chi fa quello che gli dicono gli altri.
A chi ride senza aver capito le battute o pensa di averne sempre una più bella delle tue.
A chi quando si gioca non la passa mai. A chi non sopporta poter essere secondo o terzo. O ultimo.
A chi pensa che far quello che fanno gli altri sia esser voce di uno stesso coro.
A chi al mare non è capace di soffermarsi a guardarsi intorno.
A chi non apprezza chi è diverso. A chi vede in chi è diverso una minaccia.
A chi crede in Dio solo per dovere. O peggio. Per buon esempio.
A chi sputa sugli altri ma non vuole che gli si sputi addosso.
A chi non sputa mai.
A chi non muore.
A chi non ha paura di niente o ha paura solo di cose lontane.
A chi minaccia la gente credendosi più forte solo perchè dietro ha una squadriglia di bestie.
A chi rifiuta l'amore totalizzante. A chi non crede che sia possibile perdere la testa e si ostina a veder carnalità e bestialità in ciò che è seta sulla pelle.
A chi vorrebbe farmi lo scalpo. A chi non lo ha mai ammesso.
A chi pensa di poter definire tutto secondo un'ideologia, un credo, un chiodo fisso.
A chi ti dice che sei OUT. A chi ti dice che sei IN.
A chi non perde mai. A chi è capace di vederla solo in un modo.
A chi non dice mai le parolacce.
A chi ride come un'oca ogni tre secondi. A chi ride solo per le battute di certe persone.
A chi ha inventato la SIAE.
A chi censura. A chi non è capace di ascoltare.
A chi non sente i profumi.
A chi non capirà mai cosa ho scritto oppure chi mi dira Sì MA POTEVI DIRLO MEGLIO.
A tutti coloro che rientrano in queste definizioni..
non ho niente da dire..

..per tutti questi
non sprecherò parole perchè non ho niente da dirvi..

15 March 2007

Aspettando Lorenzo

Non è semplice non sentirsi all'altezza..è molto complicato..
Perchè si vorrebbe sempre essere abbastanza: abbastanza forti, abbastanza coraggiosi, abbastanza altruisti.. ma non si può esser così..o perlomeno io non ci riesco..
Pecco sempre di qualcosa e questo mi fa star male, soprattutto quando non sono abbastanza per dare aiuto a chi ne ha bisogno.. so che è egoista e immaturo ma non riesco a essere abbastanza altruista.. non so nemmeno io il perchè.. forse perchè sono veramente come non vorrei essere, forse invece è la cosa che dovrei fare.. forse è vero, come temo, che in passato c'è stata una persona che ha tirato fuori il peggio di me, e ancora non riesco a ricacciarlo tutto dentro questo male..
Io voglio esserci sempre.. e sono un egoista del cazzo.. e ho paura..
Tanta paura di non farcela.. e ultimamente non faccio altro che ricevere conferme di questa mia inadeguatezza..
Non so il perchè ma non sono davvero abbastanza.. Non riesco a essere fiero di me..
Ci si sente persi quando si è in questa situazione.. mi sento smarrito..e deluso..e poi..alla fine..riesco a parlar solo di me..

Sorry

11 March 2007

Sipario

La cosa più piacevole del palco è il rumore delle assi di legno che accompagna i passi degli attori.. di solito nessuno lo avverte perchè le voci di chi recita e il respiro rumoroso del pubblico sovrastano quel dolce cigolio..
Ora che sono da solo e cammino avanti e dietro sul palco lo avverto distintamente.. un rumore continuo e acuto che proviene dalle assi e si sperde nella platea. Il velluto del sipario è impregnato di questo tipo di rumori, così come i braccioli delle sedie in platea.
Il teatro è un mondo a sè.. qui dentro le persone vengono per essere stordite, girate confuse e infine rigettate nelle strade da cui provengono.. le persone vogliono dimenticare per un po' la loro vita, o perlomeno dimenticare la fatica che si fa a vivere e perciò vengono qui a vedere qualcuno che per qualche ora viva al loro posto.
Io ho scritto opere che sono state rappresentate nei più importanti teatri del mondo, da New York a Tokio, da Nuova Deli a Parigi, però, ogni volta che salgo in piedi sul palco di un teatro vuoto, rabbrividisco di fronte a tutto questo.. quando vedo la sala vuota, i sedili rossi allineati, il buio in fondo alla platea, non riesco a non farmi venir la pelle d'oca..
E so, so con una certezza inamovibile che queste sono le stesse sensazioni che hanno provato tutti i grandi del teatro..io so che Moliére, Aristofane, Brecth, Beckett, tutti loro rabbrividivano quando si trovavano faccia a faccia con questo mostro..
Chi vive per e nel teatro sa che bisogna subordinarsi alla magia che pervade ogni angolo delle loggie e dei pavimenti e che di questa bisogna raccogliere l'energia per salire sul palco e dare forma all'opera.
Il teatro è più grande di qualunque attore, scrittore o sceneggiatore. E è per questo che il teatro è il mio mondo..

10 March 2007

Eredità

«A cosa serve la musica?»
«La musica? Beh..penso che la musica non serva a niente in particolare, serve a far sì che gli uomini prendano una pausa da se stessi. Per tua fortuna, sei ancora abbastanza piccolo da non dover trascinar con te i fantasmi del tuo passato e non dover nemmeno guardare il futuro con incertezza. Invece quando si cresce si cominciano ad accumulare rimpianti e delusioni che ci perseguitano ogni giorno fino alla tomba.. ecco.. la musica ci permette di crearci un piccolo mondo in cui esistono solo parole e melodie..
E la cosa più importante è che noi abbiamo la possibilità di scegliere cosa ascoltare: possiamo decidere di ascoltar parole che ci facciano evadere, oppure ascoltare parole che ci facciano scontrare a muso duro contro i nostri problemi..»
«Ma nonno, perchè non possiamo semplicemente non pensarci?»
«Perchè siamo uomini e lo siamo proprio perchè possediamo una nostra storia, delle radici da cui non possiamo separarci.. sono i nostri amici, i nostri genitori, i nostri sogni..e senza questi non saremmo nulla sai? Perchè non sapremmo cosa fare, dove andare.. prova pensare a cosa faresti se tutti i tuoi amici sparissero, se non avessi più la mamma e il babbo, e nemmeno una casa dove tornare..» lo sguardo stupito del bambino faceva capire al vecchio che aveva colto nel segno
«Allo stesso modo nessuno saprebbe come vivere senza ciò che per lui è fondamentale.. io sono vecchio, ormai tante cose che amavo sono sparite e tra poco sarà anche il mio turno, ma me ne andrò felice perchè so di aver lasciato la mia impronta in questo mondo, e la mia impronta è il tuo papà, sei tu, i miei amici del bar, la sedia vuota che lasceranno lì per me quando non ci sarò più. Quando sono triste la musica mi aiuta a ricordarmi di tutto questo. Una canzone mi aiuta a ricordare certe cose che magari dimenticherei..»
«Nonno io non voglio che tu vada via..»
«Ma io non sparirò.. vedi.. esiste una specie di passamano.. io ho dato qualcosa di mio al tuo papà, gli ho dato il mio impegno nel crescerlo, gli ho dato una fetta di me che lui serberà per sempre dentro di sè. E sto dando qualcosa anche a te.. ti sto dando questi pomeriggi al parco a camminare e giocare, ti sto regalando tutti i miei ricordi di quando ero giovane come te e la televisione non esisteva ancora. E non solo, anchè il tuo papà quando ti insegna le cose ti tramanda qualcosa di me, e anche del mio papà, e del suo, e di quello ancora prima.
Dentro di te c'è un'eredità infinita che non avrà mai fine.
devi sempre, sempre esser riconoscente al tuo prossimo sai? Non devi mai dare niente per scontato o per dovuto..devi esser grato ai tuoi amici che ti regalano il loro tempo, ei tuoi insegnanti che si impegnano per farti diventare bravo in matematica. Le persone hanno poco poco tempo su questa terra e il fatto che decidano di regalare a te un po' di questo tempo è un dono importantissimo. Hai capito?»
Il bambino sorrise con gli occhi ma non rispose, riprese a correre dietro a un'anatra che trotterellava via terrorizzata..

04 March 2007

Fantasma

Non dovreste più aspettarvo nulla da me..non dovreste più attendere niente da me..
chi è il piccolo principe?cosa vuole dire?
cammina con i piedi nudi e il corpo avvolto in una specie di mantello..
non sa dove si trova..o forse lo sa ma non sa dove andare..
guardo le persone che ho intorno, vedo i miei amici più cari, vedo il mio amore che mi cinge la vita.. guardo indietro..
mi sono chiamato piccolo principe?
perchè?
io non sono così..
sono felice del mio presente, odio il mio passato, ma il mio passato rimane cmq fondamentale per me.. senza di lui nn avrei il mio presente, non amerei..
ma ho schifo di praticamente tutto nel mio passato.. ci sono interi coni d'ombra che vorrei cancellare dalla mia vita.. ci sono persone che vorrei dimenticare, sbagli da cancellare, luoghi da scordare.. ci sono episodi che vorrei non aver vissuto, o che vorrei nn aver conosiìciuto..
cos'ho io del piccolo principe? non sono così io, e non voglio nemmeno esserlo..
è vero..mi incanta..ma non voglio esserlo..
il mio passato mi rincorre e non riesco a distanziarlo.. ci sono luoghi, che vorrei non aver mai solcato prima, per poter ora provar cosa vuol dire affrontarli per la prima volta.. il mio passato inquina il mio presente..
ecco perchè non posso essere abbastanza..perchè ci sono troppi spettri a rincorrermi..
vorrei essere meglio, diverso in meglio.. vorrei non dover fare i conti con il mio passato che mi zavorra ai miei sbagli..
vorrei poter parlargli, al piccolo principe..
chiedergli perchè, dopo aver addomesticato la volpe, l'ha abbandonata senza nemmeno salutarla.. il piccolo principe si era dimenticato della sua volpe, dopo aver ottenuto il suo scopo, dopo aver addomesticato la volpe, il piccolo principe ha perso interesse.. si diventa responsabili di ciò che si addomestica.. il piccolo principe è scomparso perchè, dimenticandosi della volpe per rivolgere i suoi pensieri solo alla rosa, è diventato esattamente come i grandi..
io
proiezione di se stesso nella vita altrui
egogenesi
egofagia
desiderio di infliggere tormento alla propria anima, desiderio di logorarsi..
amore
...
la definizione manca
esiste ma manca..
coscienza: grado di confronto col proprio passato
vorrei non aver fatto cose, vorrei che altri non avessero fatto cose, vorrei aver dedicato più tempo a chi lo meritava, vorrei aver conosciuto questo presente miliardi di anni fa.
medulloblastoma:tumore intercerebrale che si sviluppa nel tessuto nervoso dell'encefalo.
il mio TNM recita così: ∞ ∞ ∞ ..(infinito_infinito_infinito)
la mia mente non è vuota come quella del piccolo principe, non è piena d fanatico surrealismo.. la mia mente è ricca di sentimenti, di amore, di affetto..
la mia mente è una neoplasia della creatività..
io sn qui per parlare della vita e del sonno..
io vivo
io non sparirò come te.. non esisterà alcun serpente che mi morderà perchè sono io con la mia distorsione che comando il serpente..
io posso sanguinare..
dicono che le persone a cui amputano un arto continuino ad avvertirne la presenza, continuino ad avvertir sensazioni tattili, o dolorose..
si chiama sindrome dell'arto fantasma
quello che io scrivo è il vostro arto fantasma
io, al contrario di voi, ho una sorgente di vita, ho una musa.. ho un motivo per affrontare a muso duro ciò che scrivo, ho chi me ne da la forza..
questo testo non finisce con un punto.. non finisce e basta